Il giornalino di Gian Burrasca/12 febbraio

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12 febbraio

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11 febbraio 13 febbraio


12 febbraio.

Dio, quanti avvenimenti si accumulano per stanotte!

A pensarci mi va via la testa e mi pare d’essere il protagonista d’uno di quei romanzi russi dove tutto, anche le cose più semplici come sarebbe quella di mettersi le dita del naso, acquista una grande aria di tenebroso mistero.

Intanto registrerò qui due notizie importanti.

Prima: oggi Carlino Pezzi, mentre il Direttore e la Direttrice erano a pranzo, ha trovato modo per mezzo di quel suo amico manuale, di entrare nel salone di Pierpaolo dove l’imbianchino aveva lasciato una lunga scala che gli era servita per ritoccare la riquadratura del soffitto.

In un attimo il Pezzi ha drizzato la scala al ritratto di Pierpaolo e, arrampicatosi fin lassù, con un temperino gli ha fatto due buchi negli occhi. Cosi tutto è stato felicemente preparato per il grande spettacolo di stanotte.

Seconda notizia. Ho visto Tito Barozzo che era già stato messo a parte del nostro progetto e che mi ha detto:

- Senti, Stoppani. Devi sapere che, dal giorno in cui ebbi a patire nella stanza del Direttore la grande umiliazione che tu sai e che ha annientato nell’anima mia ogni slancio di ribellione contro le ingiustizie e i soprusi che si commettono in questo collegio dove io son tenuto per compassione, un solo pensiero, uno solo, capisci? mi ha dato la forza finora di resistere, ed è questo: la fuga. -

Io ho fatto un atto di sorpresa e di dolore all’idea di perdere un amico così simpatico e così amato da tutti; ma egli ha soggiunto subito:

- È inutile, credi, ogni argomento che mi si potesse portare in contrario. Della mia miserabile condizione qui dentro non posso esser giudice che io, e io ti so dire che essa è intollerabile e che, se si dovesse prolungare, finirebbe con l’uccidermi. Perciò ho deciso di scappare, e nulla potrà rimuovermi da questa mia risoluzione.

- E dove anderai? -

Il Barozzo s’è stretto nelle spalle allargando le braccia.

- Non lo so: anderò per il mondo che è così grande e dove io sarò libero e non soffrirò mai che nessun mio simile ardisca umiliarmi come hanno ardito il mio tutore e il Direttore del collegio. -

A queste parole pronunziate con nobile alterezza l’ho guardato con ammirazione e poi ho esclamato con entusiasmo:

- Scappo anch’ io con te!... -

Egli mi ha guardato con uno sguardo pieno d’affetto che non scorderò mai e nel quale ho letto la gratitudine e il ricambio di tutto il bene ch’io gli voglio. Poi con accento grave nel quale ho sentito tutta la sua superiorità su me, ha soggiunto:

- No, caro amico mio. Tu non puoi né devi scappare di qui perché tu sei in condizioni molto diverse dalle mie. Tu stai qui con tutti i tuoi diritti e puoi insorgere ogni volta che qualcuno te li contesti con l’inganno o con la violenza. E poi tu hai una mamma e un babbo che soffrirebbero molto della tua scomparsa... mentre io non ho che un tutore il quale non piangerà certo ignorando le mie notizie!... -

E nel dir così il povero Barozzo ha avuto un sorriso così triste e così amaro che m’ha fatto venir le lacrime agli occhi e in un impeto di affetto e di pietà l’ho abbracciato stretto stretto esclamando:

- Povero Tito!... -

E l’ho baciato bagnandolo del mio pianto.

Egli ha avuto un singhiozzo, mi ha stretto forte forte sul petto; e poi scostandomi e passandomi una mano sugli occhi ha ripreso:

- Dunque senti, Stoppani. Quello che avete combinato per stanotte, può favorire splendidamente il mio progetto. Vorrete aiutarmi? È l’ultimo atto di solidarietà fraterna che chiedo ai miei compagni della Società segreta...

- Figurati!

- Allora sta’ bene attento. Quando il Direttore, la Direttrice e il cuoco saranno sopraffatti dagli spiriti, tu andrai nella stanzina dei lumi a petrolio che tu conosci, l’aprirai con questa chiave e, attaccata alla porta dalla parte interna, troverai una chiave molto grossa che prenderai teco. Quella è la chiave del portone d’ingresso del collegio con la quale esso è chiuso ogni sera per di dentro. Vieni con questa chiave nel corridoio a pian terreno... Lì ci sarò io. -

In così dire Tito Barozzo mi afferrò la destra, me la strinse e si allontanò in fretta.

Sono sopraffatto dagli avvenimenti che si preparano per stanotte... Come anderà?