Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro I/CAPO VIII

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VIII. Del fuggire la troppa dimestichezza.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
VIII. Del fuggire la troppa dimestichezza.
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CAPO VIII.


Del fuggire la troppa dimestichezza.


1. Non t’aprire a chicchessia; ma con uomo saggio, e timoroso di Dio tratta le cose tue. Fa che tu sia di rado co’ giovani e con gli stranieri. I ricchi non carezzarli, ed a’ grandi non amar di lasciarti vedere. Usa con gli umili, e co’ semplici, co’ divoti, e co’ costumati, e di quelle cose ragiona, che sieno a edificazione. Non sii dimestico d’alcuna femmina; ma in generale raccomanda a Dio tutte le buone. A Dio solo, e agli angeli suoi ama d’essere famigliare, e schiva la conoscenza degli uomini.

2. A tutti si dee aver amore, ma l’intrinsichezza non torna bene. Alcuna volta avviene, che una persona sconosciuta, acquisti chiarezza per buona opinione: e la sua presenza appanna gli occhi di chi la vede. C’immaginiamo alle volte con l’addomesticarci, piacere altrui; laddove cominciamo a dispiacer loro, per la malvagia vita in noi conosciuta.