Il corsaro/Canto I/XVI

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Filosofia

Canto I
XVI ../XV ../XVII IncludiIntestazione 3 marzo 2011 100% poesie

Canto I - XV Canto I - XVII
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XVI.

Di balzo, in balzo giù, precipitoso
Scende il fosco Corrado, e non si volge
A tergo mai, chè sfugge anzi del monte,
Per ogni via più breve, i giri, d’onde
Scorger potrìa la solitaria, e cara
Abitatrice della vetta, prima
Che salutollo ognor, che dai periglj
Reduce venne, astro dal vago raggio
Maninconioso, a cui l’errante prora
Drizzava ognor, e ch’or, ahi! più non lice
Né rimirar, nè rammentar pur anco,
Perchè il piè non s’arresti in sul dirupo
Di sua ruina. Ei ben sostar vorrìa,
E al fato quasi abbandonar suoi giorni,
E i suoi disegni al mar.. .. No, invitto Duce
Impietosir ben può a femmineo duolo,

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Ceder non mai.... Vede la nave, amico
Sente il vento spirar, e tutti aduna
Gli irresoluti affetti, e più s’innoltra;
Ode il tumulto, ed il fragor de l’opre,
Ed il segno, e il percotere de’ remi,
E il mormorar de l’onde; su l’antenna
Vede l’agile mozzo, e giù la vela
Spiegarsi, e sorger l’àncora da l’imo,
E de le turbe gli agitati lini,
Che da la riva a chi più tardo voga
Mandan’estremo silenzioso addio;
All’aura vede il sanguigno vessillo,
E meraviglia che tranquillo in seno
Così gli batta il cor. Ma in un istante
Arde lo sguardo, freme il petto, ei sorge
Al par di pria feroce, e balza, e corre
Rapidissimo a l’ultimo confine
De la montagna, ov’han principio i flutti,
E s’arresta; non l’aer, che si diffonde
Puro, a goder, ma i feri modi usati
A ridestar su la superba faccia,
E perchè in tanta foga, occhio di volgo
Correr noi vegga. In qual arte s’asconde
Spesso chi impera, e se ne fa securo,
Ben sa Corrado; e il portamento, e gli atti

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Contegnosi, e lo sguardo che atterrisce
Chi in lui s’affisa, e ogn’altro sguardo evìta,
L’altera fronte, ed il solenne aspetto,
Che l’indiscreto giubilo reprime,
E non oltraggia; tutto in lui tu scerni
Allor che impon, ma se tal uom che l’ode
Brama sedur, così söavemente
Il suo volto compon, ch’ogni temenza
In securtà si cangia, e se la dolce
Melodìa di sua voce, al cor gli scende
Un sol suo detto, è d’ogni don maggiore.
Nè ognor così, ch’a tale omai ridotto
L’ha il reo costume de’ prim’anni suoi,
Che de l’amico più lo schiavo apprezza,
E più che indurre a le carezze, ei gode
Debellare il nemico.