Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro II/CAPO XI

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XI. De’ pochi amatori della croce di Gesù.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XI. De’ pochi amatori della croce di Gesù.
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CAPO XI.


De’ pochi amatori della croce di Gesù.


1. Ha Gesù adesso parecchi amatori del celeste suo regno, ma pochi portatori della sua croce. molti ne ha desiderosi di consolazione, ma pochi di tribolazione. molti trova compagni alla mensa, ma pochi [p. 101 modifica]all’astinenza. Tutti amano di godere con lui, pochi sono che vogliano tollerare alcuna cosa per lui. molti tengono dietro a Gesù fino al romper del pane, ma pochi fino al bere il calice della passione. molti adorano i suoi miracoli, pochi l’ignominia seguono della croce. Molti aman Gesù, finattanto che avversità non gli tocchi. molti il lodano e benedicono, mentrechè qualche conforto hanno da lui: ma come Gesù siasi nascosto, e lasciatigli picciolo spazio, così tosto cadono o in querele, o in abbattimento soverchio.

2. Ma que’ che aman Gesù per Gesù, e non per alcuna lor propria consolazione, così lui benedicono in ogni tribolazione ed angustia di cuore, come nella maggiore consolazione. e se pur egli non ne volesse loro conceder nessuna mai, ed eglino il loderebbono però sempre, e sempre vorrebbono sapergliene grado.

3. Oh quanto è possente l’amor di Gesù schietto, nè d’alcun proprio amore, o comodo mescolato! Or non son eglino da dir mercenari coloro, che sempre procacciano consolazioni? E non sono convinti d’amare anzi se [p. 102 modifica]stessi che Cristo quelli, che alle proprie utilità e guadagni stan sempre intesi? Dove sarà trovato uno, che voglia senza mercede servire a Dio?

4. Raro è che si trovi persona tanto spirituale, che di tutte le cose si sia spogliata. imperciocchè un vero povero di spirito, e nudo di tutto chi ’l troverà? di lungi, e dalle ultime parti è il suo prezzo. Quando l’uomo desse ogni suo avere, egli è tuttavia niente. e se vivesse in rigida penitenza, egli è ancora poco. e s’egli apparasse ogni scienza, egli è per ancora da lunge. e se abbia grande virtù, e divozione oltremodo fervente, gli manca pur molto: e questo è quell’uno, che sommamente gli è necessario. or che è dunque ciò? Che, dopo lasciate tutte le cose, lasci se stesso, ed esca affatto di sè, e niente del privato amore ritenga: e quando tutte quelle cose abbia fatto, che vede da dover fare, creda sè non aver fatto niente.

5. Non reputi gran cosa quella, che grande potrebbe esser tenuta: ma schiettamente si giudichi servo inutile, siccome dice la Verità: Come voi abbiate fatto tutte le cose, che vi [p. 103 modifica]son comandate, dite; Noi siamo servi disutili. Allora sì potrai veramente esser povero e ignudo di spirito, e dir col Profeta; Perciocchè io son solo e meschino. Nessuno è nonpertanto di questo più ricco, più libero, nè più potente: il quale sa bene e sè e tutte le cose lasciare, e riporsi nell’ultimo luogo.