Il rimedio infallibile/12

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A certi homini ritrosi, & non meno incontentabili, che intollerabili, i quali vorrano anco una cosa più spedita, & di manco spesa, che non è la sudetta inceratura

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A certi homini ritrosi, & non meno incontentabili, che intollerabili, i quali vorrano anco una cosa più spedita, & di manco spesa, che non è la sudetta inceratura
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A certi homini ritrosi, & non meno incon-
tentabili, che intollerabili, i quali vor-
riano anco una cosa più spedita,
& di manco spesa, che non è
la sudetta inceratura.


D

I voi altri (à dirla come la stà) non si devria havere pur una consideratione; perche veramente non siete boni à niente, se non, ò a dire spropositi, ò forse à trovare (& sempre senza causa) il pelo ne l’ovo. Tuttavia, per contentare anco da [p. 29 modifica]vantaggio la vostra inquietitudine; vi dico. Che basterà che dal di fuori impegoliate di cera & pegola, ò vero di cera, & resina la Vettina, come s’è detto: & massimè il fondo; si come appresso si dirà à l’avvertimento secondo. Et dal di dentro abbeveriate la Vettina, ò d’olio dolce bollente, ò d’uno degli altri olei odorati detti di sopra, pur bollenti. Et buttatevi (se anco voleste allhora) il vino, & poi un altro poco d’olio freddo suso, rimettendovi appresso il coperchio & tappo al coccone. Et in somma chiudete il tutto (come si è detto) al più grossolano modo, che saprete, pur che non traspiri; Che pure vi si conserverà perpetuamente il Vino.
Overò, quando è il tempo de le Marasche, ò Marene (Che si dicano) ò visciolette de le piccoline agre, dopo havere impegolata la Vettina di fuori, fate un decotto di tre libre di dette Marene acciaccate con tutti gli ossi loro, in un boccale & mezzo di vino: Et bollentissimo buttatelo dentro la Vettina, imbriacandola per tutto di detto decotto ben bene. Turatela cosi calda col coperchio, & tappo, & un panno sopra, lasciandola mentre si freddi. Buttatevi poi il vino, et l’olio suso, & turisi con diligenza, (come di sopra si è detto;) che per parecchi anni etiam ogn’altro vino, che vi si butterà, saprà di quell’odor soave d’amarene, senza potersi mai guastare.
In Puglia si potrà fare questo medesimo rimedio con le Nere (che sono ciriegie salvatiche) ò con le frondi di esse bollite in vino, ò in acqua con dentro una buona manciata di sale. Che daranno odore soavissimo al Vase. Et in Puglia sarà delicia grossolana pugliese, & nondimeno cosa nobilissima.
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Più Pugliese Massarissimo. Quando è il tempo de la Vendemmia ti trovi la Vettina nova non incerata, nè vetriata; portala à la Vasca, ò se non intendi Vasca, vuol dir Tina dove tu pesti l’uva. Et fà che vi si metta del mosto, & se ne cavi; essercitandola in questo per tre, ò quattro dì. Et se più la farai stare in questo essercitio, meglio sarà. Poi impegolata di fuori, mettila dove devrà stare. Empila d’altro mosto, ò di ritornato. Et quando te l’harai bevuta, torna à riempirla: Che sempre ti darà vino meraviglioso. Et si presuppone che sempre che non vi sia vino, che bolla, ma sia finito di bollire, vi babbi à buttare un poco di olio. Et poi passato S.Martino, chiuderla bene, come si è detto, et si dirà meglio al Capo degli Avvertimenti.
Meglio. Fatti nel tempo de la Vendemmia una buona quantità di vin cotto, ò sapa che gli dichino. Serbalo. Quando poi frà l’anno compri la Vettina nova non incerata, nè colorata; Impegolala prima di fuori del modo, che già s’è detto. Poi piglia la misura d’un grosso boccale di vino: Buttacene mezzo di detto vin cotto: Buttaci di garofani, cinamomo, & noce moscata pesti tre oncie in tutto: Metti il tutto a bollire per una grossa hora, & mezza: Et di questa materia cosi bollente imbriacane la Vettina per tutto ben bene. Mettici poi il coperchio, & tappo cosi superficialmente (cioè senza calcarlo, & chiuderlo con tutta la diligenza) con un panno tantum, che copra il tutto. Com’è freddato, verbi gratia di là à due hore, cavane quel tanto di decotto, che vi sarà: Serbalo per un’altra volta. Buttavi poi il vino, l’olio suso, & tura come si è [p. 31 modifica]detto. Che terrà vin bono perpetuamente tanto, che non sò se ti ricorderai haverlo mai bevuto cosi bono. Li quali modi tutti sono pure secondo quell’essempio sopr’allegato d’Horatio da Venosa.
Quo semel est imbuta recens, &c.
Et perche principalmente parlo non con i miei Pugliesi, ma con i Ritrosi di tutto il mondo; la natura de’ quali per l’impudenza loro, & per non durare una fatica, è di mandare à male quanto è in terra; onde bisogna tener cura di loro, come de bambocci; Però dico à voi tali, che se una di queste Vettine per malgoverno vostro di non tenerle ben lavate, & turate quando restan vacue, pigliasse qualche cattivo odore, ne lo potrete subito cavare col farci quanto si mette nel Nono Avvertimento. Vedete però al Capo degli Avvertimenti.
Hor volete voi più altro? Et poiche havete havuto quello che volevate, siate muti, & onninamente come se non havesse lingua, nè voce per il meno tanto, che non diate noia, nè basca à quelle persone, che vogliono intender bene il resto che segue. Che à voi importeria anco qualche poco d’udirlo, se haveste più patienza & manco freddura in quello, che vi devria premere.