Delle strade ferrate italiane e del miglior ordinamento di esse/Discorso Terzo/Capitolo VII

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Capitolo VII

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CAPITOLO VII.


Strada ferrata ideata soltanto negli Stati estensi.


La società bolognese della quale faremo parola nel seguente capitolo 8.°, avendo concepito il divisamento di far costrurre la strada che da Ancona per l’Emilia venga a Bologna ed al Po [p. 304 modifica]verso Ferrara, per protendersi quindi ancora all’alta Italia, dovea necessariamente pensare a rendere cotesto progetto più utile mercè della continuazione della via nel Modenese, a fine di raggiungere la linea testé indicata possibile del Parmigiano, diretta da Parma al confine degli Stati estensi versò Reggio di Modena.

La necessità di cotesto protendimento attraverso gli Stati estensi non abbisogna d’alcuna dimostrazione, dacché troppo chiaramente risulta alla semplice ispezione d’una carta topografica.

Il danno immenso d’una interruzione della via ferrata negli Stati suddetti, per cui sarebbe impedito e notevolmente ritardato almeno l’accelerato corso delle relazioni su quella linea, è troppo evidente perchè occorrano altre parole a dimostrarlo.

Per questa interruzione difatti i molti vantaggi della divisata comunicazione dell’alta Italia con Ancona sarebbero in certo modo quasi annullati rispetto alle speculazioni del commercio estero e di transito accelerato delle merci e delle persone. Sicché la linea pontificia o bolognese, come chiamar si voglia, sarebbe, senza più, ridotta alle molto esigue proporzioni d’una linea interna, la quale da Bologna per l’Emilia accenni ad Ancona.

Da cotesta men felice condizione di cose dovrebbe nascere necessariamente, che la bolognese, impresa (come più ampiamente dimostreremo al suddetto vegnente capitolo 8.°) invece d’essere, d’uno sperabile prodotto adequato alla spesa occorrente per far la strada, resulterebbe di così tenue provento, che forse non tornerebbe più vantaggioso il tentare affatto assunto.

Coteste considerazioni dimostrano pertanto, che la linea estense è una necessità per quella parmense, molto più ancora per quella bolognese, e che niun sforzo debbesi ommettere per conseguire lo scopo d’ottenerla.

Finora a noi non resulta che a Modena siasi dal governo o dai cittadini pensato ad intraprendere cotesta linea; nè ci consta che fossero state fatte a tutto aprile 1845 domande ufficiali collo scopo sopra accennato per parte degli interessati.

Bensì sappiamo soltanto, che i deputati delle due società bolognese e parmigiana, avendo cercato di presentire le [p. 305 modifica]disposizionidel sovrano estense al proposito del passo in discorso, vennero da S. A. I. e R. benignamente accolti; e se non si prometteva loro un attivo concorso nel proposto assunto, non si lasciavano però partire dal sovrano cospetto senza qualche lusinga di permettere, occorrendo, la comunicazione in discorso, coll’accennata linea attraversante gli Stati, estensi, a quelle condizioni e cautele che il reggitore d’essi stimerebbe di apporre.

Cotesta lusinga vuolsi all’occorrenza sperare verificata per effetto della d’altronde nota saviezza, di cui saprà far prova il governo estense; e se il povero nostro discorso potesse per avventura contribuite all’uopo, noi non tralasceremo d’esporre qualche breve riflesso atto a dimostrare la rispettiva convenienza della concessione preallegata.

In fatti la divisata linea, assicurando, quando sia in tutta la sua estensione compiuta, la comunicazione tra Ancona, Genova e Torino, come tra Ancona e Milano, farebbe passare pel Modenese un ragguardevolissimo transito dì merci e di persone, del quale transito ci par superfluo discutere il profitto. — Porgerebbe ai sudditi estensi un mezzo di rapidissimamente corrispondere con Bologna, Parmna e Milano, dove hanno tante e così importanti relazioni. — Li metterebbe in più vicino contatto con Firenze e con Livorno, mercè dell’accesso alla Toscana, reso più facile per la strada detta della Porretta, di cui già parlammo al capitolo 4.° e torneremo a parlare nel venturo capitolo 8.° — Procurerebbe ai soprabbondanti prodotti del Modenese uno sfogo verso i varii punti sin qui accennati, facilitando lo scambio di que’ prodotti con quelli per avventura mancanti al detto Stato. — Insomma darebbe gran vita ad un commercio operoso tra quella contrada e le circonvicine, con reciproco profitto di tutte.

Suppongasi invece denegato l’assenso della divisata linea pel Modenese: è chiaro che la società bolognese come la parmigiana dovrebbero pensare ad un congiungimento diverso delle rispettive linee; il quale congiungimento, sebbene molto più difficile ad ottenersi, atteso il grave ostacolo del passo del Po, tuttavia [p. 306 modifica]potrebbe tentarsi pel Mantovano, o mercè di qualche altra diramazione da idearsi sulla strada Ferdinandea.

Allora è chiaro del pari, che gli Stati estensi si troverebbero in certo modo segregati da ogni moto commerciale della Penisola. Al quale moto, per l’opposto, nel divisato nostro assunto quegli Stati sarebbero chiamati a grandemente partecipare; — com’è parimenti innegabile che, mentre il commercio privato sarebbe perdente di tutti que’ lucri che più attivi scambi potrebbero procurargli, la stessa pubblica finanza pel ridotto traffico vedrebbe scemare le sue rendite; poiché i dazi indiretti d’essa riuscirebbero per le cessanti relazioni assai men produttivi.

Nè, a senso nostro, pare che la breve distanza tra il confine parmigiano e bolognese sarebbe, perchè più celeremente superata, compensata dagli inconvenienti che nel rispetto politico e daziario potrebbero temersi appunto per quel così celere transito.

A chiunque conosca, anche in modo elementare soltanto, quali cautele ne’ due rispetti possono usarsi per impedire l’accesso di genti sospette, come la perpetrazione di frodi daziarie, sarà facile persuadersi, che cotesti timori per un governo oculato, previdente ed all’uopo energico, non debbono arrecare in cosi utile assunto.

Siccome delle cautele suddette noi parleremo al prossimo discorso IV, così, a scanso di ripetizioni, pensiamo spediente tacerne qui i particolari, ristringendoci per ora ad affermare che sì fatte cautele sono praticabili, senza impedire un celere transito, e senza pregiudizio alcuno della sicurezza, come della finanza.

Ora, posta per vera cotesta circostanza di fatto, non sapremmo trovare altra ragione che consigliasse di ricusare il passo per gli Stati estensi alla linea in discorso.

Resta ad esaminare se un tal passo convenga concederlo a totale rischio e spesa delle due società bolognese e parmigiana, ovvero della prima soltanto; oppure se sarebbe più spediente concedere il passo medesimo ai trasporti provenienti dai due confini sur una linea costrutta ed esercitata per contò d’una società o del governo istesso di Modena. [p. 307 modifica]Noi abbiamo un sì pieno convincimento della prosperità che aspetterebbe codesta linea, quando riesca a compiersi in tutta la sua divisata estensione da Milano, Torino e Genova ad Ancona per le direzioni preallegate, che non esitiamo ad affermare l’intera convenienza speciale che avrebbe il governo modenese di non lasciar fare da una società estera quella speculazione, ma di assumerla egli stesso, o per mezzo d’una società da esso promossa ed ordinata.

Di fatto, la non grande lunghezza della linea estense; i luoghi piani per cui debbe passare; le acque non grosse che sol debbe varcare; la molta popolazione agglomerata del ducato in quella direzione residente, che approfitterebbe della divisata strada; il grandissimo transito che succederebbe per essa, da due confini in senso opposto, diretto ai due punti estremi dell’intera linea, come a quelli intermedii, essi pure popolatissimi, ed aventi prodotti varii da spacciare e permutare: sono tanti motivi, i quali non concedono di dubitare che non fosse per venirne all’impresa largo prodotto. Il supporre che questo non riuscisse per avventura adequato, nella condizione speciale di quella linea, ci pare contrario ad ogni regola di buona amministrazione e di previdenza calcolatrice. Ma, posto ancora che così fosse per l’impresa in sè stessa considerata, non esitiamo ad affermare convenir sempre al governo estense, o di assumerla egli stesso, o di promuovere all’uopo con appropriati sussidi una società privata indigena.

Perocché, sia la spesa diretta che incontrerebbe nel caso dell’impresa da lui assunta, sia il soccorso che dovrebbe concedere alla società privata che l’assumesse, senza lusinga d’adequato compenso, onde assicurate il provento de’ capitali in essa impresa impiegati, troverebbero largo corrispettivo nell’aumentata rendita del fisco; dappoiché, come abbiamo notato, cotesta rendita accresciuta sempre accompagna il maggiore avviamento delle relazioni commerciali.

Queste le son cose di tale evidenza economica e finanziera, che sarebbe quasi un far torto il supporre a taluni necessarie più ampie illustrazioni.

Alle considerazioni che precedono, noi stimiamo ancora [p. 308 modifica]spediente aggiungerne altre, degne d’essere valutate da un governo oculato e prudente.

Certo che le cautele di sicurezza e daziarie, delle quali abbiamo poco prima fatto parola, e di cui parleremo ancora nel vegnente Discorso IV, si potrebbero ugualmente praticare verso gli agenti della società estera cui di concederebbe il transito per lo Stato estense sulla via ferrata che gli verrebbe fatto lecito di costrurre ed esercitare per conto proprio.

Tuttavia non può contendersi, com’è troppo chiaro, che coteste cautele molto meno sarebbero assicurate, di ciò che potrebbero esserlo quando la linea suddetta fosse costrutta ed esercitata, o per conto diretto del governo estense, o per quello d’una società da esso promossa ed approvata, avente rappresentanti ed agenti sudditi od anche esteri, ma dal detto governo dipendenti in virtù di speciale contratto o concessione.

Quand’anche si voglia supporre non mutato il materiale di locomozione, la qual cosa sarebbe utilissimo di fare, onde scansare il carico e discarico frequente a cosi brevi distanze; sarebbe sempre possibile dì far usare il detto materiale da agenti sudditi; sicché in questi si avrebbero più certi mallevadori delle cautele preallegate; nè costoro s’attenterebbero a violarle od a lasciarle mena osservate, perchè a ragione temerebbero una più pronta e più efficace repressione. Meglio informati poi delle circostanze di luogo, saprebbero esercitare una vigilanza ben più attiva e conducente a risultati assai più certi. Non può contendersi adunque, che anche nei rispetti preallegati converrebbe al governo estense di assumere, o direttamente ò per mezzo dell’indicata società, la costruzione ed esercizio della strada in discorso sul suo territorio.

Dopo aver bastantemente, a nostro patere, ragionato della linea fin qui indicata, né resta a dire se altre vie ferrate vi sarebbero, le quali potessero fin d’ora, od anche col tempo soltanto, convenire allo Stato estense.

Noi confessiamo che, volendo star nel probabile sempre, e scansare le illusioni, onde troppo frequentemente lasciansi abbagliare molti fra coloro che trattano coteste materie, non sappiamo vedere altre linee convenienti all’uopo. [p. 309 modifica]In fatti una linea la quale da Modena corresse a Mantova, per raggiunger quella che vedemmo con ragione proposta dalla detta città per Roverbella a Peschiera, onde ivi unirsi alla strada Ferdinandea Lombardo-Veneta, sebbene potrebbe certamente esser comoda perchè abbrevierebbe singolarmente quelle distanze, avvicinando luoghi fiorenti per ricca agricoltura e per molta popolazione agglomerata, non lascerebbe tuttavia fondata lusinga d’un adequato prodotto, attesa la gravissima spesa del passo del Po; il qual passo, ove non fosse assicurato praticabile alle locomotive, coi debiti comodi lasciati tuttavia alla libera navigazione del fiume, renderebbe minimo il beneficio d’una via ferrata su quella linea.

Quanto ad un’altra linea poi, la quale per le province estensi venisse a Massa valicando l’Appennino, e ponesse pure così in relazione Modena con Lucca, Pisa e Livorno; quantunque non possa negare pur comoda assai una tale diramazione, ora percorsa da una buona via ordinaria; non può del pari nascondersi la sussistenza del gravissimo ostacolo dell’esuberante spesa del varco dell’Appennino, che l’arte potrebbe bensì superare ivi come altrove, ma senza la menoma fiducia d’un adequato corrispettivo prodotto.

Non si crede pertanto che sia il caso di doversi fermare a maggiormente discutere cotesta idea.

Resta finalmente a parlare, nel rispetto degli Stati estensi, della linea già accennata proposta da speculatori lucchesi e parmigiani; la qual linea, partendo da Lucca, verrebbe a Parma per Massa, Carrara, Sarzana e Pontremoli, e toccherebbe così gli Stati di Lucca, Modena, sardi e parmensi.

Cotesta linea nel precedente capitolo 6.° come nel 4.° noi già credemmo dover dichiarare difficilissima, per non dirla impossibile affatto, non tanto nel rispetto dell’arte, quanto rispetto all’ingente spesa che monterebbe l’opera senza la menoma fiducia d’un adequato compenso.

Ricorderemo ancora come osterebbero all’assunto le serie difficoltà di celere transito che presenterebbe il passo per quattro diversi stati a così vicine distanze, lungo le quali occorrerebbero [p. 310 modifica]incessanti fermate per l’esercizio delle cautele politiche e daziarie ch’ogni governo ha diritto di prescrivere per sicurezza di Stato, come a scanso di frodi doganali; ondechè tornerebbe quasi interamente fallito il beneficio della sperata economia di tempo.

Rammenteremo, finalmente, l’opposizione preveduta d’alcuni de’ governi che dovrebbero consentire all’opera.

Riepilogando adunque il fin qui detto sulle vie ferrate ideate o da idearsi negli Stati estensi, occorre più brevemente notare;

1.° La prolungazione della linea bolognese verso la parmigiana per gli Stati preallegati essere una necessita; la quale quando non venisse soddisfatta, renderebbe, per l'interruzione che ne risulterebbe, la speculazione di quelle due linee molto meno vantaggiosa, per non chiamarla probabilmente perdente, quando le dette due linee fossero ridotte all’importanza molto esigua di due linee di commercio interno, e non di quello estero, atto ad assicurare un ricco e molto esteso transito per que’ luoghi dalle più lontane regioni dove si estende il traffico.

2.° Cotesta necessità consigliare alle due società bolognese e parmigiana, e specialmente alla prima, di non ommettere sforzo per conseguire siffatto intento.

3.° La concessione che esaudirebbe un tal voto, essere dei pari nella convenienza d’ogni interesse ben inteso del governo estense, al quale in difetto potrebbe succedere di vedersi segregato da ogni relazione commerciale in cotal parte della Penisola, con danno non solo de’ privati traffici, ma anche de’ prodotti del fisco. Questo, invece, concedendosi il passo, aver certezza di accrescere la propria rendita in ragione dell’aumento naturale delle consumazioni che ne avverrebbe, mentre, negandolo, vedrebbe scemare la rendita medesima in ugual ragione del minor numero de’ passeggieri e delle merci trasportate.

4.° La concessione in discorso potersi agevolmente combinare colle cautele politiche e daziarie richieste dalla sicurezza dello Stato e dall’interesse della finanza.

5.° I prodotti sperabili dall’esercizio di cotesta linea, quando quelle cui metterebbe capo fossero nell’estensione loro compiute, consigliare per ogni verso al governo estense, o di assumere [p. 311 modifica]egli stesso la costruzione e l’esercizio di quella linea, o di conceder l’una e l'altra ad una società da esso promossa occorrendo, ed ordinata con rappresentanti ed agenti sudditi, anziché accordare tal concessione alle preallegate due società estere, o ad una d’esse anche soltanto; e ciò eziandio perché le cautele di cui sopra sarebbero in questo caso, quantunque tuttavia possibili, di meno sicura osservanza però. Potersi un servizio proprio ordinare anche usando lo stesso materiale d’esercizio, onde scansare il danno di frequenti scarichi e discarichi.

6.° Finalmente, la linea preallegata dal confine parmense al bolognese per lo Stato estense protratta, essere la sola veramente da riputarsi conveniente per lo Stato medesimo. Le tre altre che si potrebbero ideare verso Mantova e verso Massa per le province estensi, come il passo accordato a quella che da Lucca vorrebbesi condotta a Parma per Massa, Carrara, Sarzana e Pontremoli, sebbene potessero offerire qualche comodo ed utile di più celere relazione, non porgerebbero sicuramente la menoma fiducia di adequato compenso; e l’ultima poi avrebbe il danno di non offerire neppure una ragguardevole economia di tempo; perocché le tante fermate che si dovrebbero fare onde praticare le cautele sì politiche che daziarie richieste ai confini de’ quattro Stati preallegati, dato anche ch’essi concedessero il passo medesimo, assorbirebbero per ogni verso gran parte del tempo lucrato sul trasporto eseguito colla via ordinaria.

Noi desideriamo che le nostre idee, inspirate dal retto fine di vedere gli Stati estensi essi pure ammessi a quel ben inteso progresso che desideriamo all’intera Penisola, la quale tutta sempre consideriamo qual patria comune, giungano a persuadere il principe chiamato dalla Divina Provvidenza a governare gli Stati anzidetti.

Note