Giambi ed epodi/Libro I/Heu pudor

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Libro I - Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti Libro I - Le nozze del mare
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VII.

HEU PUDOR!


I.


Mènte chi dice ch’ove il core avvampa,
Secondi l’aura de l’acceso ingegno.
Avrei ben io d’infame eterna stampa
4Segnato in fronte questo gregge indegno.

Feroce forse come il tuo m’accampa,
Dante padre, nel cuore odio e disdegno;
Ma chiusa rugge la vorace vampa
8Me distruggendo, e mai non giunge al segno.

Altri laghi di pegola, addensata
Di serpenti di mostri e dimon duri
11Altra e duplice bolgia avrei scavata;

E v’avrei co’ suoi monti e co’ suoi muri,
Come uno straccio lurido, gettata
14Questa terra di Fucci e di Bonturi.1



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II.


No. Vanni Fucci in faccia a Dio rubava
Con la bestemmia in bocca e in fronte il riso,
Ribadito di serpi egli squadrava
4Da l’inferno le fiche al paradiso:

Il poco pan che del suo pianto lava
Ed è nel sangue de’ suoi figli intriso
Voi rubate a la patria, e poi con brava
8Lingua sputate a lei virtú su ’l viso.

Le case de’ nemici al sol lucente,2
Con la face a una man, ne l’altra i dardi.
11Vanni Fucci cercò superbamente:

Voi, ne la chiusa notte, a passi tardi,
Ferite al canto; voi da l’aurea lente
14Piccioletti ladruncoli bastardi.



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III


Da le tombe del pian che aprile infiora
E da i monti che batte il verno immite
E da quelle che il mar cuopre e colora,
4Morti d’Italia, venite, venite!

Mirate, o morti: il sangue vostro irrora,
Ricadendo aureo nembo, a lor le vite;
Empie a’ lenoni il ventre e rincolora
8Le rose a’ ludi de l’amor sfiorite.

Mirate, o morti: ei fûr che la vittoria
Vi contesero un giorno, e, candid’ossa,
11Sol del martirio avvolge voi la gloria:

Ora di lor viltà ne l’ardua possa,
Ora sfidando i popoli e la storia,
14Ora barattan su la vostra fossa.


1868‐69.


Note

  1. [p. 530 modifica]

    Ogni uom v’è barattier fuor che Bonturo;
    Del no, per li denar, vi si fa ita.
    Dante, Inf. XXI, 41.


    E Benvenuto da Imola annota: “Bonturus fuit baraterius, qui sagaciter docebat et versabat illud commune totum, et dabat officia quibus volebat.„

  2. [p. 530 modifica]Vanni Fucci,

    Ladro alla sagrestia de’ belli arredi,
    E falsamente già fu opposto altrui,
    Dante, Inf. XXIV, 138,


    [p. 531 modifica]era anche, come Dante stesso lo chiama, uom già di sangue e di corrucci. L’autore delle Istorie pistoiesi racconta, fra altre cose di lui, sotto l’anno 1300: “Allora Vanni Fucci con certi suoi compagni andaro dirieto a quella casa e francamente colla balestra la combatterono, e col fuoco la vinsono; e messo lo fuoco dall’un lato, entraro dentro dall’altro. La gente che v’erano dentro cominciarono a fuggire, e costoro a seguire ferendogli e uccidendogli; la casa rubarono„.