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Er tiratira

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Giuseppe Gioachino Belli

1831 Indice:Sonetti romaneschi I.djvu sonetti letteratura Er tiratira Intestazione 16 aprile 2024 100% Da definire

Li bburattini L'Apostoli
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1831

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ER TIRATIRA.[1]

     Nun te so cche rrisponne:[2] e ddichi[3] poco
Quanno me chiami crapa[4] e ggallinaccio:
Su sta mmerda sce[5] do ssempre er gruggnaccio;[6]
E ’r più pegg’è[7] che mmai nun trovo loco.

     La strega che ccapiva ch’er mi’ foco
Stava agguattato[8] sotto ar cenneraccio,[9]
M’ha pijjato nell’ora der cazzaccio,[10]
E ecco cqui ricominciato er gioco.

     L’ambra nun trova sempre la pajjetta:[11]
Tutto er ferro nun cià[12] la calamita;
E nun c’è pe’ ’ggni uscello[13] una sciovetta.[14]

     Ma p’er cristiano[15] sta ssempre ammannita,
Come tavola d’oste, una saetta
Che de natura sua tira a la vita.

Roma, 23 novembre 1831.

Note

  1. Tira tira: “un oggetto attraente,„ e specialmente “una donna amata.„
  2. Non so che risponderti.
  3. Dici.
  4. Capra: sciocco.
  5. Ci.
  6. Il viso.
  7. E il peggio è.
  8. [Acquattato], nascosto.
  9. [Ceneraccio, cenerone, qui è detto scherzevolmente per “cenere.„]
  10. Dicesi che qualsivoglia uomo abbia ogni giorno un’ora di debolezza.
  11. Paglietta.
  12. Non ci ha: non ha.
  13. Per ogni uccello.
  14. Civetta.
  15. Pel cristiano: per l’uomo. I soli cristiani sono uomini. Tutti gli altri non sono uomini, ma turchi, ebrei, ecc.