Il Brindisi di Girella

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Giuseppe Giusti

1840 B Indice:Versi di Giuseppe Giusti.djvu poesie letteratura Il Brindisi di Girella Intestazione 12 aprile 2013 100% poesie

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Versi editi ed inediti di Giuseppe Giusti


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IL BRINDISI DI GIRELLA

dedicato al signor di talleyrand buon’anima sua.



Girella (emerito,
     Di molto merito),
     Sbrigliando a tavola
     L’umor faceto,
     Perdè la bussola
     E l’alfabeto;
     E nel trincare
     Cantando un brindisi,
     Della sua cronaca
     Particolare
     Gli uscì di bocca
     12La filastrocca.

          Viva Arlecchini
     E burattini
     Grossi e piccini:
     Viva le maschere
     D’ogni paese;
     18Le Giunte, i Club, i Principi e le Chiese.

Da tutti questi
     Con mezzi onesti
     Barcamenandomi
     Tra il vecchio e il nuovo,
     Buscai da vivere,
     Da farmi il covo.
     La gente ferma,
     Piena di scrupoli,

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     Non sa coll’anima
     Giocar di scherma;
     Non ha pietanza
     30Dalla Finanza.

          Viva Arlecchini
     E burattini;
     Viva i quattrini!
     Viva le maschere
     D’ogni paese,
     36Le imposizioni e l’ultimo del mese.

Io, nelle scosse
     Delle sommosse,
     Tenni, per áncora
     D’ogni burrasca,
     Da dieci a dodici
     Coccarde in tasca.
     Se cadde il prete,
     Io feci l’ateo,
     Rubando lampade,
     Cristi e pianete,
     Case e poderi
     48Di monasteri.

          Viva Arlecchini
     E burattini,
     E Giacobini;
     Viva le maschere
     D’ogni paese,
     54Loreto e la Repubblica francese.

Se poi la coda
     Tornò di moda,
     Ligio al Pontefice
     E al mio Sovrano,
     59Alzai patiboli

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     Da buon cristiano.
     La roba presa
     Non fece ostacolo;
     Chè col difendere
     Corona e Chiesa,
     Non resi mai
     66Quel che rubai.

          Viva Arlecchini
     E burattini,
     E birichini;
     Briganti e maschere
     D’ogni paese,
     72Chi processò, chi rese e chi non rese.

Quando ho stampato,
     Ho celebrato,
     E troni e popoli,
     E paci e guerre;
     Luigi, l’Albero,
     Pitt, Robespierre,
     Napoleone,
     Pio sesto e settimo,
     Murat, Fra Diavolo,
     Il Re Nasone,
     Mosca e Marengo;
     84E me ne tengo.

          Viva Arlecchini
     E burattini,
     E Ghibellini,
     E Guelfi, e maschere
     D’ogni paese;
     90Evviva chi salì, viva chi scese.

Quando tornò
     Lo statu quo

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     Feci baldorie;
     Staccai cavalli,
     Mutai le statue
     Sui piedestalli.
     E adagio adagio
     Tra l’onde e i vortici,
     Su queste tavole
     Del gran naufragio,
     Gridando evviva
     102Chiappai la riva.

          Viva Arlecchini
     E burattini;
     Viva gl’inchini,
     Viva le maschere
     D’ogni paese,
     108Viva il gergo d’allora e chi l’intese.

Quando volea
     (Che bell’idea!)
     Uscito il secolo
     Fuor de’ minori,
     Levar l’incomodo
     Ai suoi tutori,
     Fruttò il carbone,
     Saputo vendere,
     Al cor di Cesare
     D’un mio padrone
     Titol di Re,
     120E il nastro a me.

          Viva Arlecchini
     E burattini
     E pasticcini;
     Viva le maschere
     D’ogni paese,
     126La candela di sego e chi l’accese.

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Dal trenta in poi,
     A dirla a voi,
     Alzo alle nuvole
     Le tre giornate,
     Lodo di Modena
     Le spacconate;
     Leggo Giornali
     Di tutti i generi;
     Piango l’Italia
     Coi liberali;
     E se mi torna
     138Ne dico corna.

           Viva Arlecchini
     E burattini,
     E il Re Chiappini;
     Viva le maschere
     D’ogni paese,
     144La Carta, i tre colori e il crimen læsæ.

Ora son vecchio;
     Ma coll’orecchio
     Per abitudine
     E per trastullo,
     Certi vocaboli
     Pigliando a frullo,
     Placidamente
     Qua e là m’esercito;
     E sotto l’egida
     Del Presidente
     Godo il papato
     156Di pensionato.

          Viva Arlecchini
     E burattini,
     E teste fini;
     160Viva le maschere

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     D’ogni paese,
     162Viva chi sa tener l’orecchie tese.

Quante cadute
     Si son vedute!
     Chi perse il credito,
     Chi perse il fiato,
     Chi la collottola
     E chi lo Stato.
     Ma capofitti
     Cascaron gli asini;
     Noi valentuomini
     Siam sempre ritti,
     Mangiando i frutti
     174Del mal di tutti.

          Viva Arlecchini
     E burattini,
     E gl’indovini;
     Viva le maschere
     D’ogni paese,
     180Viva Brighella che ci fa le spese.