Il teatro comico/Lettera di dedica

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Lettera di dedica

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Il teatro comico L’autore a chi legge
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ALLA NOBILISSIMA DAMA

LA SIG. MARCHESA

D. MARGHERITA LITTA

NE’ MARCHESI CALDERARI

Regi Feudatarj di Turano e Belvignate,

Contado di Lodi e di Paderno, Pieve

di Desio, Ducato di Milano.


NIUNO meglio dì Voi, NOBILISS. DAMA, può dar giudizio delle buone o delle cattive Commedie, poichè non solo talento grande e peregrino avete per discemere l’ottimo in tutte le cose, ma della Commedia precisamente vi compiacete moltissimo, onde aggiunto al vostro sapere il parziale diletto, siete e delle bellezze e de’ difetti di essa una perfetta conoscitrice.

Quando nell’anno scorso giunse in Milano la Compagnia de’ Comici a rappresentare le Commedie mie di carattere, tremai del giudizio rispettabile de’ Milanesi, ma più di tutti tremai del vostro, poichè sendomi nota la vostra delicatezza e l’ottimo gusto vostro, parevami veder dipendere dall’approvazione vostra quella del maggior numero.

Egli è verissimo, che seguitando Voi l’adorabile esempio della vostra gran Genitrice, siete due magnanime Protettrici di tutti quelli che, scrivendo o operando, contribuiscono in varie guise al bel piacer del Teatro, e ciò lusingar mi doveva che anch’io, Autor di Commedie, goduto avrei del vostro benignissimo patrocinio; ma lasciate, NOBILISS. DAMA, ch’io vi confessi l’audace volo de’ miei pensieri.

L’esser da Voi protetto è onor grande, grandissimo, invidiabile e sospirato, ma io ebbi il coraggio di desiderare ancora di [p. 12 modifica]più. E può bramarsi di più, oltre la vostra protezione? Sì, evvi l’approvazione vostra, la quale, siccome dal vostro sapere deve sinceramente dipendere, ottenuta che s’abbia, basta sola a rendere famoso e chiaro qualunque fortunato Scrittore.

Ho io pertanto questa vostra approvazion conseguita? Voi benignamente mi lusingaste che sì. Soffriste tutte le sere le mie Commedie al Teatro, e nelle repliche di esse con sempre eguale bontà osservaste non solo Voi, ma eccitaste ad osservar anche gli altri l’attenzione e il silenzio. E in casa mi concedeste di potervi leggere alcuna di esse Opere mie, e questa precisamente, che ora ardisco di presentarvi, il Teatro Comico intitolata, prima di esporla sulle scene (dubitando io con ragione dell’esito, per essere prefazione di Commedie, più che Commedia), la sottoposi al savissimo giudizio vostro e Voi vi compiaceste di approvarla, animandomi a darla al pubblico e presagendomi quel fortunato incontro, ch’essa in fatti ebbe in Milano.

Ad onta di tutto questo, lo cognizion di me medesimo non cessa di farmi credere che nel vostro compatimento abbiavi la maggior parte la vostra bontà, la quale non sa rendere chicchessia sconsolato, ma in ogni guisa, o sia che delle povere fatiche mie piacer prendiate, o che la vostra benignità nasconda a Voi medesima i miei difetti, sarà sempre per me gloriosa e vera felicità l’essere da Voi in pari modo compatito e protetto.

Se io consacro a Voi, NOBILISS. DAMA, il mio Teatro Comico, che vale a dire quella Commedia in cui ho procurato di dare un’idea del modo mio di pensare; e se Voi non solo vi degnate permettere che in fronte vi ponga il venerabile nome vostro, ma della vostra approvazione l’avete preventivamente creduta degna, vengonsi ad autenticare per vere ed infallibili tutte le massime e le direzioni da me proposte per far rivivere, come so e come posso, la Commedia in Italia.

Voi siete quella Dama, che per grandezza gareggia colle principali di Europa, tanto ricca di beni di fortuna, quanto di virtù e di sapere, onde e per tutto questo, e per la rara vostra esemplar saviezza, moderazione e prudenza, siete venerabile nella [p. 13 modifica]vostra gran Patria, e i giudizj vostri in Milano, e ovunque la fama arriva del vostro Nome, sono autorevoli, decisivi e certi.

Taccia dunque, e suo malgrado si morda il labbro, chi o per invidia, o per altro men disonesto fine, volesse le Commedie mie lacerare. Tutte son esse dal vostro Nome difese, poichè se questa Voi difendete, che in certo modo è delle altre regola e guida, non potete quelle che seguono abbandonare.

Per compiere la fortuna mia e quella delle povere mie Commedie, mancami solo che Voi nella vostra splendida e grandiosa villeggiatura, ove al numeroso concorso degli Ospiti e de’ Vicini, fra gli altri magnifici trattenimenti dar solete quello della Commedia, alcuna delle mie rendiate degna di essere recitata da Voi e da’ valorosi vostri Compagni.

La vostra facondia, il vostro spirito, il vostro brio non contenterebbesi già di quello che rozzamente ho io scritto; ma di quante vezzose, brillanti cose non sentirebbonsi arricchite le Scene, e quanta maggior forza Voi non dareste ai pensieri, agli affetti; giacchè per detto comune di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di udirvi e di mirarvi sulle vostre nobili Scene, Voi siete la miglior Attrice, e la più pronta e la più dotta parlatrice d’Italia.

Voi anche di quest’onore mi lusingaste, e in vano mai non parlaste, onde son quasi certo di conseguirlo; siccome ora, mercè la vostra benignità e grazia, posso imprimere su questo ossequioso foglio, ch’io sono col più profondo rispetto

Di Voi, Nobilissima Dama


Torino, 24 Aprile 17511.


Umiliss. Divotiss. e Obbligatiss. Serv.

Carlo Goldoni.



Note

  1. Questa data si legge soltanto nell’ed. Bettinelli di Venezia (t. II, 1751), dove fu stampata la prima volta la presente lettera di dedica.
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