Il Dio dei viventi/XXXIV

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Parte XXXIV

../XXXIII ../XXXV IncludiIntestazione 10 settembre 2015 100% Da definire

XXXIII XXXV

[p. 197 modifica]

Il pomeriggio era meno lieto della mattina in quella spiaggia ad oriente dove il mare s’immelanconiva a misura che il sole cadeva sopra i monti lontani: le onde s’increspavano e le lontananze si facevano livide di una tristezza nostalgica gelosa del fulgore che restava sull’orizzonte della terra: e la musica esasperata nella sua monotonia della fisarmonica lassù fra le macchie e le capanne dell’accampamento dei poveri pareva la voce stessa del paesaggio.

Bellia cominciava così ancor nudo com’era a sentire un po’ di freddo, eppure non voleva vestirsi nonostante le suppliche della madre; in fondo provava un senso di conforto, una dolcezza fisica, a sentir la sua pena confondersi con la pena delle cose intorno.

La sua attenzione era attratta dall’accampamento primitivo dei poveri mentre [p. 198 modifica]il casone bianco dei bagnanti borghesi, con le sue finestre eguali, con le figure di ragazze vestite di bianco e di uomini in veste di tela non lo interessava per nulla. Solo invidiava i giovanetti della sua età che andavano in barca remando; gli pareva che avessero le ali, che arrivati lassù dove il mare si confonde col cielo restassero sospesi in aria a dominare il mondo. Poter vogare anche lui così! A che gli serviva la ricchezza, se era più impotente dei poveri ragazzi là dell’accampamento che si nascondevano per nascondere le loro piaghe?

Altre barche con donne e uomini passavano quasi rasentando la riva e si perdevano giù dietro la cinta di scogli che chiudeva la cala; dove andavano?

— Vanno a vedere la grotta della Sirena, — spiega Rosa accovacciata sulla sabbia e anche lei un po’ melanconica. — È un luogo, dice la serva degli ospiti che c’è stata, un luogo, un luogo il più bello del mondo; una chiesa dentro la scogliera, tutta candelabri di diamante e un altare [p. 199 modifica]che non si può guardare tanto riluce. Dalla volta pendono grappoli di uva e di frutta tutti d’oro e di perle: e giù il pavimento è di madreperla e di corallo, e sulle pareti si arrampicano piante di rose d’oro. Ma è difficile entrarvi, bisogna che il mare sia calmo come l’olio: e guai se non si fa presto a uscirne perchè la Sirena nascosta nella grotta si diverte a scuotere il mare mentre i visitatori son dentro; allora non si può più uscirne e chi tenta di farlo può annegare.

— Speriamo non ti venga in mente di andarci — dice la padrona.

— Io! Dio me ne guardi! Non voglio correre il rischio di stare là dentro tre giorni come è avvenuto al cugino del fidanzato della serva dei nostri ospiti: la mia pelle è nera, ma le voglio bene anche così.

— Io invece voglio andarci, — annunziò Bellia. E poichè vide già gli occhi della madre velarsi d’inquietudine, aggiunse: — ci verrete anche voi.

Ma pareva lo dicesse più che per rassicurarla, per un istinto di crudeltà. [p. 200 modifica]

— Se ci andate voi, ci vengo anche io, — esclamò la serva; — e del resto se restiamo là dentro che importa? ci portiamo un po’ di provviste e buona notte!

— Tu non andrai senza il mio permesso, Bellia, — afferma la madre con uno sforzo di autorità che le desta già un senso d’angoscia; angoscia per il pericolo ch’egli corre recandosi alla grotta, ma sopratutto per il dovere di opporsi al desiderio di lui.

Egli sorride, tanto del tono d’autorità quanto della pena nascosta di lei; in fondo sa che può fare quello che gli pare e piace.

E la fisarmonica lassù tra le tamerici che si staccavano già scure sul cielo rosso dell’occidente suonava qualche cosa di simile: una barca che scompare dietro uno scoglio e desta le smanie di un giovane cuore malato: oh, andare, andare così nel mare della vita in cerca della grotta delle illusioni, abbandonando il cuore sicuro della madre per il perfido sorriso della Sirena. [p. 201 modifica]