Favole (Fedro)/Libro terzo/VII - Il Cane, e il Lupo

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Libro terzo: VII - Il Cane, e il Lupo

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Fedro - Favole (I secolo)
Traduzione dal latino di Giovanni Grisostomo Trombelli (1797)
Libro terzo: VII - Il Cane, e il Lupo
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FAVOLA VII.

Il Cane, e il Lupo.


LIbertà quanto è cara, in brieve espongo.
          * Un Lupo, cui consunto ha lunga fame,
     Un ben pasciuto Cane a sorte incontra:
     Fermi si salutaro. Primo il Lupo:
     5Onde tal liscio, onde sì lauto cibo,
     Il ventre ti distese? Io più robusto
     Di te, a perir son da ria fame astretto.
     Semplicemente il Can: Fia ugual tua sorte,
     Se ugual servizio il mio padron n’ottenga.
     10E qual? Custode il dì sia de la soglia
     Da i ladri la magion guardi la notte.
     Io son pronto; nè boschi, e pioggia, e nevi
     Soffrir m’è forza, e dura vita io meno;
     Quanto più agevol fora sotto il tetto
     15Viver agiato, e largamente pascermi?
     Vien dunque meco. Nel cammin s’accorge,
     Che roso il Can da la catena ha il collo.
     Onde è ciò, amico? Nulla. Amo saperlo.
     Poichè sembro feroce, il dì mi legano

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     20Perchè allor dorma, e desto sia la notte:
     Sciolto su l’imbrunir, vo dove voglio:
     Benchè nol chiegga, mi si porta il pane;
     Da la mensa il padron l’ossa mi porge;
     La famiglia gli avanzi; e se a taluno
     25Vien qualche cibo a noja, a me si getta:
     Così senza fatica empiomi il ventre.
     Ma se d’altrove andar mi vien talento,
     Possol’io far? O questo no! e tu goditi,
     Cane, le tue venture: io non le curo.
     30Regnar non vo’, se libertade io perdo.