Fiore di virtù/XXVII

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Capitolo XXVII. Della costanza appropriata alla fenice

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Anonimo - Fiore di virtù (XIV secolo)
Capitolo XXVII. Della costanza appropriata alla fenice
XXVI XXVIII


Costanza, fortezza, ovvero stabilità, secondo Isidoro, si è fermezza in uno proponimento: ma non debbe però l’uomo essere tanto fermo nel proponimento, che cadesse nel vizio che si chiama durezza. Andronico dice: Durezza si è a non voler mutare proponimento per alcuna evidente cosa. E puossi assimigliare la virtù della costanza a uno uccello c’ha nome fenice, la quale vive 315 anni; e com’egli si vede invecchiato, sicchè la natura gli manchi, si raccoglie certi legni odoriferi e secchi, e fanne un nidio, e poi entra in questo; e stando vòlto in verso la spera del sole, e battendo l’ale, il fuoco s’appiglia nel nidio per lo calore del sole; e questo uccello è tanto costante che non si muove, anzi si lascia ardere, perch’egli sa naturalmente ch’egli si dee rinnovare in capo di nove dì; e dell’umore del corpo suo nasce uno vermine, che cresce a poco a poco, e poi rimette le penne, e convertesi in uccello: sicchè mai non è più d’una fenice al mondo. Tullio dice: Nessuna cosa è più bella che la costanza, nè che tanto si convegna alle persone come avere in sè fermezza. Cato dice: Sii costante come richieggiono le cose. Isidoro dice: Non è da lodare chi comincia, ma chi persevera. Santo Gregorio dice: Mille persone corrono al palio; ma la perseveranza vince. Della virtù della costanza si conta nelle Storie di Roma, che un re de’ Greci costituì certe leggi le quali pareano troppo dure al popolo; e il Re pensò pure di volerle fare osservare, perocch’erano molto giuste leggi. E disse al popolo: Io voglio che voi le giuriate insino alla mia tornata, e in questo mezzo io favellerò al nostro Iddio che me le diede; poi ve le darò secondo il vostro volere. Udendo questo il popolo, tutti si rallegrarono, e giurarono osservarle infino alla sua tornata. Ed egli subito si partì, e andossene in lontano paese, e qui stette infino che non morì. E perchè sempre quel popolo l’osservasse, comandò che quando fosse morto, il suo corpo fosse arso, e la polvere gittata in mare, acciocchè il popolo non si credesse essere assoluto da quel giuramento se l’ossa sue fossono trovate e riportate alla cittade.