Il prodigo/L'autore a chi legge

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L'autore a chi legge

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Lettera di dedica Personaggi

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L'AUTORE

A CHI LEGGE.

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DELLA Commedia presente, poco più, poco meno, posso dir quel che ho detto della precedente. Fu ella fatta quasi nel tempo istesso, cioè un anno dopo, e, come quella, parte scritta e parte non scritta. Vero è per altro che ora, nello scriverla interamente e nell'esaminarla per l’oggetto di darla al torchio, da molte coserelle un po’ troppo libere ho dovuto purgarla. Conosco anche da me medesimo quant’era scorretto il nostro Teatro, passando allora per bizzarrie del poeta, o del comico recitante, cose che nei presenti giorni offenderebbono le orecchie, rese assai delicate sul punto dell’onestà. Benedetti sieno i salutevoli provvedimenti de’ Magistrati supremi, che hanno comandata delle Commedie la purgazione, e diasi lode all’accuratezza di quelli che alla revisione son destinati. Pur troppo si trovano tra gli spettatori dei discoli, che amarebbono tuttavia sentir sul Teatro la scurrilità, l’immodestia, e chiamerebbono stucchevoli, insipide le commedie oneste, se avessero i poeti la libertà di solleticare il basso genio di questi tali; onde le venerabili prescrizioni di chi comanda mettono i poeti al coperto contro le sciocche brame degli scorretti, cari ci rendono alle persone bennate, e quietano perfettamente la nostra coscienza, in un mestiere che fu per lungo tempo pericoloso. Fin tanto che alle Commedie andavano le persone per ridere all’impazzata, senza badare all’intreccio, ai caratteri, alla sentenza, poco mala impressione poteano fare negli animi le scioccherie, talvolta ancora immodeste, che si lasciavano i Commedianti cader di bocca; ma in oggi che la Commedia è divenuta qualche cosa di più serioso, e che molti vanno per ascoltar veramente, conviene ben pensare le massime, i concetti, le barzellette. Queste leggi le ho avute in mente fin da principio, ma a poco a poco le posi in pratica, a misura che il buon gusto del pubblico si andava perfezionando. Questa Commedia, come io dicea, fatta nei giorni del [p. 246 modifica]mal costume, avea bisogno più d’ogni altra di correzione. La donna, che si conduce in villa a ritrovare il Prodigo, era donna di mal costume, e i due, che l’accompagnavano, due personaggi di cattivo esempio. Momolo avea delle mire inoneste, dicea delle cose lubriche, in somma ho ritrovato questa mia (in un tal genere) una commedia cattiva. Quanto son contento di averla ridotta com’è, altrettanto mi pento di averla fatta com’era, e già che ho la consolazione in presente di veder le opere mie dalle oneste e religiose persone approvate, così desidero che tutto il mondo si scordi delle primiere mie leggierezze, e ne domando sinceramente il perdono. Così, se per l’avvenire sfuggisse dagli occhi miei, o da quelli degli accuratissimi revisori, qualche cosa meno innocente, protesto che ciò non sarà fatto mai con malizia; ma se poi la malizia appunto degli uomini vorrà convertire in veleno le cose più indifferenti, la colpa sarà di loro soltanto, poiché da ogni parola, da ogni atto si può formare un senso stravolto, con una falsa interpretazione. Cambiato ho il titolo parimenti alla presente Commedia. L’intitolai, allora ch’io la composi da prima: Momolo sulla Brenta. Questo è un titolo che non significa niente, ne dà il carattere del Protagonista. Il Prodigo è il suo vero titolo, tale essendo il personaggio di Momolo, che per occasione della villeggiatura ritrovasi sulla Brenta. Pochi saranno gli stranieri, anche da noi lontani, che non sappiano essere la nostra Brenta un delizioso fiume, che guida dalle lagune alla città di Padova, lungo le di cui rive sono sì frequenti i palazzi, i giardini e le piacevoli villeggiature, che nulla può desiderarsi in tal genere di più magnifico e di più dilettevole. Là corrono tutti in certi tempi al divertimento della campagna. Molti fanno più di quello che possono, e partono rovinati; il che non solamente accade sulla Brenta nostra, ma in più lontani paesi ancora, e in più remote villeggiature.