Donne e Uomini della Resistenza/Pietro Chiodi

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Pietro Chiodi

Nato a Corteno Golgi (Brescia) il 2 agosto 1915, deceduto a Torino il 22 settembre 1970, insegnante, filosofo e scrittore.

Nel suo libro Il partigiano Jonny Beppe Fenoglio si ispirò proprio a Chiodi per tratteggiare la figura del patriota Monti. Chiodi, che allora risiedeva ad Alba (CN) ed insegnava storia e filosofia al Liceo classico “Govone”, dove era diventato grande amico di un professore di Lettere, Leonardo Cocito , (comunista e fervente antifascista, Medaglia d’Oro al Valor militare alla memoria), 1° marzo del 1944 era entrato nella Resistenza, partigiano in una formazione di “Giustizia e Libertà” col nome di battaglia di “Piero”. Catturato, durante un rastrellamento dalle SS italiane, “Piero” fu deportato nel campo di transito di Bolzano. Immatricolato il 2 settembre col numero 3648, meno di due settimane dopo prendeva la strada di Innsbruck. Riuscito dall’Austria a tornare fortunosamente in Italia e a raggiungere le Langhe, Chiodi, col nome di battaglia di “Valerio”, riprese la lotta contro i nazifascisti al comando di un battaglione della CIII Brigata Garibaldi, che portava proprio il nome del suo collega Cocito, impiccato dai tedeschi il 7 settembre 1944 con altri sei patrioti, in località Pilone di Virle di Carignano (TO). Sino alla Liberazione Pietro Chiodi continuò nella lotta, che avrebbe poi raccontato nell’unica sua opera di narrativa, quel Banditi.Un diario partigiano edito dall’Einaudi nel 1946 e che Davide Lajolo avrebbe definito, recensendolo sull’organo del PCI ,“…il libro più vivo, più semplice, più reale di tutta la letteratura partigiana”. Dopo l’insurrezione di Torino, il professore era subito tornato all’insegnamento a Chieri e poi nel capoluogo piemontese dove, nel 1955, ottenne la libera docenza all’Università. Diventato, nel 1964, titolare della cattedra di Filosofia della Storia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, ricoprì quell’incarico sino alla morte prematura. Si può dire sia stato Pietro Chiodi a far conoscere in Italia l’esistenzialismo. Gran parte delle sue opere sono infatti dedicate al filosofo tedesco Martin Heidegger, anche se si è occupato con particolare acume pure di Immanuel Kant e di Jean Paul Sartre e del suo rapporto col marxismo. In ricordo di Pietro Chiodi, ad Alba gli hanno intitolato una piazzetta.