Il cavallarizzo/Libro 2/Capitolo 37

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Cap. 37. Del cavallo duro di bocca molto, e del suo freno.


Sogliono alcuni cavalli in tal modo haver la bocca dura, che quasi è impossibile poter frenargli. Nondimeno se anco à questi se havrà diligente consideratione, in conoscere propriamente da che proceda, vedrassi, che il rimedio, ò sarà facile, over non così difficile com’altri pensa. Et però deve il cavalliero essere molto accurato, & avertito circa questo. Perche come conoscerà la causa, conoscerà anco gl’effetti; & rimuovendo quella, rimuoverà ancor questi. Ma perche di tutte le cagioni, che fanno essere, ò parere il cavallo di bocca dura, n’havemo à ragionar più di sotto, per hora dico, che ancor ch’io descriva alcuni morsi aspri per simile cavalli, tuttavia essorto il cavalliero à non servirsene, se non in estrema necessità; la quale appresso à ciascuno non ha legge ne termini, che la cinga, ma deve seguir quell’ordine, che sogliono per lo più seguire i medici periti, & pratichi: li quali nelle infermità non cominciano à curar dall’aspro, e dall’amaro, ma dal dolce, e dal suave; non dalle medicine, ma da sciroppi; non dal fuoco, & ferri, ma dalli impiastri & ontioni. In questo modo vorrei, che si procedesse con ogni cavallo, per duro di bocca ch’egli si fosse; cioè prima con le briglie dolci, & convenevoli alla bocca, & età sua; & col capezzone, over camarra, & con le lettioni ordinatamente del passo prima, e del trotto, & poi del galoppo; ma non bastando l’uso di queste lettioni piacevoli, & ordinate, e di queste dolcezze per più mesi, si venisse poi (come dicano) à i ferri caldi, alle briglie aspre & forti. Percioche ben si trovano cavalli per mala creanza, che hanno per lungo [p. 85r modifica]tempo appresa, & per essere stati posti in fuga con le lunghe, & spesse carriere, & non per durezza naturale di bocca che se ne vanno; e si mettono in fuga. Ma quando pur venghi il diffetto dalla cattiva bocca naturale voi anco devete avertire à tutte quest’altre parti. Guardare i piedi che se saranno pieni, teneri, consumati, cerchiati, e tristi; faranno, che il cavallo non potrà andare di bocca giusto; & parerà per questo molte volte che sia quasi disboccato; per non potersi fermare così presto, & bene sulle base de’ piedi diffettosi. Onde indarno vi affatichereste in volerlo giustamente frenare, se prima non rimediaste à piedi, li quali deveno essere senza diffetto alcuno, per fare l’effetto, come si conviene dell’imbrigliare. Devete mirar le gambe, che non siano più sottili assai del devere, & che non habbino mancamento, per il quale malamente il cavallo nel corso possi parare, non possendola per debolezza nel ritenersi sopr’esse possi essercitarsi; che questo ancora farà effetto contrario al desiderio: la schena ancora assai debole, fa che malamente il cavallo nel corso possi essercitarsi; che per questo ancora farà effetto contrario al desiderio: la schena ancora assai debole, fa che malamente il cavallo nel corso possi parare, non non possendola per debolezza nel ritenersi così bene, & presto unire; Anzi come debole l’abbandona assai spesso; & appoggiandosi sul morso, è forza che se ne va di piu di quello, che il dever vuole. Oltr’à questo, quando il cavallo sarà assai lungo di collo, e di piu sarà carico, over havrà il collo curto, & intavolato, apergolato, over molto galengo sarà medesimamente molto difficile da frenare. Il simile gl’aviene havendo le garze piene grosse, & lunghe; & le curte anco sono cattive quando son piene assai. La testa grossa & carnosa molto, & il barboccio piccolo tondo, & duro, & anco secco senza quel canale che se li conviene, col labro di sopra piu grosso assai e piu pendente di quel di sotto; fa il medesimo effetto. Ma se la bocca sarà piccola assai, i labri saranno grossi, e duri, piegato molto in dentro, e scaglioni posti più in alto del devere, la lingua sarà grossa, lunga, & asciutta, il palato di sopra pieno e quello di sotto concavo molto over anch’esso troppo pieno, il che è peggio ancora, & pessimo sarà se à tutto questo s’aggiunge la strettezza d’essa bocca: & la piccola schiappatura over sfesso; se la bocca del cavallo (dico) haverà tutte queste parti o le maggiori sarà difficile da imbrigliare. Nondimeno à cavallo di poco sfesso di bocca usarete armarlo di fuora, con guardie piu gagliarde dell’ordinario; & alte d’occhio; & che l’imboccadura si perda sopra le barre, & anco sia poca di dentro. Il palato di sotto concavo assai, si deve empire con palle, melloni, campanelli riversi & rotelle piu, & meno rilevate, & grosse secondo il bisogno; e tutte queste cose deveno oprare ben addentro appreso al gruppo: à cotal palato giova ancora la montata à riverso, considerata però la larghezza & concavità d’esso; & la lingua; la quale essendo più grossa, & piu lunga del devere non richiede questo: dovete anco considerar la strettezza della bocca, la quale essendo molto stretta, & poca dall’un sfesso all’altro, ò dall’un lato all’altro, [p. 85v modifica]non patirà montata alla riversa; ma si bene qualche cazzoletta. Et à questa così fatta bocca devete usare la musarola assai stretta. Al palato pieno di sopra non accadeno le montate cose alte in così larghe di sopra, come à quello che è concavo molto; ne meno accaggiono le cose ch’io vi ho detto del palato di sotto, se sarà pieno; ma se li deve mettere le scaccie i campanelli non riversi spazzati, & interi; secondo il bisogno. Le olive ancora non disdiranno à palati pieni. Ma se pur vedete che habbia di bisogno di più gagliardezza, & volete usare i melloni intagliati, & le rotelle assai rilevate, & intagliate, avertite che la gengiva, & barra non sia tenera; & non li farete allhora battere tanto addentro appresso al nodo; ma farete, che venghino à lavorare qualche poco sulle barre dure; che così il morso sarà più gagliardo; & non li farete però così alti e grossi, come fareste se il palato di sotto fosse molto cocavo; liquali in questo caso deveno battere in dentro, & non sulle barre. Alla lingua grossa & asciutta si deve usare briglia aperta con giuochi assai. A’ cavallo che s’arma molto de’ labri, & che sono grossi, e duri, giovano assai i campanelli con i coverchi piani, et fallo di fuori dalle bande, i melloni anco, le rotelle, e simili. E l’istesse imboccadure giovano anco se le barre sono dure, e tanto più faranno l’effetto loro se saranno intagliate piu & meno secondo il bisogno. A’ cavallo garzuto, testa grossa piena di carne, sono necessarie le guardie più lunghe dell’ordinario, & più gagliarde; & massime se havrà il collo grosso li disotto dove si congiunge col capo. Perche havendo le mascelle grandi grosse, & piene, non ha luogo da ritirarle per essere il collo anco pieno di sotto; come s’è detto. Et però (secondo il mio poco giudicio) formarasse meglio sulle guardie lunghe dette, che sulle curte. Ma se pur per la gagliardezza, & lunghezza della guardia, il cavallo che ha tal collo, e cotal capo, & garze, venisse nel andar sotto piu del devere, devete aitare detta guardia con l’altezza dell’occhio, & con la spezzatura, ma non già con infiachirla nel prim’occhio. Perche traboccarebbe in bocca al cavallo, e faria brutto vedere: al che non rimediareste col stringere del barbazzale; perche non batteria giusto al luogo suo, ma alto fuor dell’ordine, e tormentarebbe per tal strettezza disconvenevole in quel luogo il cavallo. Hor perche simili cavalli garzuti, teste carnose, e grosse, & colli lunghi senza misura, sono generalmente indegni di Prencipi & cavallieri, noi anco li lasciaremo con il poco, che n’havemo tocco. Aggiungendo però, che se pur vi vien voglia di frenare, & castigare cavalli di durissima bocca, & che habbino le parti suddette, che potete dipoi di haverli usato il dolce, venire, & anco in un subito, all’amaro delle briglie forti; de i piè de’ gatti, de i ducheschi, de i quadri alti in un pezzo con le rotelle intagliate, & con i molini, & i freni bastardi con le montate alla spagnola, & le guardie all’Italiana assai gagliarde, & i barbazzali aspri, & anco i barbazzaletti sotto il labro, attaccati ne gl’occhi, & anco nelle montate de i morsi. Ma questa nuova (se pur non [p. 86r modifica]v’è nota) vi vò dare, che anchorche riteneste nel corso il cavallo di modo, che desse della croppa in terra: dipoi come il cavallo havrà presta libertà, & securezza sopra la briglia, & sarà riscaldato nel corpo, pur se n’andrà; & se non del tutto, almeno vi trasporterà assai più del devere, & vi calcherà forte la mano. Per il che se gli romperà in alcun modo la bocca & il barboccio, overo incalliranno: il che non sarà men nocevole poi, che la rottura. Non vo tacervi questo, ch’io lessi già, essend’io giovine molto nelle vanità delle scienze di Cornelio Agrippa, & nella sua occulta filosofia, le quali hora sono, ma allhora non erano prohibiti, che se uno facesse fare un morso d’un ferro, che havesse ammazzato un’huomo, & li scrivesse sopra non so che caratteri, osservando nel fabricarlo certe hore determinate de’ pianeti, con questo dipoi ritenerebbe, secondo lui, ogni sboccatissimo cavallo: e di pazzo, lo farebbe divenire savijssimo. Ma perchè queste sono cose dette vanamente, & ribattute dalla nostra santa madre Chiesa Romana, del tutto le ributteremo, & discacciaremo ancora noi.