Il Dio dei viventi/XXXIII

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Parte XXXIII

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XXXII XXXIV

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La prima settimana fu una sosta di serenità per la travagliata famiglia Barcai; pareva davvero che bastasse il contatto con la famiglia dell’ospite per dissipare ogni male.

La piaga di Bellia, esposta al sole, si seccava rapidamente; il primo giorno egli si era nascosto dietro uno scoglio perchè si vergognava del suo male come di una colpa; la madre inquieta andò a cercarlo, camminando a stento sulla rena e indietreggiando paurosa quando l’onda tentava di raggiungere a tradimento i suoi piedi; sedette accanto a lui e non lo abbandonò più.

Egli brontolava; poi si mise a canticchiare; poi disse che appena guarito voleva una fisarmonica di lusso coi tasti d’argento.

— Tutto avrai, figlio mio, purchè tu sii prudente e ti aiuti a guarire.

Egli si rivolse supino, con la mano sana [p. 190 modifica]sotto il capo e l’altra sul petto: era quasi completamente nudo come aveva ordinato il Dottore e il suo corpo scarno lungo pallido, con le ossa delle ginocchia ingrossate, con la mano forata come da un chiodo, sembrava alla madre quello di Cristo deposto; ma lei era lì a vegliarlo e già ne sentiva la resurrezione.

— A quest’ora il babbo sarà già in treno, — egli disse guardando con gli occhi spalancati il cielo. — È ripartito contento di vederci ben sistemati, ma già preoccupato per gli affari di casa. Se fosse rimasto qui avrebbe fatto bene: si dà sempre tanto pensiero per la roba, per l’avvenire. A che serve la roba? Io voglio vivere senza nulla, nudo, in riva al mare. Pescherò per mangiare; mi farò una capanna come quelle lassù dei bagnanti poveri, vedute le avete?

Sì, la madre le aveva vedute; erano capanne di frasche nascoste come nidi fra le macchie della brughiera dove questa arrivava fino a confondere le sue onde verdi con le onde verdi del mare; vi si [p. 191 modifica]ricoveravano i bagnanti poveri con le loro famiglie, separati dagli altri come lebbrosi.

E invero erano tutti malati: bambini paralitici, donne tisiche, uomini con piaghe, con la scabbia, forse anche davvero con la lebbra.

— Suonerò la fisarmonica come quel ragazzo che ieri notte faceva ballare le donne lassù del palazzo; ma la suonerò per me solo. E se vivrò dopo di voi, che Dio vi conservi cento anni ancora, voglio vendere tutto e fare qui le case per quei poveretti delle capanne. E ci farò anche la chiesa col campanile e sul campanile un faro per i naviganti sperduti.

La madre approvava: tutto avrebbe approvato, anche i progetti più fantastici, pur di vedere il suo Bellia così tranquillo steso al sole fino a che la mano fosse guarita.

— Il paese nostro adesso mi sembra così lontano, mi sembra un sogno; e la casa una prigione: prima non era così; prima mi divertivo tanto, in casa e fuori; ma dacchè è morto zio Basilio tutte le cose si sono rovesciate. [p. 192 modifica]

— Perchè pensi a questo, adesso? Lascia andare; tutto ti pareva brutto perchè stavi male.

— E quel Dottore! Se fossi stato piccolo mi sarebbe parso l’orco; io credo che sia un uomo cattivo, ma è che deve aver molto sofferto da ragazzo. Capisco che se io continuassi a patire così, un giorno ammazzerei il primo sconosciuto incontrato in una strada, per vendicarmi.

— Di chi ti vendicheresti?

Egli esitò, poi disse:

— Di Dio.

— Bellia! Tu bestemmi: non dir più una cosa simile: altrimenti Dio ti castiga davvero.

— E perchè lui mi fa patire così? Che ho fatto, io?

Allora la madre gli fece un sermone; che Dio ci fa soffrire per provarci; che anche Gesù ha patito innocente, che il dolore è la corona dell’uomo; ma Bellia s’era rimesso a canticchiare e non l’ascoltava neppure. Intanto si avvicinava l’ora del bagno. Già qualche testa appariva [p. 193 modifica]galleggiante a fior d’acqua e qualche donna in camicetta e con la sottoveste cucita tra le gambe in mancanza di altro costume da bagno, scendeva timida la spiaggia fermandosi a toccare l’onda col piede come per provarne l’impeto.

Anche Rosa, poichè aveva già preparato quel che occorreva per la colazione, uscì con le donne e i bambini sulla spiaggia, tutta vestita di nero col fazzoletto in testa e con le grosse scarpe che affondavano nella sabbia; e faceva gesti di terrore guardando affascinata il tremolìo delle onde.

Appena la vide, Bellia balzò a sedere e cominciò a gridare e fischiare per deriderla: allora, incoraggiata dal dispetto, o poichè le donne la invitavano a bagnarsi con loro promettendo che l’avrebbero sempre tenuta per mano, cominciò col levarsi le scarpe.

— Mi bagnerò solo i piedi come nella notte di San Giovanni.

E così fece; ma un’onda la investì d’improvviso ed ella scappò di corsa inseguita [p. 194 modifica]dall’acqua luminosa che le bagnò l’orlo delle vesti.

Bellia s’alzò in piedi e riprese a gridare e ridere forzatamente battendo le mani; i ragazzi degli ospiti nonostante i cenni delle donne lo imitarono. Rosa fece un viso mortificato, come volesse piangere; poi rientrò nella casetta e dopo qualche momento riapparve vestita come le altre donne, con la sola camicetta e la sottoveste cucita fra le gambe; ma teneva ancora il fazzoletto in testa, cosa che provocò una grande ilarità in tutti.

Allora se lo strappò d’un colpo e lo sbattè per aria, tutto nero sull’azzurro del mare; poi lo buttò accanto alle scarpe che aveva abbandonate sulla sabbia; tornò dentro l’acqua si chinò v’immerse la mano e si fece il segno della croce.

— Smettila, Bellia, — disse la madre, tirandolo giù. — Se continui a sbeffeggiarla così quella va fino in fondo al mare.

E infatti Rosa procedeva spavalda a testa alta senza voler la mano che le offrivano le donne; e guardava in su per non vedere [p. 195 modifica]il pericolo, ma era diventata pallida, coi denti che le battevano per l’impressione del freddo.

D’un tratto diede un grido e parve dovesse cadere; aveva messo il piede in una buca. Bellia non gridò più e anche la madre impallidì e cominciò a supplicare le donne perchè salvassero Rosa. Rosa si salvava già da sè, avendo capito che si trattava di un pericolo da ridere; si era inginocchiata dentro l’acqua e dopo il primo brivido di freddo provava un piacere indicibile a sentirsi così tutta circondata e posseduta dal gioco delle onde.

Le donne le si riunirono in cerchio attorno strette per mano in una specie di danza che a lei ricordava il ballo della tarantola quando il paziente morsicato dalla bestia velenosa viene seppellito fino al collo nella terra smossa e intorno gli danzano sette vedove sette maritate e sette fanciulle finchè la terra non gli ha risucchiato dalla carne il veleno.

Così lei si sentiva risucchiare dall’acqua tutta la sua paura e ogni altra [p. 196 modifica]inquietudine della sua vita. Smarrita nell’azzurro le pareva di poter nuotare come i pesci; solo che le sue vesti scure galleggianti gonfie entro l’acqua le davano l’aspetto di una seppia mentre lei avrebbe voluto muoversi nuda e rossa come una triglia.

Si mise a sedere poi si allungò, galleggiò, sostenendosi con una mano appoggiata alla sabbia: in breve fu la più ardita e agile fra le bagnanti; e si dimenticava di venir fuori e che la pentola l’aspettava.

Bellia s’era di nuovo steso accanto alla madre, rivolto al mare, e adesso guardava Rosa con invidia poichè a lui non era permesso di fare il bagno quel primo giorno.

— E vieni, dunque, — gridò la ragazza avvicinandosi alla riva, — hai paura? Ti dò la mano!

Egli però non voleva essere sbeffeggiato dalla sua serva: la guardò con occhi sdegnosi.

— E pensa piuttosto a farmi da mangiare: il pranzo degli altri è pronto. [p. 197 modifica]