Il milione (Pagani, 1827)/Il Milione di Marco Polo, Testo della Crusca/10

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10. Come Messer Niccolò e Messer Matteo domandaro commiato al Gran Cane

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10. Come Messer Niccolò e Messer Matteo domandaro commiato al Gran Cane
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[p. 8 modifica]10. come messer niccolò e messer matteo (1) domandaro commiato al gran cane.

Quando messer Niccolò e messer Matteo e messer Marco furono tanto istati col Gran Cane, vollero lo suo commiato per tornare alle loro famiglie. Tanto piaceva il loro fatto al Gran Cane, che per nulla ragione lo voleva loro dare commiato. Ora avvenne (2) che la reina Bolgara (3), ch’era moglie d’Arcon (4) sì si morì, e lareina sì lasciò, che Arcon non potesse torre moglie se non del suo ligniaggio; e mandò ambasciadori al Gran Cane, e furono tre, de’ quali avevano l’uno nome Oularay, e l’altro Pusciai, l’altro Coja (5), con grande compagnia, che gli dovesse mandare moglie del ligniaggio della reina Bolgara; imperocchè la reina era morta e lasciò che non potesse prendere moglie altra che di suo ligniaggio. E il Gran Cane gli mandò una giovane di quello lignaggio (6), sicchè il Gran Cane fornio l’ambasciata di coloro con grande festa e allegrezza. E in questo, messer Marco tornò d’una ambasciata d’India dicendo l’ambasciata, e le novitade che avea trovate. Questi tre ambasciadori ch’erano venuti per la reina, domandarono grazia al Gran Cane, che questi tre Latini gli dovessono accompagnare (7) in quell’andata con quella donna che menavano. Lo Gran Cane fece loro la grazia a gran pena, e mal volentieri, tanto gli amava, e diede parola1 alli tre Latini che accompagnassono li tre baroni, e la donna.


Varianti

[p. 8 modifica](1) E Messer Marco - (2) Che in quello tempo morì una Reina in India che avea nome Balcana, e il marito avea nome Iblarcon (Magl. II.) - (3) Bolgara (C.Ricc.) - (4) Argon (C. Pucc.) - (5) Oulatar, Alpusca, Coila (C. Ricc.) Oulaun (C.Pucc.) - (6) Che avea nome Cochatin, ed era d’età di diciassete anni, era molto bella, e disse a quelli baroni: questa è quella donzella, la quale andate cercando (C. Magliab. II.) - (7) Nella loro tornalat (C. Pucc.)

  1. Aver la parola per avere licenza, ne adduce un esempio la Crusca tratto dalla vita di Gesù Cristo: molto più adattato sembrami quello da trarsi da questo testo. Fra Pipino traduce “Qui procerum instanti petitione devieto, eorum preces nequivit abnuere tristem tamen praebuit postulalioni consensum.”