Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni/Libro terzo/14. Teodosio

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14. Teodosio

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[p. 83 modifica]14. Teodosio [379-395]. — È notevole, se non altro come aiuto di memoria, che que’ limiti dell’impero stabiliti giá nell’ultimo quarto del secolo avanti Gesú Cristo da Augusto, furono oltrepassati intorno al 75 da Traiano che v’aggiunse la Dacia oltre Danubio; ripresi, abbandonata questa da Valeriano, un secolo appresso intorno al 175; intaccati dopo un altro secolo intorno al 275; ora rotti del tutto dopo un altro intorno al 375; e calcati, cancellati poi durante tutto un ultimo secolo fino alla distruzione dell’imperio nel 476. Certo una tal difesa, sia che si conti di cinque, sia che solamente di tre secoli, fatta dall’imperio quantunque straziato addentro in tante guise, contro alle genti affollantisi all’intorno, mostra una gran vitalitá, una gran vigoria ed operositá nella schiatta italiana, indubitata fondatrice e signora prima di quell’imperio. Ma questa schiatta era venuta meno a poco a poco; ed ora erano figli degeneri di barbari o barbari stipendiati, avviliti, e quasi apostati dalla barbarie, que’ cosí detti romani che difendevano contro ai barbari veri e rimasti di puro sangue, l’imperio precipitante. Il quale resse in Asia, non solamente contro a’ persiani, ma contro alle stesse nazioni settentrionali piú nuove e piú terribili, per la forza locale di quella Costantinopoli cosí ben piantata a ciò. E videsi allora, che giunsero quasi tutti que’ barbari europei ed asiatici via via alle foci del Danubio, anzi alle falde dell’Emo o Balkano, vicinissime a Costantinopoli: e tutti furono, per forza di tal vicinanza, indugiati prima, ribalzati poi d’Oriente ad Occidente, dall’Asia sull’Europa, da Roma nuova sulla vecchia. L’indugio durò appunto quanto Teodosio, il rimbalzo tutto il resto del secolo. — Teodosio, non piú che imperatore orientale dapprima, sofferse i visigoti tra il Danubio e l’Emo; ma ve li rattenne, e con essi quanti premevano addietro. Si frappose, forse troppo anch’egli, nelle contese cristiane; ma almeno, tenendosi fermo contro all’eresia ariana e all’altre, serbò unita la cristianitá romana, contro ai barbari giá gentili, poi via via quasi tutti ariani. [p. 84 modifica] E cosí la guerra, che giá era di civiltá contro alla barbarie, diventò pure di religione; il che risponde all’accusa antica e nuovamente fatta al cristianesimo d’avere menomata quella difesa dell’imperio. Se questo avesse potuto o dovuto esser salvato, sarebbe stato da una guerra di religione. Del resto, ucciso Graziano da Massimo un nuovo augusto, Teodosio venne in aiuto a Valentiniano II, prese ed uccise Massimo; e quando Valentiniano fu ucciso dal suo maestro de’ militi che innalzò Eugenio, egli, Teodosio, combatté e prese pur questo; e cosí riuní per l’ultima volta, ma per poco, i due imperii. Morí l’anno appresso, 395.