<dc:title> Invittissimo Sire, al cui valore </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Michele Brugueres</dc:creator><dc:date></dc:date><dc:subject>Sonetti</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zappi, Maratti - Rime I.pdf</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Invittissimo_Sire,_al_cui_valore&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20250415215241</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Invittissimo_Sire,_al_cui_valore&oldid=-20250415215241
Invittissimo Sire, al cui valore Michele BrugueresZappi, Maratti - Rime I.pdf
Invittissimo Sire, al cui valore
Le superbe cervici il Mondo inchina,
Alla cui maestà pronta destina
La Fama istupidita eterne l’ore; 5Or che dal suo covile uscito è fuore
Il tracio mostro ad apportar ruina,
A empier l’Istro di sangue e di rapina
E di strage e di lutto e di terrore;
Sire, la clava tua, che i mostri atterra, 10Non l’uccide, e nol fuga? e quai litigi
Fan, che non voli a trionfarlo in guerra?
Soffrirai spettatore entro Parigi,
Che le future età dicano: in terra
V’erano i mostri, e pur vivea Luigi?
Note
↑Si allude all’impresa di Luigi XIV, ch’è una Mazza.