Il podere (Tozzi)/III

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III

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III.


All’ora del pranzo, Luigia mandò Ilda a chiamarlo. Mangiarono la minestra quasi senza parlarsi; evitando d’irritarsi subito. Anzi, Remigio fu sinceramente pieno di garbo. Ma la matrigna sospirava, e s’occupava più d’Ilda che di lui. Dopo il lesso, egli chiese:

— Non c’è altro?

Ella rispose:

— Quanti denari ti ritrovi? Se tu vuoi, c’è rimasto, d’una settimana fa, un pezzetto di parmigiano: l’avevo messo da parte io.

— Me lo dia.

Ella fece scostare Ilda dalla tavola, mandandole in dietro la sedia; e, senza alzarsi da sedere, aprì il cassetto; poi, siccome il suo braccio non arrivava a frugarci, disse:

— Guardaci da te!

Il formaggio, una fettuccina dura accanto alla crosta nera, era doventato verde e asciutto, come quello che si mette nelle trappole dei topi; ma egli lo mangiò lo stesso.

[p. 21 modifica]Luigia, guardatolo un poco, gli chiese:

— Perchè non andiamo insieme dal notaio Pollastri?

— Lasci che prima venga a fare l'inventario.

— Io ho fretta soltanto allo scopo di fare le cose bene in regola; e in modo che fra me e te non ci sia mai niente da ridire.

Egli s'impazientì.

— Ho capito! Ho capito! Ed io voglio fare lo stesso.

Ma ella cominciò a lagrimare, guardandolo fisso: con gli occhi spalancati. Egli abbassò la testa, per dire:

— Mi pare impossibile che della mia povera mamma non ci sia rimasto nè meno un anello! E pure mi pare che mio padre non avesse dato niente a lei di quelle cose!

— No; non voleva nè meno che toccassi il cassetto. Mi regalò una catena d'oro quando ci sposammo; ma la comprò proprio allora, a posta; e poi, non ho avuto altro.

— E dove è sparita, dunque, la roba? Vuol dire che è stata rubata.

— Chi vuoi che te l'abbia rubata? È impossibile.

— Giulia, forse.

Ma la matrigna alzò subito la voce; e gli disse:

— Io non ne so niente: bada di non comprometterti.

[p. 22 modifica]— Allora, che cosa ne pensa? Crede che l’abbia venduta lui?

— Ah, no, di certo! Tuo padre non l'ha venduta.

Remigio perdeva sempre di più la pazienza, e battè i pugni sul dorso della sedia. Ella gli disse:

— Non c'è bisogno che tu t'inquieti. Quando fai così, non ci si parla più con te.

— E con lei ci si parla, forse? Mi pare, scusi se glielo dico, che non capisca niente.

— Ah, già, io non ho capito mai niente!

Egli sbuffò e si mise a camminare su e giù per la stanza, deciso a offenderla di più; ma ella, fatto il nodo al suo tovagliolo, escì.

La cugina, voltandogli sempre le spalle, lavava i piatti; e, intanto, stava ad ascoltare.

Che poteva ricavare dai discorsi di una donna a quel modo?