Donna pietosa e di novella etate

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Dante Alighieri

XIII secolo Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu Poesie Duecento Donna pietosa e di novella etate Intestazione 26 febbraio 2022 75% Poesie

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta The Oxford book of Italian verse


[p. 94 modifica]
D
ONNA pietosa e di novella etate,

Adorna assai di gentilezze umane,
               Ch’era dov’io chiamava spesso Morte,
               Veggendo gli occhi miei pien di pietate,
               5Ed ascoltando le parole vane,
               Si mosse con paura a pianger forte;
               Ed altre donne, che si furo accorte
               Di me per quella che meco piangía,
               Fecer lei partir via,
               10Ed appressârsi per farmi sentire.
               Qual dicea: ‘ Non dormire ’;
               E qual dicea: ‘ Perchè sì ti sconforte? ’
               Allor lasciai la nuova fantasia,
               Chiamando il nome della donna mia.
          15Era la voce mia sì dolorosa,
               E rotta sì dall’angoscia e dal pianto,
               Ch’io solo intesi il nome nel mio core;
               E con tutta la vista vergognosa,
               Ch’era nel viso mio giunta cotanto,
               20Mi fece verso lor volgere Amore.
               Egli era tale a veder mio colore,

[p. 95 modifica]

               Che facea ragionar di morte altrui:
               ‘ Deh confortiam costui,’
               Pregava l’una l’altra umilemente;
               25E dicevan sovente:
               ‘ Che vedestù, che tu non hai valore? ’
               E quando un poco confortato fui,
               Io dissi: ‘ Donne, dicerollo a vui.’
          Mentre io pensava la mia frale vita,
               30E vedea ’l suo durar com’è leggiero,
               Piansemi Amor nel core, ove dimora;
               Per che l’anima mia fu sì smarrita,
               Che sospirando dicea nel pensiero:
               ‘ Ben converrà che la mia donna mora.’
               35Io presi tanto smarrimento allora,
               Ch’io chiusi gli occhi vilmente gravati;
               Ed eran sì smagati
               Gli spirti miei, che ciascun giva errando.
               E poscia imaginando,
               40Di conoscenza e di verità fuora,
               Visi di donne m’apparver crucciati,
               Che mi dicean pur: ‘ Morra’ti, morra’ti.’
          Poi vidi cose dubitose molte
               Nel vano immaginare, ov’io entrai;
               45Ed esser mi parea non so in qual loco,
               E veder donne andar per via disciolte,
               Qual lagrimando, e qual traendo guai,
               Che di tristizia saettavan foco.
               Poi mi parve vedere appoco appoco
               50Turbar lo Sole ed apparir la stella,
               E pianger egli ed ella;
               Cader gli augelli volando per l’a’re,
               E la terra tremare;
               Ed uom m’apparve scolorito e fioco,

[p. 96 modifica]

               55Dicendomi: ‘ Che fai? non sai novella?
               Morta è la donna tua, ch’era sì bella.’
          Levava gli occhi miei bagnati in pianti,
               E vedea (che parean pioggia di manna)
               Gli angeli che tornavan suso in cielo,
               60Ed una nuvoletta avean davanti,
               Dopo la qual cantavan tutti: ‘ Osanna ’;
               E s’altro avesser detto, a voi dire’ lo.
               Allor diceva Amor: ‘ Più non ti celo;
               Vieni a veder nostra donna che giace.’
               65L’imaginar fallace
               Mi condusse a veder mia donna morta
               E quando l’ebbi scorta,
               Vedea che donne la covrian d’un velo;
               Ed avea seco umiltà sì verace,
               70Che parea che dicesse: ‘ Io sono in pace.’
          Io diveniva nel dolor sì umile,
               Veggendo in lei tanta umiltà formata,
               Ch’io dicea: ‘ Morte, assai dolce ti tegno;
               Tu dêi omai esser cosa gentile,
               75Poichè tu se’ nella mia donna stata,
               E dêi aver pietate, e non disdegno.
               Vedi che sì desideroso vegno
               D’esser de’ tuoi, ch’io ti somiglio in fede.
               Vieni, chè ’l cor ti chiede.’
               80Poi mi partia, consumato ogni duolo;
               E quando io era solo,
               Dicea, guardando verso l’alto regno:
               ‘ Beato, anima bella, chi ti vede! ’
               Voi mi chiamaste allor, vostra mercede.