Guida della Val di Bisenzio/Parte prima/Cenni storici

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Cenni storici

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[p. 3 modifica]Cenni Storici. — Per la mancanza di documenti sincroni riesce difficile, per non dire impossibile, l’investigare quali fossero negli antichi tempi gli abitatori della Val di Bisenzio e de’ suoi monti.

Si vuole, e non senza fondamento, che la Valle fosse popolata da coloni romani e innanzi ad essi dagli etruschi, i quali è ormai certo ebbero sede principalmente nei monti che circondano l’odierna Toscana dalla parte di ponente e di settentrione1.

E di queste colonie romane, le quali possedevano latifondi sulle pendici de’ monti appennini, alcuni vogliono trovarne vestigio in non pochi luoghi, i nomi dei quali hanno derivazione dalla lingua del Lazio, ed è facile trovare in essi l’analogia con nomi patronimici romani. Così in Fabio, Vaiano, Coiano, Popigliano, [p. 4 modifica] Savignano ed altri assai vi è chi vede chiara l’origine latina, e quindi crede che il nome sia derivato da quello degli antichi possessori dei fondi; nome che restò anche dopo le invasioni barbariche, quando gli antichi coloni furono assoggettati o cacciati dai nuovi padroni, con i quali si confusero i vinti e ne seguiron le sorti.

Nel mille poi la valle fu quasi tutta in possesso degli Alberti, Conti di Prato, Vernio, Mangona e Capraia, la più antica e potente di tutte le altre famiglie dello stesso nome, che appaiono nella storia del Municipio fiorentino, uscita dal sangue degli antichi Marchesi della Toscana ed estinta in Firenze nel 1686.

Denominati i Conti Rabbiosi signoreggiarono per diplomi imperiali e per ragione del più forte le popolazioni della Val di Bisenzio, gravando su loro la mano di ferro e segnando spesse volte di sangue e di rapine le terre; sinchè la loro potenza venne a indebolirsi, ed una parte dei loro possessi caddero in mano della Repubblica fiorentina, del Comune di Prato, e dei pistoiesi, passando poi il resto delle terre, che si riducevano al feudo di Vernio, nei Conti Bardi che le comprarono con regolare contratto in data del 14 ottobre 1332 per diecimila fiorini d’oro.

E i Bardi non furon migliori degli Alberti, sebbene le mutate condizioni dei tempi e il progredire della civiltà avessero reso meno feroci i costumi, e battaglieri gli uomini; ma il prepotente e violento regime feudale che iniziò Conte Pietro de’ Bardi, primo di questa faniglia padrone di Vernio, tenne miseramente soggette quelle popolazioni montanare, nè bastò ad alleggerirne la gravezza la saggia e paterna [p. 5 modifica] amministrazione del Conte Ridolfo, il vero e l’unico benefattore di Vernio2. I popoli, che stanziavano nel resto della Valle fuori del dominio de’ Bardi, erano governati dai comuni di Prato e Pistoia soggetti alla Repubblica fiorentina e di poi ai Medici ed ebbero a soffrir meno; però non trovarono scampo dalle scorrerie e devastazioni delle bande di Castruccio, dei ribelli e banditi del Comune di Prato, e delle soldatesche che per una od altra ragione varcarono in vari tempi l’Appennino passando per la Val di Bisenzio.

Sopraggiunta la rivoluzione francese, e la Toscana costretta a far parte della nuova Repubblica, il comune di Prato e i paesi della Valle ad esso appartenenti entrarono nel dipartimento dell’Arno, mentre quelli del feudo di Vernio provarono il liberale governo del distretto del Bisenzio sotto la Repubblica Cisalpina.

A codesto tempo di turbolenze civili e di politico disordine successe un periodo di calma e di lavoro sino alla nostra pacifica rivoluzione politica del 1859, dopo la quale, abbattuta la barriera che ci teneva separati, agevolate in Italia e fuori le comunicazioni, accresciuta l’operosità nazionale, la Val di Bisenzio, sicura dai commovimenti popolari e dalle passioni che agitano le plebi dei grandi centri, attese ai miglioramenti agricoli e all’incremento dell’industria manifatturiera, dai quali come da perenne sorgente scaturiscono la prosperità e l’agiatezza della sua numerosa popolazione.

Note

  1. Micali, L’Italia innanzi il dominio dei Romani; vol. I, cap. X.
  2. Vedi L’Opera pia di S. Niccolò di Bari in Vernio, studio storico di Vittorio Ugo Fedeli.