I cacciatori di foche della baia di Baffin/9. Il naufragio

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9. Il naufragio

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8. Fra le nebbie ed i ghiacci 10. Alla costa

9.

IL NAUFRAGIO


Quell'ice-berg, che il nebbione fino allora aveva tenuto nascosto, doveva avere delle dimensioni veramente enormi, poiché i suoi margini non si potevano distinguere e l'ice-blink si rifletteva ad un'altezza straordinaria.

Doveva essere una vera montagna situata in mezzo a qualche grande banco o attaccata al margine di un pack o forse di un ice-field, poiché anche ad una grande distanza se ne scorgevano i riflessi.

La Shannon non era più in grado di evitarlo. La più fulminea manovra sarebbe riuscita inutile a così breve distanza e con quel ventaccio che impediva o almeno ritardava il cambiamento della velatura e quelle onde che scrollavano furiosamente la piccola nave.

Mastro Tyndhall aveva scorto l'ice-berg quasi nel medesimo momento in cui i suoi uomini di prora avevano gettato il grido d'allarme.

Impallidì e gli mancò la voce per dare qualsiasi comando, che del resto, come si disse, era affatto inutile, ma non perdette interamente la testa. Comprendendo che ormai un urto era inevitabile, cercò di renderlo meno pericoloso.

Con una strappata irresistibile, tirò a sé la ribolla del timone. La Shannon deviò bruscamente proprio nel momento in cui stava per speronare l'ice-berg ed infrangersi e invece di urtarlo colla prora, gli si gettò addosso col tribordo, rovesciandosi a metà.

L'urto che subì fu così violento, che tutti gli uomini caddero sulla tolda. Perfino il mastro, perduto l'equilibrio e travolto dalle onde che inseguivano la Shannon e che si erano scagliate in coperta con tremendi muggiti, credendo di spazzare via quell'ostacolo, fu sbalzato innanzi.

S'udì un crepitìo come di legnami che s'infrangono, ma che fu tosto soffocato dalle urla del vento e dallo scrosciare dei marosi che s'infrangevano contro l'ice-berg.

Per alcuni istanti sopra la coperta della Shannon vi fu un orribile rimescolamento d'acque spumeggianti, poi quei torrenti sfuggirono attraverso alle murate infrante e gli uomini di bordo poterono rialzarsi e rendersi conto della gravità della situazione.

La Shannon galleggiava ancora, ma era ridotta in uno stato miserando. I suoi due alberi, urtando contro la enorme muraglia di ghiaccio, che scendeva proprio a piombo in quel luogo, si erano spezzati a metà e la velatura era stata portata via dall'improvviso assalto delle onde; la murata di tribordo ed una parte dei madieri superiori erano stati spezzati ed il timone erasi spaccato a metà.

Ormai non era altro che una carcassa, che non si poteva in alcun modo riparare fra quelle deserte regioni, e che non poteva più navigare.

– Siamo rovinati – disse mastro Tyndhall. – Fortunatamente siamo ancora vivi tutti, è questo l'importante. Coraggio, ragazzi, tutto non è ancora perduto.

– Ma tutto sta per finire, mastro – gridò Charchot, che si teneva aggrappato alla murata di babordo.

– Cosa vuoi dire?

– Che la Shannon ha i minuti contati. Guardate!

Mastro Tyndhall si slanciò verso la murata e guardò nella direzione indicata dal marinaio. Un'imprecazione gli irruppe dalle labbra.

Un grande banco, spinto dalle onde e dal vento si avanzava traballando e scricchiolando verso la montagna di ghiaccio, tendendo a riunirsi. La Shannon, trovandosi fra quei due ghiacci e nell'impossibilità di allontanarsi per mancanza di vele e del timone, doveva inevitabilmente venire presa in mezzo e schiacciata come una semplice scialuppa.

– È finita – disse Tyndhall, con voce rauca. – I ghiacci hanno vinto i cacciatori di foche della baia di Baffin.

– Mastro, fuggiamo! – gridarono i marinai.

– Sì, fuggiamo – disse Tyndhall. – Alla baleniera, ragazzi, e cerchiamo di non abbandonare la Shannon senza armi e senza viveri. Mac-Chanty e Charchot alla dispensa; tu, Grinnell, pensa alle armi e voi alle vesti, alla tenda e alla scialuppa. Spicciamoci o fra dieci minuti sarà troppo tardi.

I marinai, i quali conservavano ancora una certa calma, malgrado il tremendo pericolo che li minacciava, si precipitarono a prora ed a poppa.

In pochi istanti la baleniera fu caricata di viveri, di armi, di munizioni, di vesti, di tende e di coperte, poi fu calata precipitosamente in mare.

I marinai ad uno ad uno si lasciarono scivolare dalle funi e la raggiunsero, malgrado i violenti rollìi che subiva.

A bordo della Shannon non era rimasto che il grosso cane di Terranuova, il quale abbaiava con furore contro l'enorme ice-berg, che pareva si piegasse verso i bordi della povera barca.

– Qui, Fox! – gridò Tyndhall.

Udendo la voce del padrone, l'animale non esitò a balzare fra le onde spumeggianti, nuotando vigorosamente verso la baleniera.

– Al banco! – gridò il mastro.

– Non fuggiamo? – chiese Charchot.

– Ci manca il tempo. Ci isseremo sul banco e cercheremo di allontanarci prima che avvenga l'urto coll'ice-berg.

I marinai avevano afferrati i remi e lottavano disperatamente contro le onde che scrollavano disordinatamente la baleniera. Per fortuna il grande banco faceva argine all'irrompere delle masse liquide che salivano dal sud ed il tragitto era breve.

In meno di dieci minuti giunsero presso il pack. Un'onda che si era infranta contro l'ice-berg e che ritornava con grande impeto, prese la baleniera, la sollevò come una piuma e la scagliò sul banco in mezzo ad un letto di neve, la quale rese meno brutale il colpo.

I marinai della Shannon, rialzatisi prontamente senza aver riportate contusioni, raddrizzarono la scialuppa e tenendola in equilibrio sulla chiglia, la fecero scivolare sul banco, allontanandosi dal margine che le onde spezzavano.

Mastro Tyndhall, che spingeva con vigore sovrumano, li spronava a far presto, temendo che da un istante all'altro avvenisse l'urto.

– Su, animo, spingete!... – gridava. – Forza, Charchot! Urta, Mac-Chanty!... C'è un buon colpo di spalla, Grinnell!... Lesti, o il banco ci mancherà sotto i piedi!...

Fox, che li aveva raggiunti, pareva che anche lui volesse incoraggiarli, poiché raddoppiava i suoi latrati. Il bravo animale aveva di certo compreso il grave pericolo che correvano tenendosi presso i margini del pack.

Si erano già allontanati di circa trecento passi, quando avvenne un urto violento che li fece cadere assieme alla baleniera.

Il grande banco aveva toccato in qualche luogo, poiché si era udito un acuto crepitìo, ma non doveva essersi ancora incontrato col mostruoso ice-berg.

Mastro Tyndhall, rialzatosi prontamente, aveva lanciato un rapido sguardo verso i margini del pack, ma vide subito che non toccavano ancora la montagna di ghiaccio.

– Fuggiamo ancora, mastro? – chiesero i marinai.

– È impossibile – rispose Tyndhall. – Dinanzi a noi il ghiaccio è così ineguale che non potremo spingere la scialuppa.

– Credete che si spezzi il banco?

– Se non tutto, una parte di certo andrà in frantumi. Ohe!... Attenti a fuggire!... Ecco l'urto!...

Aveva appena pronunciato quelle parole, che il banco e l'ice-berg s'incontrarono. Si udì uno scroscio spaventevole, orribile, paragonabile solo allo scoppio di dieci polveriere e allo sfasciarsi di una città intera sotto la scossa del terremoto, seguìto tosto da un tuonare assordante che si propagava sotto il banco, da crepitìi prolungati e da muggiti formidabili, poi si vide un rimbalzare di blocchi di ghiaccio, un capitombolare di enormi crostoni staccatisi dalla cima della montagna ed uno spumeggiamento d'acque irrompenti fra quei rottami.

Il grande banco, che la tempesta aveva spinto contro il colosso polare con una velocità notevole, oscillò malgrado la sua massa enorme e la sua grande estensione, poi si fendette in venti luoghi, lasciando il passo alle acque del mare.

I naufraghi della Shannon, che si erano aggrappati ai bordi della baleniera, si sentirono mancare il ghiaccio sotto i piedi, essendosi il banco aperto proprio presso di loro.

Ebbero appena il tempo di aggrapparsi ai margini della fenditura, ma non tutti, poiché quando si contarono, mancavano un uomo ed il cane.

– Chi manca?... – chiese Tyndhall, con voce strozzata.

– Grinnell!... – gridò Charchot.

– Mille fulmini!... Grinnell!... Grinnell!...

In lontananza si udirono echeggiare i latrati di Fox, ma subito si spensero. Il banco tuonava sempre e le onde disperdevano i suoi pezzi muggendo orribilmente, intanto che dall'alto dell'ice-berg piombavano in mare massi enormi i quali si inabissavano con grande fragore.

– Grinnell!... Fox!... – ripeté Tyndhall con voce tuonante.

In mezzo a tutto quel fracasso parve al mastro di udire una voce umana che si allontanava verso l'ovest.

– Grinnell!... – ripeté ancora, con tutta la forza dei suoi polmoni.

Nessuno più rispose, né i latrati di Fox, né la voce del disgraziato marinaio.

Si spinse proprio sul margine del ghiaccio col pericolo di venire strappato dalle onde e guardò verso l'ovest, ma il nebbione scendeva allora sul mare con grande rapidità, nascondendo ogni cosa.

– Anche la nebbia congiura contro di noi! – urlò, tendendo le pugna. – Oh!... Ma io lo salverò!

– Sperate, mastro? – chiese Charchot, che lo aveva raggiunto.

– Sì, poiché ho udito la sua voce e quel marinaio non è un uomo da perdere la testa.

– Ma dove credete che si sia salvato?

– Udiamo, innanzi a tutto. A chi stava vicino quando il banco si spezzò?

– A me, mastro; mi stava a destra.

– L'hai veduto cadere nella spaccatura?

– No, ma sentii una mano aggrapparsi alla mia casacca, poi lasciarmi bruscamente e mi parve di udire un tonfo.

– Allora Grinnell è caduto in mare e poi si è salvato su qualche pezzo del grande banco.

– Ed aiutato da Fox, mastro.

– Lo credi?

– Sì, perché mi ricordo che il cane si è slanciato subito in acqua, e voi sapete che i Terranuova non lasciano mai un uomo pericolare.

– Fox soprattutto – disse Tyndhall. – Ha già salvato parecchi marinai che stavano annegandosi.

– Allora speriamo di trovarlo.

– Sì, Charchot. Quando la nebbia si sarà alzata ed il mare si sarà calmato, metteremo in acqua la baleniera e lo cercheremo. Le onde spingono i ghiacci al nord, ma non faranno molta strada e poi corre anche il nostro banco verso quella direzione.

– E la Shannon, l'avete più scorta, mastro?

– È stata fracassata – rispose il mastro con un sospiro. – Orsù, non pensiamo più alla mia povera barca, ma a noi. Temo, Charchot, che si prepari un disastroso svernamento; ma non scoraggiamoci. Siamo uomini capaci di sfidare anche il destino.