Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO X

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X. Che disprezzato il mondo, è dolce cosa servire a Dio.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
X. Che disprezzato il mondo, è dolce cosa servire a Dio.
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CAPO X.


Che disprezzato il mondo, è dolce cosa servire a Dio.


1. Io parlerò da capo, o Signore, e non tacerò: parlerò alle orecchie del mio Dio, al mio Signore, al mio Re ch’è nell’alto. Oh! quanta è l’abbondanza della tua dolcezza, o Signore, la quale tu hai riserbata a que’ che ti temono. ora qual sarai dunque con quelli che t’amano? quale con quelli che ti servono di tutto cuore? Oh! veramente ineffabile soavità della tua contemplazione, della quale tu sei largo a coloro, che t’amano. In ciò m’hai tu massimamente mostrata la dolcezza della tua carità; che mentre io non era, tu m’hai creato; eFonte/commento: 1815b [p. 140 modifica]quando io mi dilungava errando da te, tu m’hai ricondotto a servirti, e comandastimi ch’io t’amassi.

2. Oh fonte d’eterno amore, e che potrò io dire di te? come dimenticarmi di te, il quale degnasti ricordarti di me, da poi eziandio ch’io m’era disfatto, e perduto? Tu hai sopra ogni speranza usato misericordia al tuo servo, ed oltre ogni suo merito donatagli la tua grazia e amicizia. Ora qual cambio ti renderò io per questo tuo dono? Imperciocchè non è dato ad ognuno, che rigettate tutte le cose da sè, rinunzi al secolo, e prenda la monastica vita. Ora è per avventura gran fatto, ch’io serva a te, al quale è tenuta di servire ogni cosa creata? già non mi dee questo sembrar gran cosa: anzi grande e maravigliosa m’è questa, che tu degni ricevere per tuo servo un uomo così povero e indegno, e agli amati tuoi ministri connumerarlo.

3. Ecco che è tuo tutto quello che io ho, e donde ti servo. Se non che, e converso, tu servi anzi a me, che non io a te. Ecco il cielo, e la terra, che tu in servigio dell’uomo hai creati, stanno presti al tuo cenno, e [p. 141 modifica]fanno ogni dì tutto ciò, che hai lor comandato. E questo è pur poco; che tu hai ancora gli Angeli deputati a ministri degli uomini. Ma queste cose tutte soverchia poi questa, che tu degnasti servire all’uomo tu stesso, e promessogli di voler donare a lui te medesimo.

4. Qual cosa ti darò io per tutti questi innumerabili beni? Deh ti potessi io servire tutti i giorni della mia vita! Fossi io pure bastante di renderti degno servizio un sol giorno! In verità che tu d’ogni servitù sei degno, d’ogni onore, e di laude perpetua. Veramente tu sei il mio Signore, ed io poverello tuo servo, il quale con tutto me stesso sono tenuto di servirti, nè delle tue laudi sentir mai noja. Questo voglio io, questo desidero: e quel difetto che è in me, degnati di supplire.

5. Grande onore, e somma gloria è di servirti, e tutte le cose per amor tuo disprezzare. Imperciocchè gran merto sarà renduto a coloro che volontariamente si soggettino alla tua santissima servitù. Troveranno la soavissima consolazione dello Spirito Santo quelli, che per amore di te [p. 142 modifica]avran rifiutato ogni diletto di carne, conseguiranno libertà grande di spirito quelli, che per lo tuo nome si metteranno per la via stretta, ed ogni mondana sollecitudine si gettano dopo le spalle.

6. Oh grato e giocondo servire a Dio, per lo quale diventa l’uomo veramente libero e santo! Oh sacro stato dell’ordine Religioso, il quale fa l’uomo agli Angeli uguale, degno appo Dio di perdono, a’ demoni terribile, e commendabile a tutti i fedeli! Oh amabile servitù, per la quale si merita il sommo bene, e allegrezza s’acquista, che durerà senza fine!