Della congiura di Catilina/LX

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[p. 40 modifica]Petrejo poscia, esplorata ogni cosa, fa dar nelle trombe, e passo passo le coorti inoltrarsi. Lo stesso fanno i nemici. Giunti a tiro che i fanti leggieri azzuffarsi potevano, con altissime grida spingendo innanzi le insegne, l’un l’altro si avventano: e gittate le lance, ne vengono ai brandi. I veterani, memori dell’antica virtù, stringono fortemente dappresso i ribelli; questi audacemente resistono; inferocisce la pugna. Era Catilina a vedersi; coi più spediti fanti in prima fila aggirarsi, i vacillanti soccorrere, ai feriti supplire coi sani, a tutto badare, combattere e fare strage egli stesso; prode soldato ad un tempo, e gran capitano. Petrejo, vedendosi da Catilina, come già si aspettava, disperatamente investito, spinge fra le di lui squadre la coorte pretoriana, che rotti i loro ordini, quelli che qua e là resistevano, uccide: quindi egli per ogni fianco tutti gli assale. Manlio e il Fiesolano, combattendo fra’ primi, cadono estinti. Catilina, vedendo sbaragliato il suo esercito, e se stesso da pochi attorniato, memore della stirpe e dignità sua, infra i più densi nemici si scaglia, e quivi pugnando è trafitto.