Il milione (Laterza,1912)/CXXXVIII

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CXXXVIII. Dell'isola di Zipagu (Cipangu)

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CXXXVIII. Dell'isola di Zipagu (Cipangu)
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CXXXVIII (CLIX-CLX-CLXl)

Dell’isola di Zipagu (Cipangu).

Zipagu èe una isola in levante, ch’è nell’alto mare mille cinquecento miglia. L’isola è molto grande, le genti sono bianche, di bella maniera e belle; e la gente è idola, e non ricevono signoria da neuno, se no da loro medesimi. Qui si truova l’oro, però n’hanno assai;1 niuno uomo non vi va, e niuno mercatante non leva di questo oro: perciò n’hanno egliono cotanto. Il palagio del signore dell’isola èe molto grande, ed è coperto d’oro,2 come si cuoprono di qua le chiese di piombo. E tutto lo spazzo delle camere è coperto d’oro, ed èvvi alto bene due dita; e tutte le finestre e mura e ogni cosa e anche le sale sono coperte d’oro; e non si potrebbe dire la sua valuta. Egli hanno perle assai, e sono rosse e tonde e grosse, e sono piú care che le bianche: ancora v’ha molte pietre preziose, e non si potrebbe contare la ricchezza di questa isola. E il Gran Cane che oggi regna, per questa gran ricchezza ch’è in questa isola, la volle fare pigliare, e mando vvi due baroni con molte navi e gente assai a piede e a cavallo. L’uno di questi baroni avea nome Abata (Abacan) e l’altro Sanici (Vonsaincin), ed erano molti savi e valentri. E missorsi in mare e furono in su questa isola, e pigliarono del piano e delle case assai; ma non aveano preso nè castella nè3 cittá. Or gli venne una mala isciagura, com’io vi dirò. Sappiate che tra questi due baroni avea grande invidia, e l’uno non faceva per l’altro nulla. Ora avvenne un giorno che ’l vento della tramontana4venne si forte, ch’egli dissoro che, s’egli non si partissono, tutte le loro navi si romperebbono: montarono sulle navi e missorsi nel mare, e andarono di lungi [p. 190 modifica]di quivi quattro miglia a un’altra isola5 non molto grande. Chi potè montare su quella isola si campò, gli altri ruppono. E questi furono bene trentamila uomeni che scamparono su questa isola: e questi si tennono tutti morti, perochè vedeano che non potevano iscampare. E vedevano d’altre nave ch’erano iscampate, che se ne andavano verso loro contrade,6 e tanto vogarono che tornarono in loro paese. Or lasciamo di quegli che tornarono in loro contrade, e diciamo di quegli che rimasono in quella isola per morti. Sappiate che, quando quegli trentamila uomeni che camparono in sull’isola si tenevano morti,7 perciochè non vedevano via da potere campare, e’ istavano in su questa isola molto isconsolati. Quando8 gli uomeni della grande isola viddono l’oste cosí isbarattata e rotta, e viddono costoro ch’erano arrivati in su questa isola, ebbono grande allegrezza; e, quando il mare fue divenuto in bonaccia, e’ presono molte navi che aveano per l’isola, e andarono all’isoletta ov’erano costoro, e si montarono in terra per pigliare costoro ch’erano in sull’isoletta. Quando questi trentamila uomeni viddono i loro nemici iscesi in terra, e viddono che in sulle navi non era rimaso persona per guardare le navi, egliono, sí come savi, quando gli inimici andavono per pigliarli, egli diedono una gran volta9, e tuttavia fuggendo e’ vennoro verso le navi, e quivi montarono tutti incontanente, e qui non fu chi lor contendesse. Quando costoro furono sulle navi, levarono via quegli gonfaloni che vi trovarono suso10, e andarono verso l’isola ov’era la mastra villa di quella isola per ch’egli erano andati: e quegli ch’erano rimasi nella cittá, vedendo questi gonfaloni, credevano che fossono la gente ch’era ita a pigliare quegli trentamila uomeni nell’altra isola. Quando costoro furono alla porta della terra, egli erano [p. 191 modifica] sì forti che gli cacciarono di fuori della terra, quegli che vi trovarono, e solo vi tennono le belle femmine che v’erano, per loro servire. E in tal modo presono la cittá la gente del Gran Cane. Quando quegli della cittá viddono ch’erano cosí beffati, volevano morire di dolore: e vennono con altre navi alla terra e circundaronla dintorno, per modo che niuno nè poteva uscire nè entrare11; e cosí tennoro la terra12 sei mesi assediata. E quegli dentro s’ingegnarono molto di mandare novelle di loro al Gran Cane, ma noi poterono fare13 e in capo di sei mesi renderono la terra per patti, salvo le persone e ’l fornimento, di potere tornare al Gran Cane: e questo fu negli anni Domini mcclxviiii.14 E il primo barone, che n’andò in prima, lo Gran Cane gli fece tagliare il capo, e l’altro fece morire in carcere. D’una cosa avea dimenticata: che, quando questi due baroni andavano a questa isola, perchè un castello non si volle a loro arrendere, egliono lo presono poscia, e a tutti feciono tagliare il capo, salvo che a otto,15 che, per vertú di pietre che aveano nelle braccia dentro dalla carne, per modo del mondo non si poteva loro tagliare. E gli baroni, vedendo ciò, si gli feciono ammazzare con mazze, e poscia feciono cavare loro queste pietre delle braccia16. Or lasciamo di questa materia, e andremo piú innanzi.

Or sappiate che gl’idoli di queste isole e quegli del Cattai sono tutti di una maniera. E questi di queste isole, e ancora dell’altre che hanno idoli, tali sono c’ hanno capo di bue, e tali di porco, e cosí di molte fazioni di bestie, di porci e di montoni e d’altri;17 e tali hanno un capo e quattro visi, e tali hanno quattro capi, e tali dieci: e quanto piú n’hanno, maggiore isperanza e fede hanno in loro. Gli fatti di questi idoli sono si diversi e di tanta diversitá di diavoli, che qui non si vuole contare.18 Ora vi dirò d’una usanza ch’è in questa isola. [p. 192 modifica]Quando alcuno di questa isola prende alcuno uomo, che non si possa ricomperare, convita suoi parenti e i suoi compagni, e fallo cuocere e dallo mangiare a costoro; e dicono ch’è la migliore carne che si mangi. Or lasciamo istare questa materia, e torniamo alla nostra. Or sappiate che questo mare, ov’è questa isola, si chiama lo mare di Cin, che vale a dire «lo mare ch’è contra li Magi» (Mangi).19 E in questo mare de’ Cin, secondo che dicono li savi marinai che bene lo sanno, hae settemila quattrocentocinquanta isole, delle quali le piú s’abitano. E sì vi dico che ’n tutte queste isole non nasce niuno albore, che non ne vegna olore20 come di legno aloe, o maggiore; e hanno ancora molte care ispezie, e di piue maniere. E in queste isole nasce il pepe bianco come neve, e del nero in grande quantitá. Troppo è di grande valuta l’oro, e l’altre care cose che vi sono; ma sono sì di lungi, che appena vi si puote andare. E le navi di Quisai e di Zaito, quando vi vanno, sì ne recano grande guadagni, e penano ad andare un anno; che vanno il verno e tornano la state. Che quivi non regna se non due venti, l’uno che mena in lá e l’altro in qua: e questi venti l’uno è di verno e l’altro è di state. Ed è questa contrada molto di lungi dall’ India. E questo mare èe bene del mare occeano, ma chiamasi «de’ Cin» sí come si dice «lo mar d’Inghilterra», lo «mare di Roccella»; e il mare d’India ancora è del mare occeano. Di queste isole non vi conterò piú, perochè non vi sono istato,21 e il Gran Cane non v’ha che fare. Or ritorneremo al Zaito, e quivi ricominceremo nostro libro. [p. 193 modifica]

  1. Berl. Pad. perchè agli marcadanti de tara ferma questa isola non vale, per esser questa (lontana) d’ogni (paese); e però i áno tanto oro che l’è una cossa meraveiosa. E niuno non pò portar de quel oro fuora de quella isola; e perziò gh’è puochi mercadanti e puoche nave de tera ferma.
  2. Berl. al muodo che nui coverzimo le nostre case over le giexie con el pionbo; e vai tanto che apena el [non] se pol dir.
  3. Berl. alguna zitade, e questo per uno infortuno che i ocorse. Or sapiè che...
  4. Berl. comenzò si forte a sopiar, che quelli de lo eserzito...
  5. Berl. non men granda... di quela. Onde gran parte di queli smontòe, perchè i non poteano andar avanti; el resto dele nave andarono avanti, onde questi per forza li convene ruper (rumper) le nave.
  6. Berl. Or queste nave tanto navegono che i zonseno...
  7. Berl. ed aveano sí gran dolore che i non savea quello i dovesse far.
  8. Berl. el signor e la zente dela grande isola...
  9. 'Berl. che non furono visti; e tanto andorono che i zonseno ale nave.
  10. Berl. Pad. subito se partirono e andorono a l’isola; e quando i zonseno a Zinpagu, i deseseno tuti in tera, e avevano el confalon del signor Po qual era rimaso sule nave]; e andò ala maistra zita...
  11. Pad. che non fusse preso.
  12. Pad. ben sete mesi.
  13. Berl. perchè i non potè mai mandar algun meso, e... procurò de patizar con quelli de fuora, salvi l’aver e le persone.
  14. Berl. Or, essendo zonti i do sorastanti dal Gran Can, quello ne feze decapitar uno, e l’altro mandò in l’isola, in la qual i fexe (cioè: avevano fatto) destruzer molta zente; e li fo morto,... perchè el saveva che ’l se aveva cativamente portato... Or ve voio dir un’altra cossa, che quando...
  15. Berl. Pad. e questo era per vertú de algune pietre: che zascaduno avea una pietra nel brazo tra carne e pelle, per tal muodo che le non parea de fora; e chi aveva sopra sì quella piera non podeva morir de fero.
  16. Berl. * le qual i retene molto care. E cussì seguino questa instoria dela bataia e dela zente del Gran Can.
  17. Berl. e algune che ano tre cavi, zoè l’uno sul collo, e i do altri suso le spalle, uno per spalla; una tal a quatro mane, e tal diese, e tal (mille); e quelle idole ch’á piú mane diseno che l’è mior, al qual i ano mazor reverenzia. E quando i cristiani i diseno perchè i fano le lor idole sì diverse, respondeno che i so’ prezesori cussi li lassò: — E nui cussi lasseremo ai nostri fioli e suzesori. —
  18. Berl. perchè saria tropo malvaxia cossa da dir, inverso i cristiani; e imperò de queste idole lasseremo, e diremo de altre cosse. Ma voio che sapiè che tuti quelli che adora (le) idole (de) queste isole, quando i pia algun omo che non sia so amigo, e che i non se possa recatar per danari, invida tuti i so parenti e amixl ala casa, e fano alzider colui che i a piado e si ’l manzano, e...
  19. Berl. Pad. perchè in lengua de questi de sta isola «Cin» tanto val a dir quanto «ch’è a levante». Questo mare sono sì longo che i marinari... dixeno che in quello sono sete millia quatrozento e quarantaoto isole.
  20. Pad. e (che non sia) de grande utilitá.
  21. Berl. (e) perchè i sono luoghi molto desusadi, onde el Gran Can...