I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento/Dei Santi Quaranta/Sito dell'edifizio ed etimologia

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1. Sito dell’edifizio ed etimologia della sua denominazione presente

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1. Sito dell’edifizio ed etimologia della sua denominazione presente
Dei Santi Quaranta Dei Santi Quaranta - Descrizione dell'edifizio
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1. sito dell’edifizio ed etimologia
della sua denominazione presente


Chi dal ponte Leproso muove diritto verso il tempio della Madonna delle Grazie, fuori la città, vede immediatamente di fronte a sè una lunga muraglia (Tav. XLII) parte più alta, parte più bassa, la quale dall’orto murato del Sig. Marzio Pacca si estende in linea retta per varie centinaia di metri nei campi coltivati da sud-est a nord-ovest, cioè secondo la direzione della collina tra i due fiumi.

Nessuno scrittore patrio, come ben avverte Isernia1, si ha preso cura di studiare questi avanzi grandiosi, non avendone forse compresa nè la importanza, nè la destinazione. Se ne trova qualche accenno di straforo, come a suo luogo vedremo, ma per diverso fine. I primi che ne abbiano fatta menzione furono Alfonso de Blasio2 e Garrucci3; indi se ne occupò per un momento l’eruditissimo Prof. Saverio Sorda nella qualità di membro della Commissione Archelogica4, e da ultimo il nominato Prof. Isernia.

[p. 308 modifica]La tradizione non ci ha conservato un nome proprio relativo alla costruzione romana ed alla destinazione primitiva di questo edifizio; ma da parecchi secoli lo si conosce e lo si addita da tutti sotto la denominazione I Santi Quaranta. Questa trasse origine dalla chiesa dedicata a Dio in onore di quaranta Santi5 periti nel martirio nella città di Sebaste dell’Armenia l’anno 3206.

Questa chiesa era sovrapposta alle antiche costruzioni romane; l’interno delle quali era allora adibito per cimitero carnaio, secondo attesta il Cronista Falcone, il quale, riferendosi agli avvenimenti dell’anno 1128, narra che il corpo del Rettore Guglielmo di questa città fu trascinato a furor di popolo usque ad carnarium S. Laurentii7. Di fatti negli anni scorsi più volte mi è accaduto di rinvenire ossami umani tra le fenditure delle muraglie nell’interno di questo edifizio.

Di questa chiesa, che trovasi pure menzionata nel Necrologio di S. Spirito8, ora non rimangono che informi ruderi, appariscenti appena appena di fianco alla via detta Cupa dei SS. Quaranta9; ma, come vedremo, in uno dei corridoi dell’edifizio romano, ov’era il carnaio, scorgonsi ancora alcune costruzioni dell’epoca longobarda; dalle quali argomentasi con soda ragione che la chiesa ivi fu edificata sotto il dominio longobardo. Di fatti si ha memoria che il corpo di S. Eliano, uno dei Quaranta Santi Martiri, sia stato trasferito in questa città nell’anno 76310.

Attualmente dell’edifizio romano non apparisce che la facciata occidentale (tav. XLII, XLIV e XLV, figura 1.a e 2.a), giacchè, attraverso i secoli, gli altri lati e l’estradosso dei volti sono [p. 309 modifica] rimasti interrati; tanto che al presente su di questi ultimi esistono alcuni orti privati. L’interno, pure di privata proprietà11, è adibito d’ordinario per usi agricoli; e vi fu tempo che i funai vi ebbero loro comoda stanza.

  1. Op. cit. vol. 1. pag. 442.
  2. Manoscritto citato.
  3. P. Raffaele Garrucci, I Liguri Bebiani (op. cit.) pag. 46.
  4. Isernia, luogo ora citato.
  5. Borgia, op. cit. parte II. pag. 208 in nota, ove si dice che questa chiesa trovasi ricordata in un documento della biblioteca Beneventana del 1180, tom. 441 N. 4.
  6. id. parte I, pag. 193. La loro festa un tempo celebravasi in Benevento con riguardo il dì 9 marzo, come risulta dal più antico martirologio che si conserva nella biblioteca Beneventana (ultimo autore citato, parte I, pag. 198).
  7. Era detta di S. Lorenzo la chiesa antica della Madonna delle Grazie. Vedi Borgia op. ult. cit parte II. pag. 208 e 209 in nota.
  8. Copia manoscritta dell’originale in pergamena la quale si conserva nella Biblioteca Arcivescovile di Benevento.
  9. Vedi nella tav. XL di quest’opera.
  10. Borgia op. cit. parte I. pag. 193.
  11. È proprietà del Sacerdote Nicola Collarile.