Filocolo/Libro quinto/37

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Libro quinto - Capitolo 37

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- Non fia sì lungo come pensi l’affanno - rispose Menedon alla fonte. E volto a Filocolo, a cui niente riferire bisognava, ché tutto avea udito, con umile preghiera gli domandò che la sua grazia gli rendesse, e con Menedon ciascuno degli altri in merito del lungo affanno similemente la dimandarono. A’ quali Filocolo liberamente la concedette, giurando per se medesimo che di perfetto amore l’amerà per inanzi, e le preterite cose sì come fanciullesche metterà in oblio: di che tutti il ringraziarono. E Filocolo a Biancifiore commise che sì lieta novella narrasse all’aspettante, la quale graziosa non aspettò il secondo comandamento, ma voltato sopra la fonte il viso, riguardando in essa, disse: - O giovane, che nelle liquide onde la tua forma nascondi, confortati, la grazia del tuo signore t’è renduta: e però sicuro nella sua presenza ti presenta -. La chiara fonte sì tosto come in sé riceveo la bella imagine della sua donna, così la conobbe, e lasciato l’usato bollire, con soave movimento intorno a quella mostrava festa, e la voce entrata per le dolenti caverne rendé letizia al misero; per che così parlò: - O immortali iddii, a’ quali niuna cosa si occulta, sia lodata la vostra inestimabile potenza. Io per la vostra benignità di quella dolcezza ho gustata, che la nemica fortuna mi tolse quando Marmorina abandonai, e quella donna, per cui l’amara iniquità sostenni, quella la riavuta grazia m’ha annunziata. Piacciavi adunque misericordiosamente operare ch’io nella prima forma tornando lieto a’ cari amici mi presenti -. Egli dicea ancora queste parole, quando i circunstanti videro le chiare acque coagularsi nel mezzo e dirizzarsi in altra forma abandonando il loro erboso letto, né seppero vedere come subitamente la testa, le braccia e ’l corpo, le gambe e l’altre parti d’uno uomo, di quelle si formassero, se non che, riguardando con maraviglia, co’ capelli e con la barba e co’ vestimenti bagnati tutti trassero Fileno del cavato luogo, e davanti a Filocolo il presentarono. Al quale egli, come il vide, s’inginocchiò davanti e con pietose voci dimandò perdono, e appresso di Filocolo la benivolenza: le quali cose benignamente Filocolo gli concesse. Egli fu di nuovi vestimenti adorno, e i raviluppati capelli e la male stante barba furono rimessi in ordine, levandone le superflue parti, e lieto si diede con gli altri cavalieri a far festa, maravigliandosi non poco qual caso quivi gli avesse menati insieme con Biancifiore. Il cui viso poi ch’egli ebbe veduto, stimandolo più bello che mai gli fosse paruto, contento tacitamente si dispose al vecchio amore, credendo sanza quello niuna cosa valere.