Discorso di inaugurazione dell'anno 2010 per il distretto della Corte d'Appello di Milano

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Ruggero Pesce

2010 D Discorsi letteratura Discorso di inaugurazione dell'anno 2010 per il distretto della Corte d'Appello di Milano Intestazione 7 febbraio 2010 25% Discorsi

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Carere debet omni vitio qui in alterum dicere paratus est



Ringrazio le Autorità intervenute e rendo doveroso omaggio al Presidente della Repubblica che rappresenta il Popolo Italiano nel cui nome la Giustizia viene amministrata. Esprimo la mia riconoscenza ai colleghi e ai funzionari che hanno contribuito alla stesura della presente relazione, e ringrazio tutti i presenti per la loro partecipazione a quest'evento in cui si darà conto delle note più o meno liete che l'anno trascorso ha riservato al mondo giudiziario, e che apre una stagione nuova, connotata, come vedremo, da molte importanti iniziative e qualche certezza in più.

E consentitemi un saluto particolare a due nobili figure di magistrato che fino a pochi mesi fa hanno retto questi Uffici, il Presidente Giuseppe Grechi, il Procuratore Generale Mario Blandini.

Espongo subito a grandi linee, come d'uso, i dati numerici rimandando i volonterosi agli allegati che li illustrano in dettaglio. Con una premessa: questi dati sembrano dirci che il mondo della giustizia italiana rimane sostanzialmente invariato nel suo assetto complessivo. Sosteneva Eraclito che non ci si può tuffare due volte nella stessa onda; ma spiegava Parmenide che divenire e movimento sono pura illusione, e dunque l'onda è sempre la stessa.

In effetti, immutabili e tenaci sembrano i fattori negativi, additati unanimemente da sempre, e dai quali non riusciamo a liberarci, sostanzialmente due, in stretta connessione: l'eccessiva durata dei processi e le carenze di organico, soprattutto del personale ausiliario.

Eppure qualcosa si muove.

Nel settore civile, ai giudici del Distretto in primo grado sono state presentate oltre 440.000 domande di giustizia con aumento del 10% rispetto all'anno precedente. Circa 70.000, in leggera flessione, sono state le domande per cognizione ordinaria, 21.000 per separazione o divorzio, 15.500 in materia di lavoro e previdenza, 35.700 le esecuzioni mobiliari e immobiliari, oltre 163.000 i procedimenti speciali, soprattutto ricorsi per decreto ingiuntivo, più di 82.000 le opposizioni a sanzioni amministrative, per le quali si registra l'aumento maggiore, il 35%.

I tempi di definizione variano naturalmente al variare delle procedure, e così la cognizione ordinaria si definisce in primo grado mediamente in un anno e mezzo, divorzi e separazioni consensuali in pochi mesi, che diventano 17 se contenziosi; le esecuzioni mobiliari si concludono in 7 mesi, quelle immobiliari in 29, le cause di lavoro e previdenza in 10, i fallimenti in 6 anni. Per quanto attiene al secondo grado, sono pervenuti nell'anno a questa Corte quasi 7.900 appelli in ambito civile, con aumento del 2% rispetto all'anno trascorso, mentre per la definizione occorre attendere in media 26 mesi che si ampliano a 37 per la cognizione ordinaria, si riducono a 20 circa per le cause di lavoro e previdenza, e a 14 per quelle di separazione e divorzio. Si tratta di tempi che, raffrontati a quelli di altri distretti, non destano scandalo ma sono comunque insoddisfacenti: infatti la pendenza media risulta stabilizzata, non si crea nuovo arretrato ma non si riesce ad aggredire significativamente il pregresso.

Nel settore penale, il numero globale delle notizie di reato pervenute alle Procure del distretto si attesta attorno alle 241.000 unità, con notevole flessione rispetto al dato del periodo precedente e sostanziale ritorno ai valori di due anni addietro. Si constata comunque una sia pur minima variazione in aumento delle segnalazioni a carico di persone note, così come in crescita risulta il numero dei procedimenti definiti avverso le stesse, mentre i tempi di risposta delle Procure registrano una lieve dilatazione essendo concluso entro 6 mesi il 55% dei procedimenti a carico di noti rispetto al 59% dello scorso anno. Prosegue in ogni caso l'andamento virtuoso, in atto da tempo, verso la riduzione dell'arretrato che risulta sostanzialmente dimezzato, quanto alla Procura di Milano, nel periodo dal 2003 al 2009.

Se limitiamo l'osservazione ai procedimenti relativi ad autori noti, riscontriamo che solo per il 44% di essi s'è iniziata l'azione penale: 5.160 sono stati inviati al Giudice di Pace, 27.860 al GIP/GUP con richieste di rinvio a giudizio, riti alternativi o sentenze; e circa 22.300 al dibattimento in Tribunale con citazione diretta a giudizio. I restanti procedimenti risultano definiti con richieste di archiviazione o diverse modalità conclusive.

Si conferma la già segnalata tempestività delle risposte dei Giudici di Pace alle domande di giustizia, essendo definiti in 4 mesi il 45% e in un anno il 72% dei procedimenti loro assegnati.

Poco è cambiato per quanto concerne gli uffici del GIP/GUP i quali esauriscono mediamente entro un anno i procedimenti a carico di noti che non si chiudono con l'archiviazione, ed è dunque, come questi dati suggeriscono e come sollecitiamo da tempo, soprattutto su questa fase cruciale di filtro verso il dibattimento e su questi uffici ancora sottodimensionati che bisogna investire con ulteriori risorse di magistrati e personale amministrativo. Tale esigenza è avvalorata dal massiccio incremento delle richieste di rito abbreviato (come attesta l'aumento delle relative pronunce in percentuale del 25% negli ultimi tre anni) cui preferibilmente accedono i detenuti, anche in processi complessi per numero di imputati e gravità di imputazioni.

Ai Tribunali sono pervenuti da tali uffici circa 30.000 processi nell'anno. L'81% dei procedimenti in composizione monocratica si definisce entro un anno (il 63% in 6 mesi) con un miglioramento di due punti percentuali rispetto allo scorso anno; mentre dinanzi al collegio viene concluso entro i dodici mesi il 68% dei processi, dato che migliora di 7 punti quello del periodo precedente. Decisamente più lunghi sono i tempi del secondo grado. In Corte d'Appello si sono registrati dal primo luglio 2008 al 30 giugno 2009 circa 6.500 nuovi processi penali, e mediamente la sentenza si fa attendere 19 mesi, Tempi decisamente inadeguati che dipendono anche dalla riduzione delle udienze e della loro durata imposta dalla carenza di personale amministrativo: è questa la principale ragione che ha contribuito a far lievitare di molto nell'anno (il 25% circa) il numero delle pendenze finali. Concludendo, pur nella cautela imposta dalla difficoltà di rilevazione, si può notare una generale relativa stabilità dei flussi; in via esemplificativa si annota una riduzione dei sequestri di persona, dei reati di lesioni personali, di rapina e di quelli in materia urbanistica e ambientale. In aumento sono invece le bancarotte fraudolente, le estorsioni, le truffe. In ambito minorile, si sono avuti due casi di omicidio, come lo scorso anno, mentre sono più che raddoppiati, rispetto al periodo precedente, i tentati omicidi, 12 contro 5; in aumento si registrano i reati di lesioni volontarie, estorsione, violazione della legge sugli stupefacenti, mentre calano leggermente furti, ricettazioni e rapine.

Permangono dunque, complessivamente, le solite ombre, ma numerosi sono gli sprazzi di luce perché taluni segni di miglioramento si evidenziano e consentono finalmente una visione ottimistica, anche se occorre ribadire, ed è l'ennesima volta, che essi non dipendono da un aumento delle risorse ché anzi le note al riguardo sono sempre più dolenti. Infatti, a fronte delle sempre maggiori competenze che ci vengono attribuite, si è registrato dal 2000 ad oggi un calo del 12% del numero dei collaboratori di tutti gli uffici giudicanti del distretto: da 1.940 a 1.715, pur se occorre dare atto che, a seguito di talune iniziative ministeriali, le assenze del personale si sono negli ultimi tempi ridotte del 10%, e in particolare quelle per malattia del 24%. Non vi sono variazioni significative, rispetto a un anno fa, in ordine alle assegnazioni di fondi, sempre poco generosi e comunque insufficienti, sicché si cerca di lavorare anche di fantasia, così come ha fatto ad esempio la Corte d'Appello utilizzando i pochi automezzi propri, in luogo del servizio postale, per il ritiro e la riconsegna dei fascicoli ai Tribunali del Distretto: ciò grazie all'impegno lodevole dei conducenti e del responsabile del relativo ufficio, con risparmio di oltre 7.500 euro nel solo ultimo trimestre del 2009.

Né grande giovamento sembrano apportare al sistema le tante ma incomplete riforme procedurali. Così, in ambito civile s'è introdotto con l'ultima miniriforma il cosiddetto processo “sommario”, rimesso peraltro a scelta discrezionale dell'attore e dunque a rischio di insuccesso, mentre sarebbe stata auspicabile la svolta decisiva e generalizzata verso il procedimento camerale che ha dato ottimi risultati nei casi in cui la legge lo impone.

E così nel settore penale, in cui il sistema delle eccezioni e quello delle impugnazioni, spesso defatigatorie perché proposte a rischio zero, e il sistema di controllo totale di qualsiasi provvedimento del giudice, e l'insieme di regole procedurali a volte difficilmente spiegabili in termini razionali, determinano non di rado l'azzeramento di anni e anni di lavoro. Vero è che si parla, tra l'altro, di introdurre il cosiddetto “processo breve” che limiterebbe la possibile durata dei procedimenti entro stretti limiti temporali: ottimo intendimento, ma se lo si attuasse senza la preventiva realizzazione dei presupposti strutturali, normativi e finanziari, si offrirebbe solo il fianco a dure polemiche, come s'è visto: sarebbe come chiedere a un malato di guarire, semplicemente imponendoglielo per regolamento.

Quegli sprazzi di luce vengono da tutt'altra parte. Gli uffici giudiziari milanesi stanno cercando di essere loro stessi promotori di alleanze virtuose anche con istituzioni ed Enti locali i quali hanno maturato coscienza che l'amministrazione della giustizia non è un problema settoriale e sono dunque propensi a farsene carico anche al di là delle strette competenze: pensiamo per esempio agli accordi con le amministrazioni provinciali e regionali per i lavoratori in cassa integrazione da destinare agli uffici giudiziari.

Ventate favorevoli che muovono l'acqua morta e creano onde finalmente propizie, ma sono alimentate soprattutto dal tenace sforzo organizzativo che gli addetti ai lavori, i capi degli Uffici, in primis l'impegnatissimo presidente del Tribunale di Milano, stanno tentando di produrre in collaborazione soprattutto con l'Ordine degli Avvocati milanesi: un Ordine professionale all'avanguardia che da tempo si va proponendo con competenza, spirito di iniziativa, pragmatismo, generosità: virtù che fanno, credo, della classe forense milanese la più vivace e attenta dell'intero Paese, e di questo è giusto dare atto ai consiglieri intervenuti e al loro Presidente.

Citerò alcune iniziative, dalle quali traiamo favorevoli auspici per un futuro non lontano: il Protocollo per la costituzione del Tavolo permanente della Giustizia della Città di Milano, coordinato dal Presidente del Tribunale di Milano, sottoscritto recentemente in quest'aula da 12 firmatari tra cui il Ministro della Giustizia, e che mira alla realizzazione di progetti e soluzioni per la qualificazione e la semplificazione della giustizia civile e penale milanese in un'ottica e con respiro europei attraverso sinergie che coinvolgano anche la Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Milano; il Protocollo d'intesa tra il Tribunale di Milano e l'Ordine degli Avvocati volto a realizzare interventi organizzativi, informatici, procedurali per ridurre entro tre anni ad un massimo di un anno la durata dei procedimenti giudiziari civili e penali; il sistema Polisweb basato sull'accesso ai dati di cancelleria via internet; l'appalto finanziato dal Fondo sociale europeo che è stato sottoscritto in data 22.12.2009 tra la Regione e l'Associazione di imprese vincitrice (Politecnico di Milano, Alma Mater di Bologna, Università Bocconi, Fondazione IRSO, Emme & Erre, Ernst & Young) con la speranza che, dopo il preliminare lavoro concreto di ricognizione, sia finalmente introdotta efficienza manageriale almeno negli uffici amministrativi e contabili; la prosecuzione del programma telematico relativo a notificazioni e comunicazioni di cancelleria, avviato nel settore civile nel giugno 2009 dal Tribunale e nel gennaio 2010 dalla Corte d'Appello, con risparmio atteso di oltre un milione di euro l'anno e almeno 12.000 ore di lavoro di cancelleria, con drastico abbattimento, inoltre, sino a pochi minuti, dei tempi di notifica, e sostanziale azzeramento dei rinvii di udienza per difetto di comunicazione: sistema telematico attualmente utilizzato da oltre il 90% dei legali che operano presso il Tribunale milanese; la promozione del sistema di gestione dei decreti ingiuntivi in formato telematico: sistema che è facoltativo ma registra un crescente successo, e infatti da alcuni mesi il numero dei decreti ingiuntivi telematici ha superato quello dei decreti cartacei ed è pari ormai al 60% del totale; l'avvio, dal settembre 2009, della sperimentazione inerente la telematizzazione delle memorie processuali in ambito civile; la realizzazione presso la sezione GIP del Tribunale di uno sportello polifunzionale per consentire all'ufficio di meglio relazionarsi con il pubblico; il recentissimo protocollo siglato dal Tribunale e dall'Ordine nell'ambito di un ampio progetto di riordino del settore relativo ai procedimenti direttissimi; la confermata iniziativa che permette ai praticanti avvocati di svolgere una parte del tirocinio presso uffici giudiziari civili: anche nel corso del 2009 circa 30 aspiranti avvocati hanno usufruito di questa possibilità arricchendo così la loro esperienza formativa. L'accesso dei praticanti avvocati a tale fase di tirocinio è stato per il futuro meglio regolamentato e incentivato con la predisposizione, già per il 2010, di regole di ammissione e di selezione più precise, contenute in apposito bando, e con l'istituzione, da parte dell'Ordine, di borse di studio e altre agevolazioni per favorire i praticanti meno abbienti; infine, i vari interventi dell'Ordine, sempre molto apprezzati, per sopperire alla carenza di personale degli uffici giudiziari.

Lo spirito collaborativo e la spinta verso una migliore organizzazione non sono naturalmente un'esclusiva metropolitana. Infatti alcuni Tribunali del Distretto stanno avviando accordi a vari livelli per perseguire il risultato dell'efficienza migliore: il Tribunale di Como, d'intesa con la Provincia, per l'utilizzazione di lavoratori in cassa integrazione; il Tribunale di Monza, per analoga iniziativa e per la gestione telematica degli affari; quello di Lodi, che relaziona sul protocollo d'intesa con il locale Ordine degli Avvocati per l'individuazione e realizzazione delle buone pratiche gestionali; il Tribunale di Varese, che ha tra l'altro avviato il programma di digitalizzazione delle sentenze civili e realizzato il progetto “certificati on line”, e il cui presidente si segnala inoltre come ideatore di un'applicazione informatica per la gestione delle procedure concorsuali (GEPROCON) per la quale il suo ufficio è candidato finalista al concorso ministeriale “Premiamo i risultati”; il Tribunale di Busto Arsizio che ha pure stipulato con la Camera di Commercio una convenzione per la digitalizzazione delle procedure concorsuali.

Non mancano altre note positive.

Guardiamo innanzi tutto con grande interesse al nuovo fronte che riguarda i rapporti tra attività giudiziaria e applicazioni scientifiche, in particolare alla legge n° 85/2009 che istituisce la Banca dati nazionale del DNA e introduce alcune modifiche al codice di procedura penale in materia di accertamenti tecnici idonei a incidere sulla libertà personale; legge che presenta peraltro vari aspetti controversi, soprattutto sul versante del prelievo coattivo dei campioni biologici e su quello dei criteri di cancellazione dei dati in caso di sentenza assolutoria. E si consideri, a livello locale, lo sviluppo della collaborazione con le istituzioni accademiche pavesi, il Centro di Ricerca Interdipartimentale ECLSC, e il Collegio Ghislieri. E ancora, guardiamo al nuovo tema dibattuto tra i giuristi di tutto il mondo sui flussi transnazonali di standard giuridici: stanno imparando i giuristi a liberarsi delle strutture culturali legate allo stato-nazione, e su questa strada incontrano la scienza. Ricordiamo in proposito il convegno tenuto in quest'aula il 19 novembre scorso sul tema “la scienza e il processo di formazione del diritto a livello globale” svoltosi con la collaborazione e il contributo della Fondazione Umberto Veronesi nell'ambito del più grande progetto mondiale su “la scienza per la pace”.

Proseguono le attività dei vari Osservatori permanenti per la giustizia civile e per la giustizia penale, che insegnano come sia proficuo lavorare insieme, magistrati, avvocati, dirigenti, personale amministrativo, nel comune interesse per un servizio migliore. Vanno in questa direzione i molteplici protocolli di regole condivise e praticate per una più efficiente gestione delle udienze, una più congrua redazione degli atti processuali e una più rapida trasmissione degli stessi.

Adeguato rilievo deve esser anche riconosciuto a un'importante operazione di aggiornamento delle annotazioni derivanti dai giudicati penali in appello, divenuti definitivi, compiuta nel sistema informativo del Casellario Giudiziale Centrale. Il valore di tale operazione è assai rilevante sotto il profilo della sicurezza sociale nel territorio poiché consente di conoscere, senza le gravi lacune del passato, gli effettivi precedenti dei condannati in via definitiva.

Instancabile è l'attività del Consiglio giudiziario che si occupa ormai di tutte le questioni organizzative, della vigilanza sugli uffici con riguardo a legittimità ed efficienza di gestione, dei sempre più numerosi incarichi extragiudiziari, dei flussi di lavoro, progressioni in carriera, e quant'altro. L'impegno che ne deriva per i consiglieri, a cadenza settimanale, è decisamente gravoso, impegno affrontato con grande competenza e senza risparmio di energie. Nel solo 2009 sono state ben 1.123 le pratiche evase. La recente riforma ha triplicato il numero dei componenti, con apertura ad avvocati, professori e giudici di pace, e ha comportato un inevitabile appesantimento soprattutto nella fase decisionale: la macchina è ancora in rodaggio e il Consiglio dovrà forse apportare qualche modifica semplificatrice al proprio regolamento.

In tema di sicurezza sul lavoro, l'entrata in vigore del relativo Testo Unico ha tra l'altro previsto una vigilanza più efficace e sanzioni più severe per le persone fisiche e giuridiche; così pure l'intensificazione degli accertamenti ispettivi: in particolare quelli della Direzione Provinciale del Lavoro sono stati 4.786 mentre i sopralluoghi delle ASL nei cantieri risultano 2.706. Ciò ha comportato la drastica riduzione degli infortuni mortali, 9 nel 2009 rispetto ai 23 del 2008 e ai 28 del 2007, pur se la ricorrenza anche di un solo infortunio grave rimane tragedia inaccettabile, sicché l'attività di contrasto del lavoro illegale ed insicuro deve maggiormente impegnare tutte le competenti autorità, ivi compresi gli operatori giudiziari affinché la risposta dei nostri uffici sia tempestiva e professionale, e siano assicurate la pronta eliminazione delle conseguenze lesive degli infortuni, l'idonea protezione giuridica delle vittime, la giusta punizione dei colpevoli.

Contrastanti sono le note per quanto concerne il mondo penitenziario poiché non sono mutate le già segnalate condizioni di sovraffollamento delle carceri del Distretto, che rinchiudono ancor oggi circa 7.000 detenuti, mentre la Lombardia figura, nella triste relativa graduatoria, al secondo posto in Italia. Ricordiamo la recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha condannato lo Stato italiano al risarcimento di mille euro in favore di un detenuto per violazione dell'art. 3 della relativa Convenzione Europea per il periodo di detenzione trascorso in meno di 3 metri quadrati di spazio. Quali le soluzioni? Certamente quella dell'adeguamento e ampliamento delle strutture, ma occorre anche puntare sulla depenalizzazione dei reati minori, sulla differenziazione dei circuiti carcerari, sulla più estesa applicazione delle misure alternative alla detenzione.

Anche in questo campo doloroso, tuttavia, qualcosa si muove. Ricordiamo nuovamente il positivo impegno dell'Agenzia Regionale per il Lavoro costituita presso il Provveditorato Regionale dell'amministrazione penitenziaria, giunta al compimento del suo primo anno di attività, la quale promuove il reinserimento nel mondo del lavoro, secondo varie modalità ed esperienze, delle persone condannate. Dalla prevista partecipazione ai lavori per l'Esposizione del 2015 al servizio di cucitura delle toghe per magistrati demandato ai laboratori di sartoria femminile delle carceri di Bollate e San Vittore, al prossimo avvio della cosiddetta dematerializzazione degli atti giudiziari, progetto che riguarda il trasferimento mediante scanner degli atti processuali per consentire ai difensori un più agevole accesso agli stessi e alleggerire l'invadente presenza del cartaceo. E c'è dell'altro: l'iniziativa dell'Ordine degli Avvocati di mettere a disposizione difensori che accedono alle carceri milanesi come volontari per fornire gratuitamente informazioni ai condannati indigenti; e quella della Provincia di Milano di concedere l'uso dello stabile in cui è ubicato l'istituto a custodia attenuata per le madri detenute con figli di età inferiore ai tre anni, unico modello di struttura penitenziaria fuori dal carcere, in Italia e in Europa, motivo di orgoglio per la città e per le istituzioni coinvolte. Sempre più elevato è il numero dei detenuti e degli imputati stranieri, anche per reati gravissimi, dagli omicidi volontari alla riduzione in schiavitù, allo sfruttamento della prostituzione, all'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di tali reati, al terrorismo, oltre ai reati, numerosissimi, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

E su questo tema s'innesta quello relativo all'immigrazione in genere e al crescente carico dei procedimenti per riconoscimento dello status di rifugiato politico e la protezione ausiliaria, così come in forte espansione sono le procedure per ricongiungimento familiare, mentre rimane assai controverso il tema dei permessi di soggiorno provvisori, concessi a genitori che ne sono privi per non compromettere lo sviluppo psico-fisico dei figli minorenni, essendo al riguardo la giurisprudenza sull'art. 31 D.Leg.vo n° 286/98 molto controversa a tutti i livelli.

Volgo alla conclusione non senza un telegrafico accenno anche agli interventi di ristrutturazione, messa in sicurezza e manutenzione tesi a conservare integre le strutture di questo palazzo, del quale occorrerebbe non dimenticare e valorizzare l'indubbia dignità artistica e architettonica. Proprio in questi giorni, tra l'altro, sta per essere restituito alla luce il grande affresco di Carlo Carrà che rappresenta Giustiniano nell'atto di amministrare la giustizia, volutamente riproposto in copertina, soffocato per decenni nella biblioteca della Corte d'Appello da una ormai inutile quanto inestetica scaffalatura: occorre occuparsi anche di queste cose se è vero, come scriveva Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo.

S'è detto fin qui delle tante iniziative, delle prospettive buone, delle speranze di rinnovamento della giustizia e del suo vasto apparato. Tanta tecnologia, certamente, giustamente, e al riguardo segnalo la pregevole attività svolta dal CISIA di Milano che ha assistito gli uffici giudiziari del nostro distretto nella gestione informatica pur in condizioni di risorse umane e finanziarie sempre più scarse, e per i cui interventi in dettaglio rimando agli allegati.

Ben venga la tecnologia, dunque, perché rappresenta certamente il futuro, ma ricordiamo che l'elemento uomo, che parrebbe da essa quasi relegato in secondo piano, rimane il centro, il motore, l'anima di quest'universo che ci sforziamo di governare. L'uomo e l'inquietudine, figlia dei tempi, che l'accompagna.

Perché inquietudine? Guardiamo in particolare al mondo della Magistratura e pensiamo all'aria avvelenata in cui essa si trova troppo spesso ad operare, e ci chiediamo se ciò avvenga per colpe proprie ovvero per gratuiti e interessati attacchi esterni. Ma è vano cercare di sciogliere il dilemma; occorre invece che ci si adoperi con ogni energia per togliere voce a quanti imputano ad alcuni esponenti della magistratura scarsa diligenza o vanità personale o spinte ideologiche che li orienterebbero altrove rispetto a un'interpretazione corretta e serena della norma. Se queste incrostazioni esistono devono essere rimosse perché lo esige la collettività e lo merita la stragrande maggioranza dei magistrati, per i quali la disposizione prevalente è quella della dedizione incondizionata, della volontà tenace di esercitare il proprio ministero in vista del solo bene comune, con spirito di sacrificio e senza clamori: nel silenzio che spesso non paga ma è dignità di servizio e gratificazione di coscienza. Parimenti, non sono più sopportabili quegli attacchi gratuiti, di provenienza varia, ingeneroso esercizio ormai troppo diffuso di quanti applicano la regola secondo cui la miglior difesa consiste nel distruggere l'immagine del “nemico”. Il convincimento da taluni nutrito, da altri propagandato, del giudice come di un soggetto onnipotente e sordo ai problemi di coscienza, e teso a chissà quali fini impropri, è fasullo e banale: quanti ci sono vicini per ragioni di lavoro o affettive conoscono l'ansia del dubitare, la paura di non sapere offrire le corrette risposte, di non poter cogliere il frutto che a volta pare proibito e si chiama giustizia.

Non c'è e non ci può essere indifferenza nell'atto del giudicare. Non si avvia un uomo al calvario di un processo penale né lo si condanna con il sorriso sulle labbra, non si respinge un immigrato onesto con una scrollata di spalle, non si toglie un bambino a una madre o a un padre senza subirne un contraccolpo doloroso come un pugno nello stomaco. Stati d'animo con i quali il buon magistrato fa i conti in compagnia delle sole voci di dentro che impietosamente gli ricordano giorno dopo giorno come una decisione sbagliata possa stravolgere una vita e uccidere una speranza.

Rubo ancora un minuto alla vostra pazienza per un'ultima annotazione: entro pochi giorni o settimane un gruppo di magistrati milanesi chiuderà la propria attività, e a loro voglio dire: per quaranta e più anni s'è combattuta, credo, la buona battaglia - mi perdoni San Paolo per la citazione che non vuole essere irriverente - e ho speranza che ora, giunti al termine della corsa, integra si sia conservata in ognuno la fiducia negli ideali per i quali tutti fummo avviati a questo lavoro. A quanti operano e opereranno nel mondo del diritto, magistrati, avvocati, personale amministrativo, ai giovani soprattutto, auguro di raccogliere in abbondanza, forti del loro impegno e con l'aiuto di Dio, i frutti di quanto di buono si va seminando perché questo Paese, che è stato la culla del diritto e che a volte ci dilettiamo noi stessi a bistrattare al di là dei suoi demeriti, mentre dispensiamo ammirazione incondizionata a quasi tutti gli altri popoli del mondo che hanno invece, quasi tutti, tanto da imparare; questo Paese al quale, fuor d'ogni retorica, credete, mi onoro e sono fiero di appartenere, rivendichi e riprenda il suo ruolo di portabandiera nella faticosa ma entusiasmante corsa di civiltà che porta al traguardo della Giustizia.