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Elettra (Sofocle)/Prologo

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Sofocle - Elettra (V secolo a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1926)
Prologo
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È l’alba. Entrano da sinistra Oreste e Pilade,
accompagnati dall’aio.



aio
Del re che a Troia il campo un giorno mosse,
d’Agamènnone figlio, or t’è concesso
veder con gli occhi tuoi ciò di cui brama
avevi ognora. Argo l’antica è questa,
5che già bramavi, della figlia d’Inaco
punta dall’estro, il sacro suolo. Ed ecco
la licia piazza, Oreste, al Dio di lupi
sterminatore[1], sacra. A manca, è quello
d’Era il celebre tempio; e di Micene
10d’oro opulenta, è questa la città,
ch’ora tu vedi; ed è quella, opulenta
di sterminî, la reggia dei Pelòpidi,
ond’io, quel dí che il padre tuo fu spento,
dalle man’ t’ebbi della tua sorella,
15t’involai, ti salvai, ti nutricai
insino a questa età, ché tu del padre
vendicassi la strage. E adesso, dunque,
Oreste, e tu, Pilade, a noi diletto
sopra ogni ospite, in fretta consigliatevi:

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20ché, chiaro già, del sole il raggio suscita
le mattutine voci degli augelli
distintamente, e la stellata negra
notte trapassa. Or, pria che il letto alcuno
lasci, teniam consiglio: al punto siamo
25che non conviene indugio, e tempo è d’opere.
oreste
O su tutti i famigli a me diletto,
come palesemente a me dimostri
l’amore tuo per me! Come, anche vecchio,
generoso corsier, mai nei pericoli
30l’animo abbatte, anzi le orecchie drizza,
cosí tu pure or ci sospingi, e in prima
fila muovi con noi. Perciò ti svelo
il proposito nostro; e aguzzo tu
l’orecchio porgi ai miei discorsi, e dove
35io fallisca alla mira, ivi correggimi.
Giacché, quando all’oracolo di Pito[2]
mi recai, per saper quale vendetta
trarre potrei su chi mio padre uccise,
Febo cosí come ora udrai rispose:
40ch’io stesso, senza scudi e senza esercito
compiere di mia man la giusta strage
con l’inganno dovessi. Or, poiché tale
fu l’oracolo udito, in questa casa
tu entra, come a te se n’offra il destro,
45e tutto apprendi ch’ivi entro si fa,
ché chiaramente a noi ridirlo possa:
ché te, vecchio qual sei, d’anni cadente,
non riconosceranno, alcun sospetto
non avranno di te, cosí fiorito

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50di crini bianchi. E tal favola narra:
che stranïero sei, che sei di Fòcide,
che qui l’illustre Fanotèo[3] ti manda
che è loro alleato, dei primissimi.
E annuncia ad essi, e giuramento presta,
55che, per sorte fatal, giù dal volubile
carro piombando, negli agoni pitici
è morto Oreste: sia questa la favola.
E noi, come l’oracolo c’impose,
di libagioni e di recise chiome
60cinta corona alla tomba paterna,
qui torneremo, e recheremo l’urna
dal bronzeo fianco, che nascosta abbiamo
in un cespuglio, come sai. Cosí
dolce novella recheremo ad essi
65con bugiarda parola: il corpo mio
diremo che fu già converso in cenere,
tra le fiamme disperso. E qual dolore
è per me questo, se, a parole morto,
sono vivo in effetto, e gloria ottengo?
70A parer mio, niuna parola è infesta,
quando profitti. Uomini saggi, a torto
creduti morti, io spesso vidi; e quando
poi tornavano a casa, onor maggiore
risedevano. E anch’io spero ri surgere
75da questa voce, e dei nemici miei
alle pupille, come un astro fulgere.
Deh, patrio suolo, e Numi della terra,
questo viaggio mio rendete prospero,
e tu, casa paterna: io torno a renderti
80pura, con la giustizia; e il Dio mi manda.
Non fate ch’io, privo d’onor, mi parta
da questa terra, anzi che i beni miei

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recuperare possa, e in pie’ rimettere
questa mia casa. Ho detto. Oh vecchio, a te,
85al tuo compito bada. Entra: noi due
partiam di qui: l’occasione è questa,
maestra a tutti, in ogni opera, massima.

Dal di dentro, giunge la voce di
elettra
Ahimè! Tapina me!
aio
Figlio, qualcuna delle ancelle m’è
90sembrato udir dietro la porta gemere.
oreste
Elettra è forse, la meschina? Vuoi
che qui restiamo, che ascoltiamo i gemiti?
aio
No, no: prima di ciò che Febo impose,
nulla compier si deve: esser da quello
95deve il principio: sul paterno tumulo
i libami versar: questo vittoria,
questo potenza ci darà nell’opera.

Escono.

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Note

  1. ↑ [p. 248 modifica]Il Dio di lupi sterminatore è Apollo.
  2. ↑ [p. 248 modifica]All’oracolo di Pito, a Delfo.
  3. ↑ [p. 248 modifica]Fanoteo, re della città dello stesso nome nella Focide, e amico dell’usurpatore Egisto; mentre il fratello di lui Strofio, ricordato a pag. 70, v. 1139, era amico dell’ucciso Agamennone.