Doveri dell'uomo/Capitolo nono - Educazione

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Capitolo nono - Educazione

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Dio v’ha fatti educabili. Voi dunque avete dovere d’educarvi per quanto è in voi, e diritto a che la società alla quale appartenete non v’impedisca nella vostra opera educatrice, v’aiuti in essa e vi supplisca, quando i mezzi d’educazione vi manchino.

La vostra libertà, i vostri diritti, la vostra emancipazione da condizioni sociali ingiuste, la missione che ciascun di voi deve compiere qui sulla terra dipendono dal grado di educazione che vi è dato raggiungere. Senza educazione voi non potete scegliere giustamente fra il bene e il male; non potete acquistare coscienza dei vostri diritti, non potete ottenere quella partecipazione nella vita politica senza della quale non riuscirete ad emanciparvi: non potete definire a voi stessi la vostra missione. L’Educazione è il pane delle anime vostre. Senz’essa, le vostre facoltà dormono assiderate, infeconde, come la potenza di vita che cova nel germe dorme sterilita, s’esso è cacciato in terreno non dissodato, senza benefizio d’irrigazione e cure d’assiduo coltivatore.

Oggi, voi, o non avete educazione o l’avete da uomini e da poteri che nulla rappresentano fuorché se stessi e, non servendo a un principio regolatore, sono condannati essenzialmente a mutilarla o falsarla. I meno tristi fra i vostri educatori credono aver sodisfatto al debito loro, quando hanno inegualmente aperto sul territorio che reggono un certo numero di scuole dove i vostri figli possono ricevere un grado qualunque d’insegnamento elementare. Questo insegnamento consiste principalmente nel leggere, scrivere e computare.

Insegnamento siffatto si chiama istruzione; e differisce dall’educazione quanto i nostri organi differiscono dalla nostra vita. I nostri organi non sono la vita; non ne sono che semplici stromenti e mezzi di manifestarla; non la signoreggiano, non la dirigono: possono tradurre in fatti la vita più santa e la più corrotta. Così l’istruzione somministra i mezzi per praticare ciò che l’educazione insegna: ma non può tener luogo dell’educazione.

L’educazione s’indirizza alle facoltà morali; l’Istruzione alle intellettuali. La prima sviluppa nell’uomo la conoscenza dei suoi doveri; la seconda rende l’uomo capace di praticarli. Senza istruzione, l’educazione sarebbe troppo sovente inefficace; senza educazione l’istruzione sarebbe come una leva mancante d’un punto d’appoggio. Voi sapete leggere: che monta, se non sapete in quali libri si trovi l’errore, in quali la verità? Voi sapete, scrivendo, comunicare i vostri pensieri ai vostri fratelli: che importa, quando i vostri pensieri non accennassero che ad egoismo? L’istruzione, come la ricchezza, può essere sorgente di bene e di male a seconda delle intenzioni colle quali s’adopra: consacrata al progresso di tutti, è mezzo di incivilimento e di libertà; rivolta all’utile proprio, diventa mezzo di tirannide e di corruttela. Oggi in Europa l’istruzione, scompagnata da un grado corrispondente di educazione morale, è piaga gravissima che mantiene l’ineguaglianza fra classe e classe d’uno stesso popolo e inchina gli animi al calcolo, all’egoismo, alle transazioni fra il giusto e l’ingiusto, alle false dottrine.

La distinzione fra gli uomini i quali vi offrono più o meno istruzione e quei che vi predicano educazione, è più grave che voi non pensate, e merita ch’io vi spenda alcune parole.

Due dottrine, due scuole, dividono il campo di quei che combattono per la libertà contro il dispotismo. La prima dichiara che la sovranità risiede nell’individuo: la seconda sostiene ch’essa vive unicamente nella società e prende a norma il consenso manifestato dalla maggioranza. La prima crede aver compiuto la propria missione quando ha proclamato i diritti creduti inerenti alla natura umana e tutelato la libertà; la seconda guarda quasi esclusivamente all’associazione, e desume dal patto che la costituisce i doveri d’ogni individuo. La prima non vede più in là di ciò che io chiamai istruzione, perché l’istruzione tende infatti a dare facilità di sviluppo, senza norma generale, alle facoltà individuali: la seconda intende la necessità d’un’educazione ch’è per essa la manifestazione del programma sociale.

La prima guida inevitabilmente all’anarchia morale, la seconda, se dimentica i diritti della libertà, corre rischio di cadere nel dispotismo della maggioranza.

Alla prima apparteneva tutta quella generazione di uomini chiamati in Francia dottrinari, che tradì le speranze del Popolo dopo la rivoluzione del 1830, e gridando libertà d’istruzione e non altro, perpetuò il monopolio governativo nella classe borghese che ha più mezzi per dare sviluppo alle proprie facoltà individuali: la seconda non è sventuratamente rappresentata in oggi che da Sette e Poteri appartenenti a vecchie credenze, ostili al dogma dell’avvenire, il Progresso.

Tutte due quelle scuole peccano di tendenze anguste, esclusive.

Il vero è questo:

La sovranità è in Dio, nella Legge morale, nel disegno provvidenziale che governa il mondo e ch’è via via rivelato dalle ispirazioni del Genio virtuoso e dalle tendenze dell’Umanità nelle epoche diverse della sua vita: e nello scopo che bisogna raggiungere, nella missione che bisogna compiere. Non è sovranità nello individuo, non è nella società, se non in quanto l’uno è l’altra s’uniformino a quel disegno, a quella Legge, e si dirigono a quello scopo.

Un individuo o è il migliore interprete della Legge morale e governa in suo nome, o è un usurpatore da rovesciarsi. Il semplice voto d’una maggioranza non costituisce sovranità, se avversa evidentemente alle norme morali supreme, o chiuda deliberatamente la via al Progresso futuro. Bene sociale, Libertà, Progresso: al di fuori di questi tre termini non può esistere sovranità.

L’educazione insegna qual sia il Bene sociale.

L’istruzione assicura all’individuo la libera scelta dei mezzi per ottenere un progresso successivo nel concetto del bene.

A voi importa prima d’ogni altra cosa che i vostri figli imparino quale insieme di principii e credenze diriga la vita dei loro fratelli nel tempo in cui sono chiamati a vivere e nella terra ch’è stata loro assegnata: quale sia il programma morale, sociale e politico della loro Nazione: - quale lo spirito della legislazione dalla quale le opere loro debbono venire giudicate: - quale il grado del progresso raggiunto dall’Umanità: - quale quello da raggiungersi. E v’importa ch’essi sentano fin dai primi anni giovanili di essere stretti in uno spirito d’eguaglianza e d’amore verso un intento comune, coi milioni di fratelli dati loro da Dio.

L’educazione, che deve dare ai vostri figli insegnamento siffatto, non può venire che dalla Nazione.

Oggi, l’insegnamento morale è anarchia. Lasciato esclusivamente ai padri, è nullo dove la miseria e la necessità d’un lavoro materiale quasi continuo tolgono ad essi tempo per educare e mezzi per sostituire educatori a se stessi, tristo, se l’egoismo e la corruttela hanno pervertita e contaminata la famiglia. I fanciulli sono dati a tendenze superstiziose o materialiste, di libertà o di rassegnazione codarda, di aristocrazia o di reazione contr’essa, a seconda dell’istitutore prete o laico, che le tendenze paterne scelgono dove esistono mezzi. Come possono, cresciuti a gioventù, affratellarsi in concordia d’opere e rappresentare in sé l’unità del paese? La società li chiama a promuovere lo sviluppo d’una idea comune alla quale non furono iniziati mai. La società li punisce per violazioni di leggi talora ignote, e delle quali lo spirito e lo scopo non sono insegnati mai dalla società al cittadino. La società desidera da essi cooperazione e sacrificio per un fine che nessuna scuola svolge ad essi sull’aprirsi della loro vita civile. Strano a dirsi: gli uomini della dottrina, alla quale ho accennato poc’anzi riconoscono in ciascun individuo il diritto d’ammaestrare i giovani: non lo riconoscono nell’associazione di tutti, nella Nazione. Il loro grido, libertà d’insegnamento disereda la Patria d’ogni direzione morale. Dichiarano importantissima l’unità del sistema monetario e dei pesi; l’unità dei principii sui quali la vita nazionale deve avere fondazione e sviluppo, è nulla per essi. Voi non dovete lasciarvi adescare da quel grido che tutti quasi i fautori moderni di Costituzioni ripetono l’uno dopo l’altro.

Senza Educazione Nazionale non esiste moralmente Nazione. La coscienza nazionale non può uscir che da quella.

Senza Educazione Nazionale comune a tutti i cittadini: eguaglianza di doveri e di diritti è formola vuota di senso, la conoscenza dei doveri, la possibilità dell’esercizio dei diritti, sono lasciate al caso della fortuna e all’arbitrio di chi sceglie l’educatore.

Gli uomini che si dichiarano avversi all’unità della educazione invocano la libertà. Libertà di chi? Dei padri o dei figli? La libertà dei figli è violata, nel loro sistema dal dispotismo paterno: la libertà delle giovani generazioni sacrificate alle vecchie: la libertà di progresso diventa illusione.

Le credenze individuali, false forse ed avverse al progresso, sono trasmesse sole e autorevoli, di padre in figlio, nell’età in cui l’esame è impossibile: più tardi, nelle condizioni dei più tra voi, la fatalità d’un lavoro materiale di tutte l’ore, vieterà all’anima giovane, nella quale si saranno stampate quelle credenze, di raffrontarle con altre e modificarle. In nome di quella libertà menzognera il sistema anarchico del quale io vi parlo tende a fondare o perpetuare il pessimo fra i dispotismi, la casta morale.

Ciò che quel sistema protegge ha nome arbitrio non libertà. Libertà vera non esiste senza eguaglianza, e l’eguaglianza non può esistere fra chi non move da una base, da un principio comune, da una coscienza uniforme del Dovere. La libertà non si esercita che al di là di quella coscienza. Io vi dissi poche pagine addietro che la Libertà vera non consiste nel diritto di scegliere il male, ma nel diritto di scegliere fra le vie che conducono al bene. La libertà che invocano quei falsi filosofi è l’arbitrio dato al padre di scegliere il male pel figlio. Che? Se un padre minacciasse di mutilazione, di un guasto qualunque il corpo del suo fanciullo, la società interverrebbe invocata da tutti; e l’anima, la mente di quell’essere, sarà da meno del corpo? La società non potrà proteggerla dalla mutilazione delle facoltà, l’ignoranza dalla deviazione del senso morale, la superstizione?

Quel grido di libertà d’insegnamento sorgeva giovevole un tempo e sorge giovevole anch’oggi dovunque l’educazione morale è un monopolio d’un governo dispotico, d’una casta retrograda, d’un sacerdozio avverso, per natura di dogma, al Progresso: fu un’arme contro la tirannide; una parola d’emancipazione imperfetta ma indispensabile. Giovatevene ovunque siete schiavi. Ma io vi parlo d’un tempo in cui la fede religiosa avrà scritto sulle porte del tempio la parola PROGRESSO e tutte le istituzioni ripeteranno sotto varie forme quella parola, e l’Educazione Nazionale dirà sul finire dell’insegnamento all’allievo: a te, destinato a vivere sotto un Patto comune fra noi; noi abbiam detto le basi fondamentali di quel Patto, i Principii nei quali crede in oggi la tua Nazione; ma bada che il primo fra quei principii è Progresso; bada che la tua missione d’uomo e di cittadino è quella di migliorare, ove tu possa, la mente e il core dei tuoi fratelli: va, esamina, raffronta; e se scopri verità superiore a quella che noi crediamo di possedere, promulgala arditamente e avrai la benedizione della tua Patria. Allora, non prima, respingete quel grido di libertà d’insegnamento come ineguale ai vostri bisogni e funesto all’Unità della Patria; chiedete, esigete, l’impianto d’un sistema d’educazione nazionale gratuita, obbligatoria per tutti.

La Nazione deve ad ogni cittadino la trasmissione del suo programma. Ogni cittadino deve ricevere nelle scuole l’insegnamento morale - un corso di nazionalità comprendente un quadro sommario dei progressi dell’Umanità, la Storia Patria e l’esposizione popolare dei principii che reggono la legislazione del paese - e l’istruzione elementare intorno alla quale non v’è dissenso. Ogni cittadino deve imparare in esse l’eguaglianza e l’amore.

Trasmesso quel programma, la libertà ripiglia i suoi diritti. Non solamente l’insegnamento della famiglia, ma ogni altro è sacro. Ogni uomo ha diritto illimitato di comunicare ad altri le proprie idee: ogni uomo ha diritto d’ascoltarlo. La Società deve proteggere, incoraggiare la libera espressione del pensiero, sotto ogni forma; e aprire ogni via perché il programma sociale possa svilupparsi e modificarsi pel bene.