Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XXXII

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XXXII. Del rinnegamento di sè, e del rigettare ogni cupidità.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XXXII. Del rinnegamento di sè, e del rigettare ogni cupidità.
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CAPO XXXII.


Del rinnegamento di sè, e del rigettare ogni cupidità.


1. Figliuolo, tu non potrai avere perfetta libertà mai, se non rinneghi interamente te stesso. Sono inferrati tutti que’ dalle cose proprie, e gli amatori di sè, gli avidi, i curiosi, i vagabondi, che procacciano sempre comodità, non ciò che è di Gesù Cristo: anzi spesso vi compongono e [p. 197 modifica]divisano di quelle cose, che non avran fermo stato. conciossiachè andrà a nulla tutto quello, che non viene da Dio. Tienti a mente questa breve e sugosa parola: Lascia tutto, e troverai tutto; lascia ogni cupidità, e ti verrà trovato riposo. Rumina ciò con la mente: e come tu l’abbia messo ad effetto, intenderai ogni cosa.

2. Signore, questa non è opera d’un giorno, nè giuoco da bamboli: anzi in questo ristrettamente è raccolta tutta la perfezione de’ Religiosi.

3. Figliuolo, tu non dei ritirarti, nè subito disperare, inteso qual è la via de’ perfetti; ma provocar te stesso a cose più alte, e per lo meno a queste aspirare col desiderio. Beato te! se in tale stato tu fossi, e a tal fossi giunto, che niente amassi più te medesimo; anzi puramente stessi al piacer mio, e di lui ch’io t’ho dato per padre: allora tu piacerestimi assai, e tutta la vita tua passerebbe in gaudio ed in pace. Ti resta ancora da lasciar molte cose; le quali, se interamente tu non mi rassegni, non conseguirai ciò che brami. Io ti consiglio di comperare da me oro infuocato, del quale arricchire; [p. 198 modifica]cioè la celeste sapienza, che tutte le cose basse si tien sotto a’ piedi. A questa posponi la sapienza terrena, ed ogni umano e privato compiacimento.

4. Io ho detto, che in cambio di quelle cose che agli uomini son care e preziose, tu dovessi comperar le più vili. Imperciocchè assai piccola e vile, e quasi dimenticata sembra la vera celeste sapienza; che non sente altamente di sè, nè appetisce d’essere magnificata nel mondo: la quale molti a fior di labbro commendano; ma troppo per opera ne discordano: ma ella è nonpertanto la preziosa margarita a’ più sconosciuta.