Eros (Verga)/XXVIII

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Cap. XXVIII

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XXVII XXIX
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XXVIII.


Non erano ancora le otto del mattino, e Alberto stava già per uscire di casa, allorchè Toni venne a dirgli che una persona, la quale dovea parlargli di cosa che premeva, l’aspettava in legno alla porta.

Alberto vide rincantucciata nell’angolo del fiacre una signora velata. Com’egli si fu seduto, l’Armandi gli disse con animata concisione:

— Cosa pensa di fare?

— Nulla.

— Nulla è troppo poco! Stava già per uscire alle otto di mattina! Avevo dunque ragione di essere inquieta?

— Ebbene, riprese dopo un breve silenzio, mi dica la verità: vuol battersi?

Alberti chinò il capo senza rispondere.

— Il principe Metelliani è religiosissimo, e non usa battersi. Cosa potrebbe fare per costringervelo? [p. 149 modifica]Schiaffeggiarlo? ei ricorrerà ai tribunali e per vendicarsi lo farà insultar mortalmente da un suo domestico che sarà lietissimo di buscarsi una discreta mancia andando in prigione pel suo padrone. Non faccia follie, per carità! Non gioveranno a nulla.

— È vero; rispose Alberti in tono breve.

— Abbiamo detto di essere amici schietti, ed ho perciò il diritto di darle dei consigli. Anzitutto perchè si batterebbe? per dispetto o per gelosia?

— Non lo so... rispose il giovine dopo una pausa.

— Non lo sa?... diggià!... diss’ella con un gaio sorriso — alla buon’ora!

Andavano pel gran viale delle Cascine; l’aria era ancora fresca, il cielo era azzurro; e i grandi alberi si elevavano dai due lati come immense muraglie di verdura. Per lungo tratto Alberto e la contessa rimasero silenziosi, guardando distrattamente i boschetti. Infine il giovane rivolse due o tre occhiate furtive su di lei, e disse esitando:

— M’ha perdonato davvero?

— Che cosa? domandò ella saettandogli uno sguardo penetrante.

Egli ammutolì; ma la contessa, senza dargli il tempo di aprir bocca, aggiunse con uno scoppio di riso civettuolo:

— Ah!.... Non ci pensavo più!


L’Armandì, malgrado la bizzarria del suo carattere, s’era mostrata, come avea promesso, amica schietta e [p. 150 modifica]vera d’Alberti nell’uggioso periodo che avea seguito la rottura di lui colla Manfredini. Egli andava a trovarla più spesso, e trovava piacere a chiacchierare con lei di cose indifferenti o a sfogarsi del suo umor nero. La contessa possedeva la rara qualità di saper ascoltare. Più di una volta il giovane avea sorpreso sè stesso in muta contemplazione di quella mano fina e aristocratica che carezzava indolentemente il nastro della gorgierina, gli sgonfletti del fisciù, e almanaccava dove l’avesse vista un’altra volta.


L’Armandi partiva anch’essa pei bagni, e a poco a poco Alberto avea finito per andarla a trovare quasi ogni giorno. Alla vigilia della partenza l’uno e l’altra s’erano fermati più a lungo del solito sul terrazzino a contemplare gli ultimi raggi del sole che moriva. Alberto era taciturno, ed anche la contessa aveva parlato pochissimo.

— Non è punto allegro stasera! diss’ella come per scacciare la tristezza che invadeva anche lei.

— Si fermerà lungo tempo ai bagni?

— Dipenderà da mio marito; ma poi andremo sul lago di Como,

Ei chinò il capo e rimase zitto. Anch’essa divenne astratta.

Poi gli disse abbassando la voce, senza che ne sapesse il perchè ella medesima:

— Veramente.... le rincresce ch’io parta?

— Sì; rispose Alberto senza alzare il capo. [p. 151 modifica]

La contessa ammutolì di nuovo. Infine ella gli prese la mano, e gli disse dolcemente con voce commossa:

— Io non vi amo, non posso amarvi, e non vi amerò giammai. Dopo quel ch’è stato fra di noi non possiamo esser altro che amici. — Volete?

Ei strinse la mano ch’ella gli porgeva, senza avere il coraggio di dire una sola parola.

Il giorno dopo Alberti era andato a dire addio alla contessa. Nel momento di lasciarsi ella gli domandò:

— Verrà a trovarmi sul lago?

— Sì.

— Non manchi. Venga fra il 15 e il 20 d’agosto.

E dopo alcuni istanti:

— Adesso cosa farà? Rimarrà a Firenze quest’estate?

— Non lo so.

— Vada in campagna, ai bagni, viaggi. Ella ha bisogno di distrarsi, dia retta alla sua amica.... e sopratutto cerchi d’innamorarsi ma con giudizio, veh! tanto da non perderci la testa.... Addio.