Gemme d'arti italiane - Anno I/S. Sebastiano salvato da Irene

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Michele Sartorio

S. Sebastiano salvato da Irene ../Ritratto di una signora ../Interno della chiesa di S. Marco in Venezia IncludiIntestazione 1 agosto 2018 25% Da definire

Ritratto di una signora Interno della chiesa di S. Marco in Venezia

[p. 50 modifica]SAN SEBASTIANO SALVATO DA IRENE [p. - modifica] [p. - modifica] [p. 51 modifica]

SEBASTIANO

TRIBUNO DELLA GUARDIA DI DIOCLEZIANO

SALVATO DA IRENE

VEDOVA DEL SANTO MARTIRE CASTULO

Quadro ad olio

Di Cesare POGGI

per commissione della Deputatione di Maleo

Appena uscirono in campo a confondere e convertire i sapienti coloro che il secolo reputava spregevoli idioti, una Croce fu adorata come cattedra di verità, e si videro i forti sconfitti dai deboli e i colossi atterrati dal granello di sabbia. E da che scaturivano tanti miracoli? La costanza del martire d’onde mai traeva l’alimento? Dalla persuasione intima, irremov [p. 52 modifica]ibile delle verità professate. Posto fra il peccato e la morte, e acceso di viva fede, il Fedele non titubava nella scelta. La santa Dottrina, così il nostro Manzoni, non permetteva ai Cristiani altro contegno in faccia al carnefice, che morire pregando per lui: e certamente ogni savio mondano non poteva che pronosticarne la caduta; ma è pur vero che la santa Dottrina per questo unico mezzo si è stabilita e diffusa.

Da quel momento Roma, la capitale dell’universo cristiano, fatta il centro di tutte le religiose credenze, è la nave che salva dal generale naufragio le tradizioni dell’arti che dopo averle purificate dal lezzo pagano coll’abominio degl’idoli, col sangue de’ martiri, colla commovente semplicità de’ riti apostolici, colla carità generosa delle opere, dallo squallido seno delle tombe le fa balzare per metamorfosi unica sul trono degl’imperatori; che le rende più gloriose colla croce, la quale compare sull’altezza suprema de’ cieli agli occhi dell’attonito mondo, e con essa, volando sulle bandiere vittoriose delle romane legioni, invita la terra a nuovi costumi, a nuovo splendore, alla vita che non ha fine.

Nella fede, che ruppe le catene della schiavitù al pensiero, che redense la donna, che acclamò uguali al cospetto del Signore tutti gli uomini, sta riposta la scintilla del vero bello eterno, universale: questa fede doveva a perpetuarlo nel mondo e tramandarlo fino a noi a traverso il sanguinoso sconvolgimento di tutta la terra. E il germe di tanto miracoloso rivolgimento si maturava tra pochi credenti, si nascondeva nel mistero delle catacombe, dove fortificava colle imagini della risurrezione e dei primi simboli cristiani i martiri fedeli. Quando l’arte fatta cristiana poté comparire in piena [p. 53 modifica]luce senza essere riprovata di morte, si affrettò subito a ornare le prime basiliche e rinvenne il modello della bellezza nell’Uomo-Dio, e su questa bellezza ne stabilì le norme. Non più Grecia, ma Italia; non più Atene, ma Roma; in un santuario del medio evo, sulle montagne dell’Umbria presso Assisi riparerà la pittura a rinverginarsi. Ecco sorgere una scuola veramente cristiana, che cerca il tipo della bellezza nel cielo, le storie da rappresentare tra gli uomini più santi della terra, e dappertutto sparge imagini di consolazioni e di speranze; Angioletti che suonano e cantano, vergini che sorridono alla vista de’ cieli aperti, e sempre in alto le Vergini e il Signore che guardano raggianti di tutta la loro serena letizia le supplichevoli schiere de’ sottoposti fedeli1.

A siffatta scuola s’ispirarono e Cimabue, che primo o tra i primi mosse guerra alla maniera bizantina, e il pastorello di Mondone, suo discepolo, e il Beato da Fiesole, angelico nel cuore, nella vita e nelle opere, Benozzo Gozzoli, l’Orcagna, il Perugino e il massimo Raffaello.

E a siffatta sorgente di bellezze inesauste, perché fondate sul vero, anche il nostro Poggi, ha dovuto at tingere il concetto della pala che stiamo per descrivere2. Sebastiano, sotto la veste del soldato, nascondeva lo spirito d’un umile credente. Visitava quanti pativano per la fede e gli animava a sostenere [p. 54 modifica]il martirio. Talvolta predicava il Cristo agl’idolatri e ne convertì parecchi, i quali ricevettero il battesimo e furono dal martirio coronati. Avuto di ciò contezza l’imperatore Diocleziano, dette in mano l’abborrito Tribuno agli arcieri, perché, legato a un palo, fosse da freccie trafitto. Lasciato là per morto, una santa donna chiamata Irene, accorsa per dargli sepoltura, lo trova ancor vivo. L’artista ritrasse appunto il Santo nell’atto che la vedova di Castulo sta levandogli le freccie, assistita in quell’atto pio dall’Angiolo della Carità, che, mentre consola l’estenuato martire baciandolo in fronte, si accinge a slegarlo dall’albero fatale. In alto alcuni Angioli ben distribuiti assistono a quell’opera meritoria e fanno un bel contrasto con la scena al di sotto. Nel viso del Santo leggi la celestiale rassegnazione di chi nulla desidera né delle cose visibili, né delle invisibili, eccetto il posseder Dio. La vedova è atteggiata a profonda compassione mista ad amorevole riverenza, e giubila al pensare che potrà condurre a casa, curare e risanar dalle ferite l’intrepido campione della fede che farà nuovamente getto della vita, ma dopo d’aver rimproverata al tiranno l’ingiustizia che lo spingeva a perseguitare i Fedeli3. Ben distribuito è il gruppo rispetto all’ordine, [p. 55 modifica]grazioso negli atteggiamenti e nelle forme. I panneggiamenti sono trattati con nobiltà ed eleganza, e il colorito sente della buona scuola e dà grand’effetto al dipinto. 1 più difficili non mancheranno certo di scoprire qualche menda nella totalità dell’esecuzione, e anco a noi pare che una maggior varietà di metodo, finitezza di tocchi e diligenza di disegno avrebbero forse aggiunto il massimo della perfezione a codesto quadro d’altra parte pregevolissimo. L’effetto dell’insieme è felice e lascia il cuore dolcemente commosso e pieno d’ammirazione per Colui che sopporta rassegnato il martirio affine di raggiungere una Beatitudine affatto pura, spirituale, incomprensibile, avvalorato dalla buona novella che al credente è luce viva dell’intelletto e sentimento profondo del cuore. Il Poggi merita assolutamente lode per lo squisito giudizio con che ha condotta la composizione e per le difficoltà superate [p. 56 modifica]e per altri pregi che que’ dell’arte sapranno ammirare. D’alcuni ritratti ha egli pure arricchito la nostra esposizione belli per la perfetta somiglianza e per felice fusione di tinte, che lo mantengono in quella stima in che è degnamente salito da gran tempo per molteplici applauditi lavori.

Michele Sartorio [p. - modifica]

  1. Vedi l’opera di A. F. Rio Della Poesia Cristiana nelle sue forme.
  2. Codesto dipinto fu allogato al valente artista dalla deputazione di Maléo per decorare il nuovo altare eretto nella parrocchia e cappella di diritto comunale a perpetua ricordanza della discesa in Lombardia di S. M. l’imperatore Ferdinando Primo.
  3. Questo bel quadro ha ispirato a G. B. Cremonesi un carme latino di bella fattura, di cui ecco un lodevole saggio:

    Tum vero exhaustis ira languente pharetris
    Solvitur exanimum fatali ex arbore corpus.
    Verum quis liquidis manantia vulnera poenis
    Unguentis linget, vulsisque a corpore telis
    Hospitio excipiet, media ne functus arena
    Daps belvis iaceat, corvisque rapacibus esca.

    Tu miserens Hyrene adsis, et pharmaca miscens
    Redde fatiscenti vires, animamque Sebasto.
    Vix ego: mox mulier coelo monstrante salubres
    Coepit in aprico succos, palmisque recoctis
    Inclusit liquidam cratere divite vitam.
    Foemina tum inveni secreto admota jacenti
    Transfossos molli nisu luctata tenacem
    Artubus evellit mortem, coesisque medullis
    Infundit medicos prono cratere liquores.
    Mirum! Conceptis vix vulnera hyantia succis
    Vitalem sensere manum, mox languida coepit
    Secretus per membra vigor, coeunte cicatrix
    Vulnere clausa nitet, viridisque in proelia miles
    Ostentat vegetas ad prima pericula vires.