Eufemio da Messina/Atto terzo

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Atto terzo

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Atto secondo Atto quarto
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ATTO TERZO.


SCENA I.

Da una parte viene LODOVICA accompagnata da alcuni Saracini.

ALMANZOR s'inoltra dalla parte opposta.


Lodovica. I cenni udisti del tuo prence? Al padre
Guidami, e, pria che tu a Messina il renda,
Appo di lui sola mi lascia.
Almanzor.                                                  Il mira.
Obbedita già sei.1

SCENA II.

LODOVICA e TEODORO senza catene.

Lodovica.                                                  Cielo, sostieni
La vacillante anima mia.

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Teodoro.                                                            Che brama
Or costei? D’un acciar perchè non m’armi,
Onnipossente Iddio? Dall’ignominia
Trarla.... E in tempo sarei? Fuggimi; trema.
Lodovica.Ah genitor!
Teodoro.                              Ti maledissi: figlia
Più non mi sei. T’arretra: indegno pianto
È quel; m’accerta ei di tua infamia. Sposa
D’un Saracin, d’un rinnegato! A Dio
Già ribelle sei tu: disonorata
È la vecchiaja mia.
Lodovica.                                             Dalle tue piante
Forza non v’ha che mi divelga. Uccidi
La figlia tua; non dispregiarla: ajuto,
Pietà merto.
Teodoro.2                              Pietà? Raggio vi fóra
Di speme ancor? Dessa innocente? Ah sorgi!
Creder mi lascia a tua innocenza; inganna
Gli ultimi istanti di mia vita: un’empia
Non è, non è che sul mio core io stringo;
È la diletta figlia mia.
Lodovica.                                                  Non posso....
I singhiozzi frenar....
Teodoro.                                             Te i cittadini
Dalle mura espellean, vittima ignara
Di sì orrendo misfatto. Oh scellerati!
Piombi su voi l’imprecar mio. Deh, narra.
Strappata a forza dall’altar?
Lodovica.                                                            No.... ascolta.
Securi siam?
Teodoro.                               Quai mister chiudi?
Lodovica.                                                            Atroci!
Mesto un fragor di concitati bronzi
Pria dell’alba sorgea gli ermi silenzi
Nostri a turbar: d’alto spavento ingombre
Tutte accorrean le vergini all’altare,
Ove uno stuol di sacerdoti il nunzio

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Dava della irrompente oste infedele.
Conscio d’Eufemio alcun non era. A lui
Il segreto pensiero io volgea sola:
Chè in orribili sogni, ahi! tutta notte
Visto l’avea lottar miseramente
Fra mille morti, e di me sempre in cerca
Ir ripetendo il nome mio. Del sogno
Impressa ancor l’immagin rea mi stava,
Quando in periglio udii Messina. Il cielo
Per te a pregar, per la città, mi prostro....
Ma qual rimasi allor ch’entro il sacrario
Vidi precipitarsi il venerando
Pacomio, e intesi che prigion nel campo
D’Eufemio stavi, e che il tuo sangue a prezzo
Di mia infamia era posto? Io sulla terra
Mi gettai disperata, il dì abborrendo,
In cui pel lutto di mia patria io nacqui.
Mi confortava il pastor santo: «In breve,
» Spero (dicea), tutti lassù l’augusto
» Padre tuo rivedrem. Pria che involarti
» A questo chiostro, ognun la morte ha scelto,
» Ch’è inevitabil morte! Alla difesa
» Della città poche armi abbiam; caduti
» I più prodi già son....» Proseguía il vecchio,
Quando del monaster l’inclita madre
Sorse ispirata; e sovra l’umil capo
La sua destra ponendomi: «Betulia
» (Sclamò), Betulia era perduta; il braccio
» Di chi salvolla?» — «Di Giuditta,» io dissi,
L’arcano senso, ahi comprendendo, e tutta
Raccapricciando di terror....
Teodoro.                                                            Fia vero?
Oh glorïosa sorte! Amata figlia,
Narra: t’incuora.
Lodovica.Ahi tu di giubilo ardi.
Tu, padre!... Chi l’angoscia mia compiange?
Teodoro.3«Di Giuditta,» dicesti! Oh de’tuoi avi

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Non degenere prole! Or siegui.
Lodovica.                                                            Un lampo
Di sovrannatural luce la mente
Colpir sembrò del pastor santo. Appese
In voto (il sai) noi tempio hanvi le spoglie
Di quel feroce Mussulman, cui vinse,
Ah! un dì, campion del vero culto, Eufemio.
A quell’armi sacrate ecco s’avventa.
Pacomio: afferra questo stil, mel porge:
«Sposa di Dio tu sei (grida), gli oltraggi
» A te s’aspetta vendicar che un empio
» Muove allo sposo tuo.» Fuor del caduco
Mondo rapita io mi credea, nel coro
D’alti fulminei spiriti, intimanti
A me, debil mortal, cenno divino.
Senza lena.... smarrita.... io dell’eterna
Morte tremai. «Figlia! obbedisci,» il fero
Vecchio sclamò. «Si,» proferían le labbra,
Malgrado mio.... ma dalla man lo stile
Cadeami....4 Un gelo m’impietria.... Ritrarre
Volli, ma indarno, la promessa; chiuso
Da prepotente forza eran mie fauci.
Di liete grida echeggiò il tempio: innanzi
Mi si prostrar le mie dilette suore,
«Scelta da Dio, liberatrice santa»
Fervorose appellandomi: lo stesso
Pastor (oh indegna di tal gloria!) a’ piedi
Mi si gittò: «Non più figlia nomarti,
» Ma del popol di Dio madre convienmi.»
Così proruppe, e mi stringea le piante.
Teodoro.5Te del popol di Dio liberatrice,
Te onorar debbe il padre tuo.
Lodovica.                                                            Che fai?
Misera me!...6 Per la città il tremendo

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Officio divulgossi ch’ a me il cielo
Fidava. Semiviva uscii del chiostro
Da Pacomio assistita, ah! quasi rea
Che al supplicio s'avvia. Per me pregava
Folta piangente turba: a me d’intorno
Gigli e rose spargeansi, ed al martirio
Sacre le palme: e in mezzo al pianto un inno
Di speranza e d’amor sorgea festivo
Da tutti i cuori. Ebra, il confesso, allora
Da tal prestigi mi sentii: brandisco
Alto l'acciar; Pacomio il benedice.
Alla porta m’affretto: apresi. Il ponte
Varco.... Me lassa! tutto sparve. Sola....
In campo intriso di recente sangue....
Dei saracini padiglion la vista
M’atterrisce: fuggir voglio: mi pento
Del temerario assunto.... È troppo tardi;
Un guerrier mi persegue.... Egli era.... Eufemio!
Teodoro.Con qual pietoso gemito nomarlo,
Sciagurata, osi?
Lodovica.                                        Ah, non veduta almeno,
Potuto avessi il traditor mio ferro
In quel petto vibrar! bastante forza
In me trovata avría. Come or la destra
Contro ad uomo che in me cieco s’affida,
Che amante sua mi crede?...
Teodoro.7                                                       E il sei?...
Lodovica.                                                                      Ci amammo,
Padre....
Teodoro.                              Sposa di Dio sei; nol rimembri?
Lodovica8Jer questo vel!... Ah! rivederti, Eufemio,
Non credea mai. Padre, tu fremi.... Rea
Di scellerato amor sono, spergiura
Al vincolo cui dianzi io mi sacrai;
Appo d’Eufemio, il ciel, l’are, la patria,
Tutto a obbliar pronta son io: deh, salva
La tua misera figlia! Eroica tempra

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Non ha, non ha questo vil cor.... Quel ferro,
Sì; tu m’intendi....9 Ah, ti sien grazie! O padre,
Pietoso sei! Che?... Non ardisci?
Teodoro.                                                                 Iniqua!
Tu piangi? e a pianger mi costringi! Ai figli
Più agevol fia: prendi l’acciar; la vista
D’acerbo riprensor togliti. Il cocchio
Sul cadaver paterno una romana,
Esempio illustre, alla femminea prole,
Guidava; e intrisa dalle infrante membra
Giungea più grata al caro drudo in seno.
Lodovica. Oh raccapriccio! Odimi, deh!... Qual riso
Feroce schiudi? Ah! tu vacilli, padre;
Fuor di te sei!
Teodoro.                                        Del genitor sull’ossa....
Fra le ruine di sua patria.... assisa
Eccola in braccio al reprobo!.... Ma brevi
Son lo tue gioje, o sciagurata: il trono
Empio già scroscia: sotterranea fiamma
La parricida coppia divorò!
Lodovica. Oh tremende parole! Obbedïente
Mirami, o padre.
Teodoro.                                                            Ove son io? Turbato
Di questo dì gli eventi hanno il mio senno.
No, nol dicesti: il traditor non ami;
Fida a tuoi voti....
Lodovica.                                                  Si, padre.
Teodoro.                                                                      Messina
Redimerai? Questo pugnal....
Lodovica.10                                                                      M’assista
L’onnipossente Iddio.
Teodoro.                                                  Libero io sono
Mercè il tuo qui venir: compi il grand’atto,
Vanne. Io ritorno alla città, m’affretto
Quante son le nostr’armi a raccór tutte,
Con esse irrompo sovra i Mori: bada

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Ch’allor caduto Eufemio sia. Sconvolte,
Dopo estinto Oloferne, ivan sue turbe:
Così alla fuga i Saracini, o preda
A’ nostri brandi, si daran. Ma guai,
Se non adempi il dover tuo: perduta
Sarà Messina; de’ suoi prodi il nerbo
Qui sparirà; qui, te imprecando, il padre
Tra i disperati aneliti supremi....
No: il mio furor già si trasfonde, il veggio,
Nel pio tuo cor. Religïon t’infiammi,
Religïon che le fanciulle adegua
Ai fortissimi eroi; ch’unica sparge
Di prodigi la terra, onde anzi morte
Concittadino l’uom quasi è del cielo.
Lodovica. Vibrato il colpo.... oh ciel!... di me che fia?
Teodoro. Martire illustre, i Saracini.... Ahi lasso!
No, le tenebre aspetta: uscía del campo
Giuditta, e salva il tempio suo rivide.
Lodovica. Ciò impossibil mi fora: al nuzïale
Rito Eufemio m’attende. Ah, s’io ’l rimiro,
Più forza non avrò.
Teodoro.                                                  Vederlo dunque
E trucidarlo sia un istante. Addio:
Stringe il tempo. Morir sappi; sei figlia
Di re, d’Iddio sposa tu sei.... La salma
Tua cercherò, misero padre... e teco
Scenderò nella tomba. Iddio perdoni
A questo pianto: ella è mia figlia.11


SCENA III.

ALMANZOR e detti.

Almanzor.12                                                                      Stanco
Dell’indugio è il sultan. Qui la partenza
Ad affrettar del padre tuo m’invia.

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Teodoro. Ti benedico.
Lodovica.                              No, ferma.
Teodoro.                                                            L’estremo
Amplesso dammi.... I giuri tuoi rammenta.13


SCENA IV.

LODOVICA.

Padre! Ei vola: uno sguardo non rivolge
Alla sua figlia: barbaro!... Che dico?
Vicina a morte.... e oltraggio ancor l’autore
De’ giorni miei?14 Di questi orrendi giorni
L’autor!... del truce don grata esser posso?
No! il più crudel nemico mio tu fosti!
Innanzi a te sempre tremai! L’austera
Sembianza tua le mie gioje infantili
Già avvelenava: ognor d’Iddio, del trono....
D’amor paterno non parlasti mai.15
Oh infernali pensier!... Perdona, oh cielo,
Al mio delirio. A te vittima sacra
Jer non mi fei? Possente egida il velo
Contro a Satán non mi saria? Quel sangue
Che intorno ovunque a me rosseggia, è sangue
De’ cittadini miei: chi lo versava?...
I miscredenti! Eufemio! un parricida!16
La fede santa e lo fraterne vite,
Sì, vendichiam; più non s’ondeggi.


SCENA V.

EUFEMIO seguíto dall’esercito che si va ordinando, Sacerdoti Saracini, LODOVICA.

Eufemio.                                                                      Amata
Sposa, che tardi? I giuramenti nostri
A udir son pronti i sacerdoti: vieni.
Ma che? dal seno mi respingi?

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SCENA VI.

ALMANZOR e detti.


Almanzor.                                                                      Reso
Entro Messina è Teödor.
Lodovica.                                                             Me lassa!
Nulla diceati ?
Almanzor.                                   Che sue voci estreme
Tu non ponga in obblio.
Lodovica.                                                       Tremendo istante
Quest’è !
Eufemio.                    Che aneli? Inorridisci? Al fero
Padre giurato hai d'abborrirmi? E il puoi?
No, Lodovica : più che a te, m’è nota
L'amante anima tua; dessa traluce
Fra le ripulse ancor. Vana la cinge
Di superstizïon nebbia leggera,
Che a te vorria trasfigurarmi; al guardo
Tuo risplende una face; ella è d’amore
Per te la face, e di ragione a un tempo.
Già da tal raggio accorta, un falso Iddio
Scerni in quel ch’ io abjurava, in quel ch' espulso
M’ha dal paterno suol, che dal mio seno
Te, per me nata, respingea, ch’ a eterno
Romito carcer tuoi giorni innocenti
Per folle ira tirannica dannava.
Testimon d’ un Dio vero ecco il ridente
Ciel.... la natura a tutti madre.... Ah, nunzi
Non son d’un nume che a’suoi figli vieti
La pura gioja dell’ amor, che sempre
Sdegnato imponga espiatrici angosce
Nel cupo orror d’inospitali templi.
Lodovica. Oh sciagurato! Un breve passo morte
E l'uom divide: ah, ti ravvedi!
Eufemio.                                                            Infame
Nomar la legge del Coran si suole.
Dagli alunni di Cristo: oh! tu disgombra

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Sì falso creder: fratellevol, santa
Legge è....
Lodovica.17                    Poss’io?... Che fo?... d’eterne fiamme
Lui preda.... Eufemio?... Oh, non iniquo; illuso,
Ma retto ha il cor!
Eufemio.                                        Qual ti funesta arcano
Pensier? Largo sudor dalla tua fronte
Gronda: torva mi guati....
Lodovica.                                                  Empio, ti scosta:
Sacra al Signor sposa son io. La destra
Su questo vel uom non dè’ porger mai;
Chè di fiamme invisibili tessuto,
Incenerir può chi tant’osi. Indegna,
Si, lo vestii; ma da quel punto schiava
Son d’un geloso onnipossente spirto,
Che al tuo amore, alle tue cento falangi
Mi sottrarrà. Presaga parlo.... e t’amo....
E di non esser tua piango.... e tradisco
Indarno il mio dover. Non sarò tua
Mai, certezza n’ho in cor.
Eufemio.                                                  Donna, tu m’ami?
D’un Dio qualsiasi meco dunque affronta
L’ingiusto sdegno: ove ei ci abborra, a dritto
S’oltraggi: o fulmin non avrà, o congiunte
Cadranno almen le nostre audaci teste.
Lodovica. Ah, dubbio è il creder tuo....
Eufemio.                                                       Saldo è il volere.18
De’ sacerdoti a’ piè fede ti giuro:
Mia sposa sei.
Lodovica.                              Lassa, che ascolto?
Eufemio.19                                                                      E giuro
(Fido in ciò solo agli europei dettami)
Ch’unica del cor mio donna sarai,
De’ miei figli adorata unica madre.

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Lodovica. Dove son? Non resisto ... Ah si, ci unisca
La inevitabil folgore del cielo!
Eufemio. Tu m’ami?
Lodovica.                         Sì.
Eufemio.                              Mia dunque....
Lodovica.                                                            Si, t’adoro.20
Cielo! fuggiam.
Eufemio.                                        Che dici?
Almanzor.                                                            All’armi! all’armi!
Piomba la cittadina oste nel campo.
Tutti i Saracini.
All’armi! all’armi!
Eufemio.21                                                  Oh inopinato assalto!
Soliman, Bajazette, alle mie navi
La sultana si tragga.22
Lodovica.                                                  Eufemio, arresta.
Svenarlo.... si.... lasciatemi.... Tradito
Ho il genitor, le patrie mura, e Iddio.23


Note

  1. Parte coi Saracini.
  2. Commovendosi.
  3. Invaso d’ammirazione.
  4. Raccapricciando lascia cader lo stile. Teodoro lo raccoglie.
  5. Colla più viva espressione d’entusiasmo cadendo ai piè di Lodovica.
  6. Lo alza, sta un momento nelle sue braccia, indi prosiegue il racconto.
  7. Minaccioso.
  8. Con amaro cordoglio.
  9. Teodoro è orribilmente tentato di trafiggerla.
  10. Prendendo il pugnale.
  11. Lodovica non può parlare, è in una convulsione inesprimibile. Vedono avanzarsi qualcheduno, e Lodovica nasconde il suo stile.
  12. A Lodovica.
  13. Si stacca energicamente dalla fanciulla, e parte con Almanzor.
  14. Con amarezza e sdegno.
  15. Inorridisce di sè.
  16. Con veemenza.
  17. Tali parole la irritano: ella vorrebbe tosto punirne il reo, ma lo sdegno è combattuto dalla pietà.
  18. La prende risolutamente per mano, la conduce presso i sacerdoti e s'inginocchia dinanzi a lei.
  19. Inginocchiato.
  20. Si ode un tumulto d’armi.
  21. Nel massimo turbamento.
  22. Si scaglia co' suoi soldati a combattere.
  23. È trasportata via.