L'Economico/Capitolo XVI

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Capitolo XVI

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Senofonte - L'Economico (IV secolo a.C.)
Traduzione di Girolamo Fiorenzi (1825)
Capitolo XVI
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CAPITOLO XVI.


In primo luogo adunque, disse, o Socrate, questo voglio dimostrarti, non essere già difficile quello, che dicono aver in se infinite varietà, coloro i quali con le parole vanno sottilissimamente insegnando l’arte dell’agricoltura; ma che in fatti non l’hanno mai esercitata: poichè a ben coltivare, dicono essi, che innanzi a tutto fa d’uopo di aver ben conosciuto quale sia la qualità del terreno. E mi pare, io soggiunsi, che abbiano ragione a dir questo, perchè chi non sa qual cosa un terreno sia atto a produrre, non saprà nè anche, mi penso, qual cosa abbia a piantarvi, o seminarvi. Ma non è egli facile ad ognuno, replicò Iscomaco, anche nell’altrui terreno il conoscere quello, che possa, o non possa produrre, guardandone i frutti, e gli arbori che vi allignano? E dappoichè questo avrà conosciuto non [p. 83 modifica]gli torna già il conto di contrastare a quello che Dio ha ordinato, perocchè niuno meglio se la passerà seminando, o piantando piuttosto le cose, di cui abbisogna, che quelle, le quali la terra medesima si compiace di allevare, o di nutricare. Ma se per la negligenza di chi la possiede, non possa alcuna volta la terra dimostrarti la sua naturale potenza, spesse volte più ti dirà il vero il luogo vicino, che la persona vicina: sebbene la terra anche standosi incolta, ne dà indizio della propria virtù, poichè se belle fa le salvatiche piante, ti darà a divedere, che coltivata potrà ogni gentile pianta educare altresì: )⁂( che se poi alcuno non potesse per verum modo conoscere quello, che un terreno sia atto a produrre, nè alcun frutto, o albero di quello possa vederne, e nemmeno abbia da risapere con verità quale ne sia la natura, non è egli troppo più agevole ad ogni persona il prendere sicura esperienza di un terreno, che di un cavallo, o di un uomo? poichè niuna cosa ti mostra essa per farti inganno, ma schiettamente di quello che può, o non può ne dà certo e manifesto indizio. )⁂( In sì fatte guise pertanto anche coloro, che nessuna esperienza hanno dell’agricoltura, potranno agevolmente conoscere la natura di qualsivoglia terra. Di questo diss’ io, o Iscomaco, parmi di essere oramai ben rassicurato; come per timore di non saper conoscere quale sia [p. 84 modifica]la qualità della terra, non si abbia alcuno a rimanere dal por mano alla coltura di quella: e appunto ora mi sono risovvenuto di ciò, che avviene dei pescatori, i quali del continuo occupati nel mare, se trascorrono alcuna volta per le campagne, senza fermarsi a considerarle, e senza nemmeno camminarvi a loro agio, pure tosto che abbiano veduto i frutti, che vi sono, non esitano punto a dimostrarti quale terra sia buona, e quale cattiva, e quella lodano, e questa vituperano, e le cose medesime, che dai più esperti nell’agricoltura si dicono di una buona terra, veggo che per la maggior parte lo sanno dire pur essi. D‘onde vuoi tu adunque, disse, o Socrate, che io mi abbia a incominciare a farti risovvenire dell’agricoltura? perocchè so bene, che di essa ti dirò assai cose che già da te stesso le sai. Parmi, dissi, o Iscomaco, che primieramente piacerebbemi di apprendere, poichè questo sopra tutto si è proprio di un uomo filosofo, come, coltivando la terra raccoglierei, se il volessi, una gran quantità di orzo o di grano. Forse non sai tu che innanzi di spargere la semenza in un campo si dee appparecchiarvelo coi lavori? Cotesto, risposi, già mel sapeva. Dovremo poi, disse, incominciare a lavorare nel verno? Allora, diss‘io, la terra sarebbe fangosa. Ti par egli che debba farsi nella state? Troppo dura, risposi, sarebbe allora la terra per voltarla co’ buoi. [p. 85 modifica]Stimi per avventura che si dovrà dar principio a rompere la terra nella primavera? Egli si è ben naturale, dissi, che la terra rivolta in quella stagione assai agevolmente si assottigli. Ed è anche manifesto, o Socrate, che l’erba che vi si trova, rivolta allora al di sotto, abbia a tener luogo di concime a quella terra. Non sarà questo però il tempo da dovervi spargere i semi per farveli germogliare, poichè penso che sia facile a conoscersi, come, acciocchè la terra sia acconcia a ricevere la semenza, si richiede che sia netta dalle malvagie erbe, ed incotta dal sole. Anche a me pare, dissi, che prima di spargere in un campo la semenza faccia d’uopo di aver provveduto a queste cose. E pensi, ei mi diceva, che ciò possa farsi in altra maniera, che col rivoltare spesso la terra nella state? So benissimo, risposi, che non si potrebbe più agevolmente condurre la mal’ erba alla superficie di un campo per farla disseccare dagli ardori estivi, e che meglio non si potrebbe far cuocere la terra dal sole in niun altro modo che se alcuno nel mezzo della state, e nel meriggio andasse rivolgendola co‘buoi. Ma se poi, disse, gli uomini divelghino da se stessi la terra egli è ben manifesto, che dovranno essi separarne l’erbe malvagie. Si, dissi, e quelle spargere nella superficie del campo, e la terra volgerla sotto sopra perchè venga penetrata dal sole.