Fiore di virtù/XXXIII

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Capitolo XXXIII. Della astinenza appropriata all'asino salvatico

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Anonimo - Fiore di virtù (XIV secolo)
Capitolo XXXIII. Della astinenza appropriata all'asino salvatico
XXXII XXXIV


Astinenza si è una virtù per la quale si costringe la cupidità della gola e di molti altri vizj nascenti dalla gola. E puossi assimigliare la virtù dell’astinenza all’asino salvatico, il quale non berebbe mai d’acqua s’ella non fosse chiara; e s’egli va al fiume che sia torbido, egli starà ben due o tre dì a aspettare ch’ella sia ben chiara. Nella Somma de’ vizj si conta dell’astinenza, che, perchè le persone fossono astinenti della gola, Iddio ne fece la più piccola bocca, secondo la quantità del corpo, che a nessuno animale. Salomone dice: Chi è astinente si gli cresce vita. Basilio dice: Siccome al cavallo si mette il freno per ritenerlo, così si conviene rifrenare la volontà della gola per la astinenza. Varro dice: L’astinenza è guida di tutte le virtudi. Dell’astinenza si legge nelle Storie Romane, che cavalcando lo re Alessandro per lo diserto di Babilonia, si gli mancò la vivanda, e non trovava niente da mangiare; e molti erano morti di fame, chè tutta la sua gente aveva mangiati gli loro cavalli, e l’altro bestie che aveano con loro. E avendo uno cavaliere certe melarance, si le portò ad Alessandro; e quando Alessandro l’ebbe in mano, si le buttò in uno grande fiume, e disse: Non voglia Iddio ch’io viva e muoja, se non come farà ciascuno di voi che è qui meco. E veggendo ciò coloro ch’erano presenti, molti si gittarono nell’acqua per averle, sicchè molti n’annegarono, che non poteano durare per la fievolezza della fame. E poco più andarono che avanti trovarono abbondanza di ciò che bisognò loro ad Alessandro e a tutta la sua gente.