Il pastor fido e il Compendio della poesia tragicomica/Nota

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Nota

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Appendice - III. Avvertenza dell'editore Ciotti Indice dei nomi del Compendio

[p. 301 modifica] NOTA [p. 302 modifica] [p. 303 modifica] Facile il compito dell’editore del Pastor fido : il testo definitivo fu fissato dall’autore stesso nell’edizione veneziana del 1602: Il Pastor Fido tragicommedia pastorale del molto illustre sig. Cavaliere Battista Guarini, ora in questa XX impressione di curiose e dotte annotazioni arricchito e di bellissime figure in rame ornato , con un Compendio di Poesia tratto dai duo Verati con la giunta d’altre cose notabili per opera del medesimo S. Cavaliere. In Venetia appresso Gio. Battista Ciotti MDCII ( 0 , ed esso, riprodotto in tutte le numerosissime edizioni poste- riori ( 2 ), bastava seguire. Questo io ho fatto; ma anche la stampa (1) Di questa edizione fece, secondo il Gamba ( Sene dei testi di lingua «, n. 556), una ristampa meno corretta e coi rami molto logorati il medesimo Ciotti, con la me- desima data 1602. La ristampa presenta queste differenze dall’originale: nel fronte- spizio «XXVII impressione» invece di «XX»; le pagine numerate da un lato solo invece che facciata per facciata, e a pag. 65 un verso che deve essere a pag. 96. Il Compendio porta la data 1603, il che può far supporre che questa ristampa sia stata fatta appunto nel 1603. Il Gamba aggiunge in nota di essere stato avvertito che in qualche esemplare della ristampa non si trovino queste caratteristiche ; le presenta, meno l’ultima, quello che si conserva nella Nazionale di Napoli. (2) Alla bibliografia diligente del Rossi (documento XXXX) io posso aggiungere soltanto le due seguenti edizioni posteriori al 1886: G. B. Guarini (1538-1612), Il Pastor fido, favola pastorale. Roma, O. Garroni, 1909-1911, 2 voli, in 32° di pp. 160, 125: se la prefazioncina biografica, anonima, è alquanto sommaria e deturpata da qualche grossolano errore, in compenso il testo, evidentemente condotto sull’edizione del Casella (collezione diamante del Barbèra, 1866, accompagnata dal Compendio , poi non piú ristampato, e dall’ Indice ragio- nato o Sommario, di esso, che io ho omesso), è molto accurato ; Opere del Battista Guarini (sic) Il Pastor fido, Strasburgo 1 . H. Ed. Heilz.,s. a. (Biblioteca romanica, n. 154-156): questa edizione, curata dal signor Camillo Orlando, non è piú che una riproduzione dell’edizione del Casella; come questa, infatti, essa emenda solo dove è alterata la misura del verso, e lascia intatto il testo del 1602 anche dove l’errore è evidente e la correzione facilissima. [p. 304 modifica] del 1602 è non poco scorretta, tanto da incontrarvisi versi che non tornano (*), onde alcune correzioni furono necessarie. A tacere di quelle che possono considerarsi come correzioni di errori di stampa o di semplici sviste di chi curò l’edizione, ecco le principali: Argomento: p. 3, r. 19 «di lungo tempo»: ho corretto in «da lungo tempo»; Atto secondo, se. IV, v. 9 «saran di rado fortunati mai»: ho ag- giuntolo» prima di «mai»; Atto terzo, se. VI, V. 66 «E sola è la vita mia»: ho soppresso «E»; Atto quinto, se. II, v. 137 la misura del verso volle «lettre» in luogo di «lettere». Atto quinto, se. II, v. 163 «non» ho mutato in «no»; Atto quinto, se. V, v. 145 «Conoscerestil? Sol ch’io il vedessi»: la misura del verso vuole s’aggiunga «tu» dopo «Conoscerestil»; Atto quinto, se. V, v. 252 «bel» ho corretto in «ben»; Atto quinto, se. X, v. 11 «per fin che ne le mie case»: la misura del verso volle soppresso «mie». Una correzione abbastanza grave m’ero risoluto a fare assai a malincuore ai vv. 3-4 della scena IV dell’atto secondo, ove mi sembrava che i vv. «Ed ha ragion di favorir colei Che, sonnac- chiosa, il suo favor non chiede» venissero a indicare proprio il contrario di ciò che voleva dire l’autore. Perciò, dopo averli tor- turati in tutti i modi, m’indussi, pur con un senso di scontento e quasi di rimorso, a sostituire «non» a «ed». Ma, come suole accadere, quando il foglio era giá tirato e non v’era piú modo di correggere, mi balenò alla mente nel rileggerlo, la vera inter- pretazione del passo, e dovetti convincermi che la mia correzione non aveva ragione d’essere. Giacché è ovvio che il G. si servi di una metatesi sintattica, e che il passo vada interpretato: «E la fortuna ha ragione di favorire colei che, non sonnacchiosa, chiede il suo favore». (j) Qualche errore è indicato nelle Annui azioni; uno, indicato da queste, è cor- retto nella ristampa de) 1603: infatti, nel verso 21 del coro secondo, in questa si legge «morta», e non «mortai», «bellezza», come correggeva l’annotazione relativa, la quale tuttavia è rimasta com’era. Invece, atto IV, scena III, v. 172 non è corretto «sa- crificio infausto» in «sacro ufficio infausto», come indicava la relativa annotazione, e come correggono il Casella e l’Orlando e ho corretto io. L’errore piú grave è nell’atto III, scena IX, il terzultimo verso della quale si legge: «Hor le tropo largo si dará il fuoco ov’ io vorrei»: è evidente che le parole «tropo largo» sono soverchie. [p. 305 modifica] Delle Annotazioni e del Compendio , che in questa edizione fondamentale accompagnano il Pastor fido, ho creduto di conser- vare il secondo e ometter le prime. Il Compendio può dirsi veramente la sintesi del pensiero del Guarini intorno alla poesia tragicomica e riassunto impersonale («scrittura obbiettiva, pacata», la chiama il Rossi) di quanto egli aveva diffuso nelle due operette che prendono il nome dal- l’attor comico Verato, al quale si fingono attribuite, o, per usare maggiore precisione, dal Verato la prima, dall’Atticciato (nome accademico, sotto il quale non saprei dire quale persona reale abbia adombrato l’autore) la seconda. Lasciato da parte quanto aveva relazione con le persone del Nores e del Guarini e col fatto particolare della loro polemica, il Compendio raccoglie solamente quanto è davvero essenziale per la storia del pen- siero critico e letterario del secolo xvi morente. D’altronde l’aver l’autore stesso raccolto l’essenza, a dir cosi, del suo pen- siero in questa edizione definitiva deH’opera sua drammatica, vuol dire che egli aveva dimenticato e voleva anche dal pubblico di- menticata la polemica e solo ricordate le ragioni storiche e arti- stiche del suo fortunatissimo dramma. Il Coínpendio , a richiesta dell’editore Ciotti (’), era stato composto fin dal 1599, e veduto nel manoscritto a Venezia, a Pisa, a Firenze e altrove: doveva essere subito stampato, quando la comparsa inaspettata di alcune scritture, che riaprivano la polemica, fece si che l’autore, sdegnando di rispondere comunque a quelle, frivole, false e giá implicitamente confutate dai due Verati, negò all’editore il permesso della stampa, concedendoglielo soltanto quando alla comparsa di nuovi scritti piú seri n’ebbe decente occasione. Destinato ad accompagnare l’edizione definitiva del Pastor fido, il Compendio gli fu tuttavia mandato innanzi di poco, e comparve nel 1601 in un opuscoletto di 64 pagine: Compendio della poesia tragicomica, tratto dai duo Verati, per opera dell’Autore del Pastor fido, colla giunta di molte cose spet- tanti all’arte. In Venetia, MDCI appresso Gio. Battista Ciotti , all’Insegna dell’Aurora (2); poi fu aggiunto al Pastor fido, nell’edizione del 1602, ma con (1) Cfr. l’avvertenza dell’editore A’benigni lettori, riprodotta ne\\’ Appendice II. (2) L’ imprimatur porta la data die quarta Man 1601. [p. 306 modifica] proprio frontespizio e propria numerazione di pagine, conservando l’originale avvertenza dell’editore e l’originale imprimatur. Su questa stampa ho, naturalmente, esemplato questa mia edi- zione, nella quale, oltre i frequenti errori tipografici e alcune sviste, ho corretto: Pag. 219, r. 4 aggiunto «ciò»; pag. 225, r. 12 aggiunto «non» ; pag. 237, r. 29 aggiunto «si» a «purgano»; pag. 252, r. 14 «quando... e fu» mutato in «Quando..., e’ fu»; pag. 2S5, r. 7 «col qual» mutato in «senza ’l qual». Ho riscontrato sui testi relativi i numerosi passi latini e greci, dal Guarini sempre poco correttamente riferiti: però non mi fu possibile trovare le traduzioni di Filone e di Basilio Magno da lui usate; e, quanto al greco, nel passo di Aristotile riferito a pag. 250, r. 23 ho creduto di lasciare TtoioúvTa, dove il testo lipsiense legge toiaúxa, perché quel participio ha rispondenza nella tradu- zione italiana che segue. Le Annotazioni , dopo non breve incertezza, ho creduto di omettere, perché, se è vero, come dice benissimo il Rossi, che esse «si possono quasi chiamare un commento esegetico, che mira a mostrare come ogni cosa nel dramma abbia la sua ragione, come tutto sia condotto a cospirare alla soluzione del nodo principale», e se non si può dubitare siano opera del Guarini stesso, è anche vero che ciò che costituisce l’essenza di questo commento è contenuto nel Compendio , il quale perciò basta per la cono- scenza del pensiero critico del Guarini e delle ragioni dell’arte di lui (•). (1) Di queste Annotazioni è notevole e merita di essere riferita nella sua parte essenziale quella al verso «Cieco, Amor, non ti cred’io» (atto terzo, se. li): «Né mi par di tacere il modo, coti che il poeta nostro compose le parole di questo ballo, che fu cosi: prima fece comporre il ballo a un perito di tale eser- cizio, divisandogli il modo dell’imitare i moti e i gesti che si sogliono fare nel giuoco ’della cieca’, molto ordinario. Fatto il ballo, fu messo in musica da Luzzasco, eccellentissimo musico de’ nostri tempi. Indi sotto le note dí quella musica il poeta fe’ le parole, il che cagionò la diversitá dei versi, ora di cinque sillabe, ora di sette, ora di otto, ora di undeci, secondo che gli conveniva servire alla necessitá delle note. Cosa che pareva impossibile, e, se egli non l’avesse fatta molte altre volte, con tanta maggiore difficoltá quant’egli negli altri balli non era padrone dell’in- venzione, come fu in questa, non si sarebbe forse creduto. Perciocché in detti balli non aveva una sola fatica, di metter le parole sotto le note, ma di trovar dai mo- vimenti del ballo invenzione che gli quadrasse e avesse viso di favola, cioè prin- cipio, mezzo e fine, traendola dalla confusa, casuale e inconsiderata maniera del ballo, si come si può vedere nelle parole di detti balli, fatte da lui nella cittá di Ferrara, per ubbidire allora a quel duca.» [p. 307 modifica] Ho creduto invece opportuno di raccogliere in appendice, oltre l’avvertenza del Ciotti, gli Intermezzi che il Rossi pubblicò nel suo volume, traendoli dal codice ferrarese 156, tomo 1, carte 23 r- 28 r e carte 18 r. Il Rossi li ritiene opera del Guarini medesimo e crede che i primi di essi, preparati per la rappresentazione che del Pastor fido doveva darsi a Mantova nel {592, abbiano invece servito per la rappresentazione che fu data il 22 novem- bre 1598 per festeggiare il passaggio di Margherita d’Austria, che andava sposa a Filippo III di Spagna, e pensa che a quel- l’anno deva assegnarsi la lettera senza data (da lui pubblicata nel n. xxxviii dei Documenti ), con la quale il Guarini li accompa- gnava al figlio. Ma poi mostra di credere che alla rappresenta- zione del ’98 abbiano servito gli intermezzi che egli pubblica nel n. xxxxi dei Documenti. Quando egli pubblicò il suo volume (1886), non si conosceva nessuna relazione della rappresentazione del ’98 e si lamentava perduta quella che ne aveva fatta il se- gretario ducale Chieppio; due anni piú tardi Achille Neri ebbe la fortuna di trovare la relazione, che delle feste fatte a Margherita d’Austria stese il napoletano dottor Giovan Battista Grillo, in un rarissimo opuscolo, pubblicato a Napoli nel 1604. Descrivendo la rappresentazione del Pastor fido, il Grillo riporta integralmente gli intermezzi rappresentati in quella occasione, che il Neri ritiene opera di Alessandro Guarini, figlio di Gian Bat- tista, e che sono cosa del tutto differente da quelli pubblicati dal Rossi, poiché essi nell’ insieme costituiscono una commedia mimica, che ha per argomento le nozze di Mercurio con la Filologia. Bisogna dunque ritenere che ad altro anno e non al *98 si deva assegnare la lettera del Guarini al figlio pubblicata dal Rossi, e che gli In- termezzi da questo editi siano stati preparati per altra rappresen- tazione che quella del ’98: a creder ciò mi conforta anche il fatto che in essi nulla c’è di allusivo alle nozze della principessa au- striaca, omissione che non si potrebbe per nulla spiegare (>). Grazie alla cortesia del bibliotecario della Comunale di Ferrara, dott. G. Agnelli, questi Intermezzi sono stati coliazionati sul ins., del quale un unico luogo, come giá aveva fatto il Rossi, ho creduto mutare: pag. 296, r. 8 «se» in luogo di «che». (1) Cfr. il volume dei Rossi alle pp. 225 e 232; e A. Neri, Gli «Intermezzi» del «Pastor fido» in Giornale slot, della lett. Hai., xi (188S), 405 e sgg. [p. 308 modifica] 1 308 NOTA Suila vita e le opere del Guarirli, e in particolar modo sul Pastorfido, il lavoro piú compiuto rimane ancora quello del Rossi ( 0, al quale nulla di importante si è aggiunto, tranne il breve scritto del Neri, dal quale ho tratte le notizie su riferite intorno agli In- termezzi : lo studio premesso dal Casella alla sua edizione del dramma nulla di nuovo aggiunge a quanto si sapeva prima del Rossi, e solo può importare, ma fino a un certo punto, per la valutazione estetica del dramma. Tuttavia quasi esclusivamente su di esso fondò la sua Introduzione il signor Camillo Orlando, che curò l’edizione strasburghese del Paslor fido. Una notizia a tutti sfuggita, ma non al Croce, è quella di una rappresentazione del fortunato dramma data a Nola nel 1599, per la quale Giambattista Marino scrisse il prologo ( 2 >. (1) Battista Guarirti e il Pastor fido, studio biografico critico con documenti inediti per Vittorio Rossi, Torino, Loescber, 1SS6. (2) Cfr. la Nota bibliografica, p. 403, n. i, in calce al volume: Giambattista Marino, Poesie varie a cura di Benedetto Crock, Bari, Laterza 1913. 11 Croce però non ripubblica questo prologo, conservato in un opuscoletto di dodici pagine nella Nazionale di Napoli.