Epigrammi (Roncalli)

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Francesco Roncalli

1834 E Indice:Scherzi poetici di vari celebri autori italiani e veneziani.djvu Poesie Letteratura Epigrammi Intestazione 3 dicembre 2014 100% Poesia

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DI FRANCESCO RONCALLI


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      Si raccontava ieri che in Turchia
Ogni marito con onor potea
Mantener quante femmine volea —
Celso si scuote; e grida in allegria:
Ah perchè non colà Celso nascesti?
Sua moglie che trovavasi presente:
Taci, caro, gli disse: tu saresti
Un gran cattivo Turco certamente.


      Contro Giobbe il demonio imperversato,
Figli, sostanze e sanità gli toglie:
E per ridurlo al più dolente stato,
Lo scaltro al pover uom lascia la moglie.


      Che Cloe si tinga il crin, no non è vero,
Io la vidi a comprarlo, ed era nero.



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     Tu m’ami, o Lesbia, d’un amor sì fatto,
Che vivendo Pitagora direbbe:
Ch’io fai già sorcio, e che tu fosti un gatto.


Amar non è qual dici un verbo attivo.
     Ama, e lo troverai sempre passivo.


Quando un vecchio ad una bella
     Vuol discorrere d’amor,
     Parmi un zoppo da stampella
     Che vuol fare il danzator.


Quando desti a me quel fiore
     Io ti diedi, o Nice, il core:
     Oh che bel giochetto vario
     S’or facessimo il contrario!



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A morte giunto il bevitor Sorivo
     Pregò di essere sepolto in questa botte
     Ch’ei votò mille volte essendo vivo.


Mentr’era per morir d’idropisia
     Disse agli astanti un amator di Bacco:
     Come mai d’acqua son ridotto un sacco
     Io che non ne bevetti in vita mia!


Rosmondo a cui lo scrigno un ladro tolse,
     Di morir impiccato si risolse:
     Ma d’avarizia avea l’alma sì lorda,
     Che s’annegò per risparmiar la corda.


               Dello sciocco per mia fè
          Più felice uomo non è:
          Tu che nol eredi a me
          Credilo dunque a te.


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       Jeri Zerbino giovine insolente;
Chiese in aria di scherno al vecchio Gianni
S’era dell’età sua giunto ai settanta:
Nol so, rispose il vecchio prontamente;
Ma so ben che un somaro di vent’anni
È più vecchio, che un uomo di settanta.


Oggi gli amici son come i melloni;
       In cento non ne trovi due di buoni.


Ad un vecchio avaro


Per quanto il tuo tesor s’apprezzi o veglia,
      Sembri quel mulo che sovente porta
      Sacchi d’oro sul dorso, e mangia paglia.


In questo marmo, ov’è un bicchiere inciso,
     Giace la vecchia bevitrice Aliso;
     Ma lo spirto si duol, che a lei vicino
     Sempre fu quel bicchier voto di vino.


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Per indicarmi il viso ed il cor vostro,
     Sceglier da voi non si poteva, o Clori,
     Carta più bianca, nè più nero inchiostro.


Ad una bella instabile


In te due gran pianeti Amore aduna:
    Hai nel tuo viso il sol, nel cor la luna.


Con quel di Balda unisce Baldo il cubito,
    E questo è tutto il suo dolce concubito.


Del mio cammino al Cielo eccovi il quadro,
    Dicea salendo sulla forca un ladro.