Il giornalino di Gian Burrasca/11 febbraio

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
11 febbraio

../9 febbraio ../12 febbraio IncludiIntestazione 31 luglio 2010 75% Diari

9 febbraio 12 febbraio


11 febbraio.

Ieri sera nulla di nuovo.

Dal mio osservatorio vidi il Direttore e la Direttrice traversare la sala del venerato Pierpaolo, lentamente silenziosamente, e andarsene nella loro camera dopo aver rivolto verso il ritratto una timida occhiata, come per dire:

- A domani sera, e che Dio ce la mandi buona! -

Gigino Balestra, mentre scrivo, è là nel suo lettuccio che mi guarda e sorride...

#

Oggi, durante l’ora di ricreazione, c’è stata l’elezione del presidente della nostra Società segreta.

Tutti i soci avevano già scritto il nome scelto in pezzetti di carta che ripiegati sono stati messi in un berretto. Gigino Balestra che è il socio più piccino (ha due mesi e mezzo meno di me) ha fatto lo squittinio ed è risultato eletto presidente Mario Michelozzi.

Anche io ho votato per lui perché se lo merita, e perché se da qualche giorno nel collegio non si mangia più la solita minestra di riso si deve a lui.

Abbiamo discusso su quello che si deve preparare per la seduta spiritica di domani sera. Ciascuno aveva la sua idea, ma è stata approvata quella di Carlino Pezzi.

Carlo Pezzi, che è quel ragazzo che ha la specialità della topografia, mentre cercava di stabilire su quale stanza dava il mio osservatorio, fece conoscenza con un ragazzo che serve da manovale ai muratori addetti ai lavori di riparazione nel collegio.

Servendosi di questa sua amicizia egli spera di poter penetrare nel salone del ritratto di Pierpaolo e fare una cosa, che se riesce, avrà un effetto straordinario sui tre spiritisti...

E poi... e poi... ma non voglio scrivere di quel che abbiamo progettato e complottato.

Dirò solo che se quel che abbiamo pensato di fare riuscirà noi saremo finalmente vendicati di tanti bocconi amari che abbiam dovuto ingozzare... compresi quelli della famosa minestra di magro fatta con la rigovernatura dei nostri piatti, e quel che è peggio di quelli del signor Stanislao e della signora Geltrude.