Favole (Fedro)/Libro secondo/VI - L'Aquila, la Cornacchia, e la Testuggine

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Libro secondo: VI - L'Aquila, la Cornacchia, e la Testuggine

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Fedro - Favole (I secolo)
Traduzione dal latino di Giovanni Grisostomo Trombelli (1797)
Libro secondo: VI - L'Aquila, la Cornacchia, e la Testuggine
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FAVOLA VI.

L’Aquila, la Cornacchia, e la Testuggine.


NEssun contro a un potente è assai difeso;
     Ma se rìo consigliero a lui s’aggiunga,
     Nequizia a forza unita il tutto atterra.
          * Trasse l’Aquila in alto una Testuggine,
     5Che tutta ascosa entro la dura scorza
     Non lascia che l’augel le faccia offesa.
     Là vola una Cornacchia, e avvicinatasi,
     Pingue è, dice, tua preda: pur m’avveggio,
     Che se ciò che far dei, non ti si additi;
     10Andrai di grave peso indarno carca.
     Parte a lei ne promette. L’altra allora:
     Ver l’alte stelle innalza il volo, e a piombo
     Sopra uno scoglio l’abbandona, e infranta
     La dura scorza, a tuo piacer l’addenta.
     15Pronto l’augel l’innalza, ed ottenuto
     Dal rio consiglio fortunato evento,
     Ricca parte ne dona a la Cornacchia.
     Così colei difesa da natura,
     Tal che una darle morte unqua non seppe,
     20Quella, in cui due s’unir’, campar non pote.