Il vespaio stuzzicato/Al lettore

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Illustrissimo, et eccellentissimo signore Sonetto del signor conte Diego Gera
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AL


L E T T O R E.


Perche mi son raccordato del precetto d’Ovidio: Quà vocans fluctus, hàc tibi remus eat, hò voluto scrivere nella mia lingua naturale, e materna, per diporto, e per genio. E, se tù volessi credere, che ciò havessi fatto per agevolarmi lo scrivere, non te la voglio far buona. Prima, perche la materia non può esser più malagevole; dovendosi pungere, che non dolga; anzi pur che diletti: e poi l’introdurre in questa lingua con famigliarità, e naturalezza di stile l’erudizioni, non può riuscir così facile, come forse te la vai imaginando: anzi (à mio credere) non v’è cosa più ardua del disporre le frasi, che mendicate non [p. xii modifica]paiano: ne sò veder così pronti quegli artifizij, che si studiano di parer negligenze. Mi son compiacciuto di capitar finalmente alle stampe, così consigliato pur’anco da chi può darmi consiglio. Ma vorrai dirmi tù forse, che non deve alcuno del consiglio molto affidarsi; mentre hà la Fortuna anch’essa la sua ragione. Anch’io lo sò: ma che far si potrebbe? E viltà, se tù volgi alla Fortuna le spalle. E poi questo è un vizio commune.


Tenet insanabile multos
Scribendi cacoethes.
Portalo in pace. E forsi ti farai beffe di me, e vorrai giudicar queste mie Satire degne non già di riprendere, ma d’esser riprese. Sia ciò, che à te piace. Anch’io lo confesso. Con troppo angusto recinto l’indiviosa Natura mi hà chiuso l’ingegno. Se non havrò fortuna di piacerti, ne havrò pazienza. Habbiela tù pur’anco, se, macchiato essendo ogn’Huomo di qualche pece, parratti per avventura di conoscerti in alcuna di queste Satire, e ch’io ti tagli (come si suol dire) le legna addosso. Non sò, che farti. Passa più oltre, se in esse alcuna cosa mover ti potesse la bile. Ma non puoi haverlo, a male; perche non ti nomino. Guarda pure di non scoprirti da te medesimo coll’arrossirti: atteso che [p. xiii modifica]
Multa sed solet trepidus detegere vultus,

E leggi frattanto, e, se puoi, compatisci. Avvertendo di non far capitale di quelle voci, che poeticamente usate, non possono cancellarmi il carattere di Christiano Cattolico; mentre mia ferma intenzione è di sempre vivere nel grembo di Santa Chiesa Romana. Vivi felice.




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