Galateo insegnato alle fanciulle/Lezione VI - Sincerità e prudenza

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Lezione VI - Sincerità e prudenza

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LEZIONE VI.

Sincerità e prudenza.

Per vivere d’accordo colla nostra coscienza e col nostro prossimo, dobbiamo saper accoppiare, in ogni contingenza della vita, la sincerità alla prudenza; cosa pur troppo non sempre agevole.

Non dir mai, figlia mia, ciò che non è, ma neppure tutto ciò che ti pare che sia, tu devi dire. Vi sono delle verità che è scortesia il manifestare.

Ovidio, classico latino, scrisse che la prudenza non vuole sempre che si dica tutto ciò che si pensa.

Io leggo nell’animo tuo, cara Manetta, come in un libro. Io t’ho insegnato a giudicare, ad amare, io so tutto ciò che tu pensi e senti e con me devi essere, anzitutto schietta, [p. 26 modifica]espansiva, com’io lo sono teco. Guai se la figlia non ha piena confidenza nella madre!... Ma uguale schiettezza ed espansione non sei tenuta ad usare con tutti. Non potendoti conoscere gli estranei, nè amare, com’io ti conosco ed amo, interpretano talora in modo sinistro le tue parole e valgonsi di esse, per danneggiarti o per lo meno per giudicarti con poco favore. — Se tu, p. es., sei ricca e fortunata e narri le soddisfazioni, che colle tue dovizie ti procuri, od i tuoi trionfi e le tue gioie, desti facilmente invidia, sei creduta una vanitosa e diventi importuna, antipatica.

Se per l’opposto sei povera e descrivi le privazioni alle quali devi sottometterti, da pochi avrai sincero compianto, da molti biasimo, accusando te od i tuoi parenti d’imprevidenza, di mala amministrazione, di stoltezza e persino di crudeltà. Tutti poi si annoieranno presto della tua compagnia, se in società ti lagni spesso della tua miseria, delle tue disgrazie, dei tuoi dolori. — Tu devi perciò farti forza, mostrarti ilare, trattenere chi ti viene a visitare con discorsi briosi, interessanti, o per lo meno indifferenti; e più troveranno che hai spirito, disinvoltura, tatto sociale, se saprai condurre il discorso in modo da non dover parlar mai di te, ma da indurre gli altri a fare sfoggio del loro sapere, narrare i casi loro, lieti o tristi che siano, prendendo viva parte a ciò che dicono, rilevando la grazia con cui si esprimono, e qualsiasi altro loro [p. 27 modifica] pregio. Leggi il Manuale per le fanciulle dell’esimia educatrice signora Amalia Paladini che è un vero gioiello e su questo proposito troverai osservazioni giustissime — Non è la finzione ch’io ti consigli; Dio me ne guardi!... ma una certa prudenza, l’arte di tacere a tempo e luogo, un tatto squisito, il quale c’impone di non urtare in nessun modo la sensibilità di chi è con noi in relazione. I francesi dicono che tutte verité n’est pas bonne à dire. Difatti da te stessa lo puoi comprendere. Diresti ad una signora: «Oh! quant’ella è brutta!» — benché lo sia realmente? Ovvero: «Come?... Ella non sa questa o codesta cosa? Dunque la è un’ignorante, una stupida!...» No certo. E perche? Perchè ciò ti farebbe dispiacere, se a te fosse detto; perché la carità ed il galateo c’insegnano di non mai dir cosa che possa affliggere od offendere chicchessia. Cosi pure non è gentile il rammentare ad un generale la sua sconfitta, ad un negoziante il suo fallimento, ad un attore drammatico il suo fiasco in teatro, ad una dama galante la sua vicina vecchiaia, ad uno scolaro il mal esilo del suo esame ed a chiunque poi una mortificazione sofferta, un fallo commesso, un’epoca dolorosa, o mettere in rilievo un difetto tanto fisico che morale, una mala abitudine qualunque. Se non puoi lodare, taci, ma astienti il più che puoi dal biasimare, se non vuoi farti dei nemici. Con questo sistema tu unirai la sincerità alla prudenza. [p. 28 modifica] Chi loda sempre, anche colui che non lo merita, è un adulatore e manca di sincerità; chi biasima sempre è un Aristarco, un orgoglioso che si erige a giudice di ogni altrui azione, un noioso, un pedante critico e manca di prudenza. Il maligno di raro è prudente, perchè trova una certa voluttà a pungere il suo prossimo; mentre chi possiede bontà d’animo, trema sempre di offendere, anche involontariamente la suscettività altrui con una parola, perchè non desidera che di veder dei felici.

Abbi però sempre presente, figlia mia, che alla prudenza non devi mai sacrificare là sincerità, per non meritarti gli obbiobriosi epiteti di bugiarda, d’impostora ed il disprezzo universale.

L’integerrimo Epaminonda celebre Tebano aveva tanto amore alla verità che non avrebbe mentito nemmeno per burla. — Gerone re di Siracusa l’amava pur tanto che dicera spesso: «La mia reggia e le mie orecchie saranno sempre aperte a chiunque vorrà dirmi apertamente il vero».

E così bramerei che tu fossi, Mariuccia mia. Mentre ti consiglio la massima prudenza, amo che tu non inganni però mai nessuno, e che verso chiunque abbia il coraggio di avvertirti dei tuoi difetti, tu ti mostri riconoscente più che verso chi ti lodi ingannandoti, perchè quegli cerca di metterti sul buon sentiero e ti reca un vantaggio reale. Vi sono persone, che mal interpretaado il complimento, del quale ragioneremo più [p. 29 modifica] tardi, non nutrendo in cuore sentimenti nobili, benevoli, li fingono. Per loro il galateo è, non la espressione della gentilezza d’animo, sentita, sincera, ma la sola maschera della medesima. Siccome essi vantano ad ogni istante la loro onestà, il loro candore la loro schiettezza ed ogni altra virtù, mentre mancano persino dei più elementari principii di morale, così vi attestano la più leale amicizia e forse vi odiano o vi sono per lo meno indifferentissimi; vi colmano di tenerezze e di lodi, ed appena vi assentate si burlano di voi, rilevano ogni vostro errore e difetto, esagerandolo, interpretando con malignità le vostre più innocenti parole. Quest’ipocrisia è schifosa e ributtante.

Se tutto ciò che si pensa non si può esprimere, non devesi però dire ciò che non si pensa. Se si nutre disprezzo, perchè manifestare stima? Se un’azione merita biasimo, perchè lodarla? Si taccia, se credesi necessaria la prudenza, ma non si ricorra mai all’inganno, al tradimento d’una lode non sentita. Giuda Iscariote non dev’essere in verun modo imitato.

Per reggerti più facilmente sull’angusto passo che unisce la sincerità alla prudenza, non parlare mai nè agir all’impensata; sii tollerante con gli altri e severa con te stessa. Superiore ai bassi pettegolezzi, non prestare attenzione alle dicerie che dai malevoli ti venissero riportate, benchè ti concernessero. Socrate quando i suoi alunni gli riferirono che qualcuno aveva detto male [p. 30 modifica] di lui, rispose con calma: «Se ciò che di me si dice è vero, serve per correggermi; se non lo è, non me ne occupo; non parlano di me».

Imita, cara Mariuccia, questa sublime filosofia!