Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro I/CAPO IX

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IX. Dell’obbedienza, e della soggezione.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
IX. Dell’obbedienza, e della soggezione.
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CAPO IX.


Dell’obbedienza, e della soggezione.


1. Egli è assai gran bene lo starsi a obbedienza, il viver soggetto ad un superiore, e non esser libero di sè. Egli è più sicuro lo stare in soggezione, che in prefettura. Molti sono sotto obbedienza più per forza, che per amore: questi vivono in pena, e di leggeri ne mormorano. Ora costoro la libertà dello spirito non acquisteranno giammai, se per l’amore di Dio non si rendano altrui di tutto cuore soggetti. Corri qua, o là, non ti verrà mai trovato riposo, salvochè nell’umile soggezione al governo di un capo. Il fingersi luoghi migliori, e il cambiare ne ha tratto molti in inganno.

2. Vero è che ciascheduno volentieri seguita il proprio talento, e pende più verso coloro, i quali la sentono come lui; ma se tra di noi è Dio, bisogna che noi ci dipartiamo alcuna volta per lo ben della pace dal nostro sentire. Chi è così dotto, che [p. 18 modifica]possa pienamente sapere tutte le cose? Non voler dunque troppo fidarti nel tuo giudizio; ma ti contenta di prendere di buona voglia quello degli altri. Se buono è il tuo giudizio, e per amore di Dio tu il lasci, un altro seguendone, tu ne farai più guadagno.

3. Imperciocchè io ho udito dire più volte, ch’egli è più sicuro l’ascoltare, e ricever consiglio, di quello che darlo. Può ancora avvenire, che il parere di questo e di quello sia buono; ma il non volersi acquetare a quello degli altri, ove diritto e cagione alcuna il richiegga, è argomento di caparbietà e di superbia.