L'apologia di Socrate/Capitolo XXX

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Capitolo trentesimo

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Platone - L'apologia di Socrate (IV secolo a.C.)
Traduzione dal greco di Francesco Acri (XIX secolo)
Capitolo trentesimo
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E ora a voi, che m’avete votato contro, voglio vaticinare quel che vi succederà dopo, perché sono già nell’ora che piú gli uomini vaticinano, essendo presso alla morte. Dico, a voi che mi avete ucciso, che tosto caderà sopra voi vendetta, piú aspra molto, per Giove, che non quella che presa avete di me, uccidendomi. Ché voi avete fatto questo, immaginando liberarvi dal dover rendere ragione di vostra vita; ma vi succederà tutto il contrario, vi dico, perché accusatori contro voi se ne leveranno piú molti, i quali ratteneva io, non accorgendovene voi; e piú saranno aspri, e v’inriteranno piú, quanto piú sono giovani. Ché se pensate, uccidendo uomini, rattenere alcuno dal rampognare a voi la non diritta vita, pensate stoltamente: imperocché non è cotesta liberazione né possibile per niuno modo, né bella; ma quella è bellissima e molto agevole, che è, non in fare impedimento agli altri, ma sí in procurare di render quanto si può buoni sé medesimi. Dopo questo vaticinio fatto a voi che m’avete votato contro, mi accommiato da voi.