Della congiura di Catilina/III

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[p. 8 modifica]Bello il giovar ben oprando alla patria; bello altresì il ben dire: in pace, come in guerra, fama si acquista: e chi oprava, e chi gli altrui fatti scrisse, ottien lode. E, benchè questi a quelli non si pareggino nella gloria, difficilissimo pure io reputo lo scrivere istorie; sia perchè non voglion esser parole minori dei fatti; sia perchè lo scrittore, il mal oprar biasimando, tacciato vien egli d’invidioso e maligno; narrando poi le virtù grandi e le glorie del buoni, ove la comune capacità non soverchino, credute son elle, ed il lettor non offendono; ma se l’avanzano, le reputa favole. Io, giovinetto ancora e bramoso, mi trovai, come i più, trasportato nei pubblici affari; ed ivi contrarietà provava non poche; signoreggiandovi, non modestia, parsimonia e virtù, ma prodigalità, cupidigia ed audacia. E benchè l’animo mio, non per anche corrotto, questi e molti altri rei costumi schifasse; pure la mia debile età trovandosi dall’ambizione degli onori allacciata, a par degli altri era io e della fama smanioso, e della invidia bersaglio.