Il milione (Pagani, 1827)/Il Milione di Marco Polo, Testo della Crusca/2

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2. Come i detti arrivaro a una città che ha nome Barcham in Tartaria, e come di quindi arrivaro al Gran Signore de’ Tartari, e molto onorati

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2. Come i detti arrivaro a una città che ha nome Barcham in Tartaria, e come di quindi arrivaro al Gran Signore de’ Tartari, e molto onorati
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[p. 2 modifica]2. come i detti arrivaro a una città che ha nome barcham in tartaria, e come di quindi arrivaro al gran signore de’ tartari, e molto onorati.

Quando ebbero passato quello diserto, trovarono una città che ha nome Baccherà (5)1 nobile e grande, della quale era re uno che avea nome Barache. La detta città era la migliore di Persia, nella quale stettono questi due fratelli tre anni e nel detto tempo n’apparve uno ambasciatore da Alavello Signore da levante, mandato da Elau al [p. 3 modifica]signore di tutti i Tartari nomato el Gran Can. E quando questo valente uomo vide questi due fratelli, n’ebbe grande allegrezza, e videli (1) volentieri, e favellò con loro e disse: se voi mi volete credere voi acquisterete grande onore e grande ricchezze, imperocchè lo signore de’ Tartari non vide mai niuno Latino, e se voi volete venire con meco, io vi menerò a lui salvi e sicuri; e fovvi certi che vi farà grandi onori, e farete di questo viaggio gran profitto. Quando li due fratelli ebbono intese queste parole, diliberarono di andare dov’elli diceva2, e misersi in cammino, e andarono uno anno per greco e per tramontana, innanzi che giugnessero alla terra dove era il Gran Can (2). E trovarono molte strane e maravigliose cose per lo cammino, le quali non si conteranno ora in questo luogo. Quando li due fratelli giungono al Gran Can fece loro grande onore e gran festa domandandoli della condizione de’ Latini. E come l’Imperadore mantenea sua signoria, e come mantenea l’impero in giustizia, e de’ modi delle guerre, e degli osti, e delle battaglie di qua; e poi con diligenza gli domandò di messer lo Papa, e della condizione della Chiesa Romana, e de’ re, e de’ principi del paese. E detti messer Niccola e messer Maffeo, siccome savj, e che bene sapevano il linguaggio tarteresco risposero a ogni punto ordinatamente (3). E quando il Gran Can (4) ebbe inteso le condizioni de’ Latini, mostrò che molto li piacessono, e disse a suoi baroni che volea mandare ambasciadori al Papa de ’Cristiani, e pregò messer Niccola e messer Maffeo, che piacesse loro di essere suoi ambasciadori a messer lo Papa con uno de’ suoi baroni. Ed eglino risposono ch’erano a’ suoi comandamenti. Allora (5) il Gran Can fe fare sue lettere al Papa: e allora pose ambasciata ch’elli lo mandava pregando, che egli li mandasse certi uomini, i quali fossero ammaestrati e savj nella legge cristiana, e buoni [p. 4 modifica]disputatori a mostrare apertemente, a lui e alla sua gente, e a tutti coloro che adorano gl’idoli; e che dovesse mandarli dell’olio delle lampane che ardono dinanzi al sepolcro di Cristo in Gerusalem.


Varianti

[p. 2 modifica](5) Bochara (C. Ricc.) [p. 3 modifica](1) „Ibique praefatos respiciens viros, qui jam fuerant in lingua tartarica eruditi„ (C.Ricc.). (2) „Qui vocabatur Cublaj„ (C. Ricc.) (3) Qui incomincia il Sec. Capo del Cod. Pucc. (4) Che aveva nome Chablay. (C. Pucc.) (5) Il Signore fe chiamare un suo Barone ch'avea nome Cogotal, e disseli, che volea ch’andasse cogli due fratelli al Papa; e elli disse che molto volentieri (C. Pucc.) Nel Codice Pucciano questo Capo differisce interamente. [p. 4 modifica]

  1. Per non alterare i varj Testi si è usato lasciare i nomi propri quali si leggono, anche colle varianti erronee che sono in un medesimo Testo a penna. Ma la più sana lezione è d’ordinario quella del Codice Riccardiano.
  2. Di qui incomincia il Codice Pucciano, ma non pertanto acefalo: ma pare abbreviata la narrazione precedente perchè incomincia così: „Furono due nobilissimi cittadini dì Venegia, ch’ebbero nome l’uno messer Matteo, e l’altro messer Niccolao, i quali andarono al Gran Cane signore di tutti i Tartari. E le novitadi ch’eglino trovarono si diranno più innanzi. I quali giunti che furono alla terra dove era il Gran Cane ec.„ E di qui incomincia il Cod. Magliab. III., non meno che il Codice Magliabechiano mancante in principio.