Filocolo/Libro secondo/24

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Libro secondo - Capitolo 24

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Libro secondo - Capitolo 24
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Ma Florio, partito, alquanto si turbò nel viso, mostrando il dolore che l’angoscioso animo sentiva. Andavano i suoi compagni lasciando i volanti uccelli alle gridanti grue, faccendo loro fare in aria diverse battaglie. E altri con gran romore sollecitavano per terra i correnti cani dietro alle paurose bestie. E così chi in un modo e chi in un altro, andavano prendendo diletto, mostrando a Florio alcuna volta queste cose, le quali molta più noia gli davano che diletto: però che egli alcuna volta imaginando andava d’essere stretto dalle dilicate braccia di Biancifiore, come già fu, e non gli parea cavalcare; le quali imaginazioni sovente, col mostrarli le cacce, gli erano rotte. Ma egli poco a quelle riguardando, pur verso la città, la quale egli mal volontieri abandonava, si rivolgea; e così volgendo s’andò infino che licito gli fu di poterla vedere. E così andando con lento passo, costoro s’erano molto avvicinati a Montoro quando il duca Ferramonte, che la sua venuta avea saputa, contento molto di quella, con molti nobili uomini della terra s’apparecchiò di riceverlo onorevolemente. E coverti sé e i loro cavalli di sottilissimi e belli drappi di seta, rilucenti per molto oro, circundati tutti di risonanti sonagli, con bigordi in mano, accompagnati da molti strumenti e varii e coronati tutti di diverse frondi, bigordando e con la festa grande gli vennero incontro, faccendo risonare l’aere di molti suoni. Quando Florio vide questo, sforzatamente si cambiò nel viso, mostrando allegrezza e festa, quella che del tutto era di lungi da lui; e con lieto aspetto il duca e i suoi compagni ricevette, e fu da loro ricevuto. E con questa festa, la quale quanto più alla terra appressavano tanto più crescea, n’andarono infino nella città, della quale trovarono tutte le rughe ornate di ricchissimi drappi, e piena di festante popolo. Né niuna casa v’era sanza canto e allegrezza: ogni uomo in qualunque età facea festa, e similemente le donne cantando versi d’amore e di gioia. Pervenne adunque Florio con costoro al gran palagio del duca, e quivi con tutto quello onore che pensare o fare si potesse a qualunque iddio, se alcuno in terra ne discendesse, fu Florio da’ più nobili della terra ricevuto. E, scavalcati, tutti salirono alla gran sala, e quivi per picciolo spazio riposatisi presero l’acqua e andarono a mangiare. E poi per amore di Florio, molti giorni solennemente per la città festeggiarono.