Il Parlamento del Regno d'Italia/Giuseppe Saracco

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Giuseppe Saracco

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Vitaliano Borromeo Alessandro Della Rovere

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Piemontese, ha studiato legge nell’università di Torino, e non si è dato all’esercizio della professione, occupandosi piuttosto di studi economici e politici.

Eletto deputato ha preso parte attivissima ai lavori della Camera, tanto che sotto questo rapporto non si può negare che egli non abbia meritato la stima dei suoi colleghi, e dei propri mandatari.

Il Saracco ha scelto posto nel centro sinistro, ed è divenuto uno dei più saldi campioni dell’onorevole Rattazzi. Come abbiamo avuto luogo di accennarlo quando abbiamo parlato del Depretis, egli fu scelto da questo a proprio segretario generale, mentre reggeva il portafogli dei lavori pubblici. Bisogna convenire che il Saracco dette prove di abilità, e di quell’attività al lavoro, tanto necessaria in un buon funzionario pubblico, nel disimpegno dell’incarico che gli era stato affidato.

Caduto il ministero Rattazzi il Saracco si dimise, e tornò ai lavori parlamentari nei quali ha sempre avuto, ed ha tuttora ragguardevolissima parte. Nelle discussioni importanti delle leggi finanziarie ultimamente votate, il Saracco ha preso soventi volte la parola con molta destrezza, se non con fortunatissimo esito. Ci conviene dire che in questa occasione come in quella delle interpellanze dirette al ministro Minghetti, sulla situazione del tesoro, la passione dell’uomo di partito faceva torto all’amministratore ed all’economista. Certo il Saracco volendo attaccare ad ogni modo, e volendo fer cadere sovra il ministro ch’egli avversava accuse non meritate, malgrado la sagacia incontestabile e la sveltezza poco comune di un maneggiatore di parola, non poteva ad ogni modo non trovarsi fuora del vero e del giusto.

Tuttavia, lo ripetiamo, egli è riguardato, crediam noi, a buon dritto uomo di molta sapienza pratica, e di [p. 818 modifica]molte risorse, quindi è che non ci fa troppo più maraviglia che il bella siasi indotto a torlo a proprio segretario generale al ministero delle finanze; sebbene ci sorprende assai da l’un canto, il Sella stesso aver creduto conveniente che l’oppositore a oltranza del sistema finanziario del Minghetti, valesse a farne resultare quei frutti che il Minghetti se ne riprometteva, e che il Saracco negava dovessero derivarne; dall’altra che il Saracco abbia stimato opportuno di accettare un’eredità cui avrebbe ad ognuno sembrato egli dovesse respingere anche col beneficio dell’inventario.